Index Zero

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Index Zero – Regno Unito/Italia 2014 – di Lorenzo Sportiello

Fantascienza – 90′

Scritto da A. Graziosi (fonte immagine: imdb.com)

In un futuro prossimo, Kurt (Simon Merrells) e Eva (Ana Ularu) vivono oltre la grande muraglia degli Stati Uniti d’Europa, nelle terre abbandonate dopo la crisi economica globale. Lei è incinta e, per assicurare un futuro migliore al loro bambino, vogliono entrare in Europa illegalmente. Affrontano un lungo e disperato viaggio che parte dalle terre aride e finisce in uno strettissimo tunnel scavato illegalmente sotto la muraglia. Riescono a superare il confine, ma sono catturati dalla polizia dell’immigrazione che li confina in un centro di detenzione temporanea costringendoli a separarsi.

Qui scoprono che ad ogni persona è assegnato un indice di sostenibilità basato sul benessere e la produttività personale.

L’indice li divide in classi, decidendo chi può sopravvivere e chi dovrà morire. Secondo questo calcolo, Kurt è considerato ‘potenzialmente sostenibile’, detenuto in attesa di raggiungere l’INDICE ZERO che gli permetterà di diventare cittadino europeo. EVA, invece, è considerata ‘non sostenibile’, detenuta in attesa dell’espulsione oltre i confini. In Europa, infatti, la gravidanza naturale è illegale. La gestazione dei bambini avviene in uteri artificiali per non far perdere alle donne nove mesi di produttività. Kurt, nonostante tutto, decide di non piegarsi agli eventi. Deve liberarla e mantenere la promessa che le ha fatto.

Index Zero è il primo film di fantascienza italiano dopo innumerevoli anni di assoluto silenzio. In realtà però il film fa di tutto per cercare di non sembrare italiano, operando una mimesi totale verso i codici del genere sci-fi così come è andato di moda internazionalmente in questi anni. In particolare sembra ispirarsi ad un contesto analogo a quello de I figli degli uomini, focalizzandosi – e giustamente – sulla questione del controllo delle nascite e del terrore da sovrappopolazione. Il tentativo di fare qual- cosa di nuovo è apprezzabile, la fotografia e il look sono estremamente curati e coerenti: il film comincia molto bene, con il piede decisamente giusto, ma poi si trasforma e si focalizza in qualcos’altro di non altrettanto interessante, divenendo quasi un semplice escape movie, come tanti altri ne sono stati fatti e visti. Probabilmente ciò è avvenuto a causa delle difficoltà produttive che il film ha incontrato nel suo cammino (il film è stato abbandonato dal produttore), ma lo stesso non si può dire per altri aspetti del film che inevitabilmente lo rendono poco avvincente, a cominciare dalla scelta del casting, che – forse eccetto il protagonista Simon Merrells – non pare particolarmente felice. Forse il problema non è nemmeno il cast ma il fatto che i personaggi siano vagamente abbozzati e che l’empatia con essi è resa ancora più difficile dalla scelta di privarli quasi del tutto della comunicazione verbale, per farne un film di “emozioni”, ma le emozioni passano da sempre per l’uomo anche attraverso le parole, i gesti, la mimica. Ancora di più ciò vale per gli italiani e Salvatores con Nirvana, ma anche storicamente Petri con La decima vittima, hanno dimostrato che si può fare un film di fantascienza italiano che non si vergogna di esser tale e che sa trovare il giusto compromesso tra idee brillanti, corrispondenza ai codici del genere, umanità e linguaggio. Forse i tempi non erano ancora del tutto maturi per uno sci-fi italiano.

Voto: 5

 

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