Sorry we missed you

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Sorry we missed you – Regno Unito/Francia/Belgio 2019 – di Ken Loach

Drammatico – 101′

Scritto da Arianna Giuliani (fonte immagine: imdb.com)

Sorry we missed you è il nuovo film di Ken Loach ed uscirà nelle sale dal 2 gennaio prossimo. 

Ken Loach è famoso per i suoi film con temi dedicati al sociale, infatti oltre ad essere un regista, Loach è anche un’attivista e politico britannico. Il regista abbraccia la sinistra ed è un socialista democratico ed umanista, molti sono stati i suoi riconoscimenti cinematografici nel corso della sua carriera: due Palme d’oro vinte a Cannes nel 2006 con i film “Il vento che accarezza l’erba” e nel 2016 con “Io, Daniel Blake”, il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1994. 

Sorry we missed you è un film che può definirsi oltrechè politico e sociale, anche neorealista: il cast (Kris Hitchen, Debbie Honeywood, Rhys Stone, Katie Proctor e Ross Brewster) infatti è composto da attori non professionisti, la recitazione in alcuni momenti è improvvisata proprio per rendere tutta l’atmosfera estremamente realistica. Tutto nel film, a partire dall’ambientazione fino ad arrivare alla sceneggiatura, alle pose, ai comportamenti e alla recitazione degli attori è molto realistico e viene dal mondo quotidiano della vita di tutti i giorni. Protagonista del film è la famiglia di Ricky, sposato con Abby, e padre di due figli, un maschio e una femmina, che si stanno per affacciare all’adolescenza. Questa famiglia oltre ad avere i problemi che hanno tutte le altre famiglie con due figli adolescenti, ne affrontano anche altri di tipo diverso: i problemi economici sono i principali ostacoli della famiglia di Ricky che combatte i debiti in seguito al crack finanziario che ha colpito l’Inghilterra nel 2008. La pellicola è ambientata a Newcastle dove a prevalere è sempre un tempo nuvoloso, buio e piovoso che riflette un po’ le vicende dei nostri personaggi sullo schermo.

Altro tema principale oltre a quello economico è il filone dell’alienazione umana davanti al lavoro, la perdita della dignità umana e il tempo rubato di persone come Ricky e Abby che conducono una vita di sopravvivenza dietro ad un lavoro massacrante e sottopagato. Ricky ha l’opportunità di lavorare come corriere per una ditta in franchise che ricorda a tratti Amazon, si tratta sicuramente di un lavoro molto duro e faticoso, ma quello di sua moglie Abby certamente non è da meno. La donna infatti lavora come badante a domicilio e nel corso di una sola giornata conduce orari lunghissimi e visita anche sette-otto casi di persone anche gravemente malate. Abby non ha un vero contratto e viene pagata a visita, sono esclusi inoltre tutti i passaggi nei mezzi pubblici che le servono per andare da una casa all’altra. I due genitori facendo orari assurdi al lavoro, chiaramente si possono concentrare poco sulla vita familiare e sui loro due figli che stanno iniziando ad avere i primi problemi scolastici e personali, soprattutto il figlio maschio adolescente è in preda ad una vera e propria crisi adolescenziale. 

Nel corso del film, le ingiustizie sono molte e lo spettatore viene coinvolto sempre di più, ci si trova infatti all’interno di un climax emotivo ascendente: più vengono a formarsi problemi lavorativi, economici e familiari più lo spettatore è vicino emotivamente e personalmente alle vicende dei nostri due genitori protagonisti e ogni ingiustizia sul lavoro diventa un ostacolo facente parte di un sistema di sopraffazione e prepotenza da parte di quei capi che nel campo del lavoro rappresentano i tiranni di un mondo alienante e capitalista.

Le denunce che Loach fa attraverso questo film sono varie: in primis a quei partiti di destra che contribuiscono a creare una società che sfrutta la fascia bassa della società a proprio favore, a strutture come Amazon che prosciuga e dissangua la vita personale e lavorativa di persone che già sono in preda alla povertà e che rappresentano l’ultimo gradino della collettività nel contesto economico e finanziario. 

A livello di genere filmico, si è davanti a un film drammatico, crudo, triste ma che regala anche sprizzi di speranza e felicità in scene dolci che ritraggono attimi di vita familiare serena e lontana dai problemi anche se solo per alcuni brevi momenti. 

Per quanto riguarda la regia, si tratta di una regia realistica e a tratti cruda, si hanno spesso soggettive che ritraggono il pensiero di un personaggio in una determinata sequenza del film e molti campi e contro campi nelle scene di dialogo che sono molte. Alcune riprese sono fissate in angolazioni strane e che potrebbero urtare l’occhio dello spettatore, come quelle sopra le scale della casa dove all’inizio del film si vede la bambina che vede il mondo dall’alto.

Uno sguardo va dato sicuramente alla sceneggiatura, che è una parte fondamentale del film: i dialoghi, ricchi di un lessico peculiare e variegato rappresentano infatti un ingrediente unico senza il quale Sorry we missed you non sarebbe stato creato.

Ci sono due generazioni a confronto in questa pellicola: i figli e i genitori che discutono, si confrontano, litigano e poi si riappacificano tra loro. Rappresentano due linee temporali su cui si snoda poi tutta la trama principale, si può dire infatti che non esiste un protagonista unico in Sorry we missed you, ma che tutti e quattro i membri della famiglia sono protagonisti della vicenda.

Un film che apre gli occhi verso un mondo di poveri che può risultare pieno di problemi insormontabili e di ingiustizie sociali assurde è il primo passo verso una società migliore dove ogni cittadino ha il compito oltre di realizzare se stesso, anche di aiutarsi e di collaborare a vicenda. 

Un film erede di quei film neorealisti che a partire da Ladri di biciclette hanno fatto la storia della cinematografia italiana e internazionale.

Grazie a Ken Loach per aver posato ancora una volta il suo sguardo su temi sociali così importanti e fondamentali per poter creare un mondo migliore.

Voto: 8

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