Iron Man 2

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Iron Man 2 – Stati Uniti 2010 – di Jon Favreau

Azione/Avventura/Fantascienza – 124′

Scritto da Dmitrij Palagi (fonte immagine: imdb.com)

Segue il successo mondiale (quasi 600 milioni incassati nel mondo) del 2008: ancora una volta Robert Downey Jr. veste i panni del playboy miliardario e supereroe. I nemici si moltiplicano, sia sul fronte politico ed economico (con il Governo USA e la concorrenza del mercato delle armi), sia su quello dei nemici giurati, con un Ivan Vanko accecato dalla volontà di vendicare suo padre, un ex collaboratore del padre di Tony Stark, in possesso dei progetti che hanno permesso la nascita di Iron Man…

Il senso del film lo rendeva il buffo vicino di sala che ogni due minuti scoppiava rumorosamente a ridere, ripetendo, divertito, quasi tutte le battute della pellicola.

Un prodotto pacchiano, funzionale a chi vuole svagarsi per due ore, senza la minima pretesa, se non quella di ricollegarsi alla storia dei Vendicatori, ben nota solo ai pochi che ancora leggono Marvel, resistendo alla moda dei manga giapponesi. Si sta delineando quel crossover che ha fatto innamorare centinaia di ragazzi nel corso degli anni, con una storia sviluppata in diverse testate (in questo caso in diversi film), ricollegabili ad un unico intreccio narrativo. La storia riprende a sei mesi da dove ci aveva lasciato il primo Iron Man, sei mesi prima degli eventi de L’incredibile Hulk (quello del 2008 a firma Louis Letterier). Come da tradizione, a chi ha la pazienza di resistere lungo tutti i titoli di coda, la pellicola si conclude richiamando ad una prossima proiezione: stavolta il lancio è per l’imminente Thor.

Insomma, l’universo Marvel è definitivamente approdato sul grande schermo in veste contemporanea, confermando Iron Man come una delle migliori trasposizioni, se non la migliore, capace di staccarsi con autoironia dai poco riusciti Fantastici 4 e dai seriosi Uomo Ragno e X-Men. Sarà che un’apertura dove Mickey Rourke campeggia da assoluto protagonista, seguito da un pezzo degli AC/DC e fuochi d’artificio, è particolarità più che apprezzabile. Si riesce ad uscire dalla sala soddisfatti della bischerata appena vista. Un giocattolo che punta allo spettacolo senza eccedere negli effetti speciali, costruendo una trama semplice e votata all’ironia, con attori di grande interesse (e non si parla solo del corpo di Scarlett Johansson, capace di far sbavare giovani adolescenti come deve essere quando si pensa alla Vedova Nera).

Non si tratta né di un capolavoro né di un omaggio fumettistico: un film da grandi numeri che svolge il suo sporco lavoro in modo pienamente dignitoso. Esplosioni, coinvolgimento e divertimento. Il folle che ride per due ore, parafrasando il copione e chiamando in causa Guerre Stellari (c’è di mezzo la Light & Magic) ci stava quasi bene (magari con tono di voce più basso).

Una dimostrazione che al 3D non è sempre necessario ricorrere. E lasciamo le disquisizioni politiche a chi ha voglia di farle. Iron Man è l’eroe repubblicano per eccellenza? La risposta dipende da quali coordinate si decide di utilizzare, se l’immenso archivio fumettistico o le sole trasposizioni cinematografiche. Resta il brivido della privatizzazione della pace e il delinearsi dell’ambivalente Nick Fury. Aspettarsi analisi sociali o critiche di sistema dalla Marvel è una forzatura da cui sarebbe sempre bene astenersi. Pura cultura occidentale, puro cinema statunitense.

 Vincent Kartheiser lascia il set di Mad Men e Mickey Rourke regala un personaggio amorevole, con una confusa serie di tatuaggi (che comprende un’immancabile falce e martello).

Meno superficiale di quanto vorrebbe sembrare, ha voglia di basarsi su qualche contenuto (a livello narrativo, non metafisico), senza limitarsi ai fuochi d’artificio.

Ci sarebbero diversi particolari su cui perdersi, dalla produzione del solito Avi Arad a Stan Lee nei panni di Larry King, dallo scudo di Capitan America alla sostituzione di alcuni attori rispetto alla prima pellicola, dalla Edwards Air Force Base alle varie versioni della armature tecnologiche….

Son questioni da appassionati, quello che conta è quel signore che ride e commenta a voce alta, che per 124 minuti si lascia trasportare in una dimensione completamente aliena, seppur antropomorfa.

Voto: 6

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