La Quinta Stagione

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La Quinta Stagione – Belgio/Paesi Bassi/Francia – di Peter Brosens e Jessica Woodworth

Drammatico/Mistero – 93′

Scritto da Ivana Mette (fonte immagine: imdb.com)

In un villaggio delle Ardenne, le vite di due adolescenti, Alice e Thomas, si intrecciano a quelle di altri abitanti, in uno scenario desolato dove domina “lo zio inverno”, il quale non si decide a lasciare spazio alla primavera. A causa di una misteriosa calamità, le stagioni si trovano infatti sconvolte e la natura mostra i suoi aspetti più desolati, mentre gli animali continuano a portare avanti il letargo. Solo l’arrivo di un apicoltore sembra​ far ritrovare agli abitanti un po’ di speranza, ma sarà soltanto un rito pagano a dare la possibili di sventare la scomparsa della civil.

Giunti​ al capi​to​lo​ conclu​si​vo​ della trilo​gia​ sul rappor​to​ uomo​-natu​ra,​ Brosens e Woodworth propon​go​no​ un prodot​to​ estrema​men​te​ elegan​te​ e curato​. Le scene costruite​ con il forma​li​smo​ dei tableau​ vivant​ del XIX seco​lo,​ dove però l’ele​men​to​ umano ha una sua ragio​ne​ d’esse​re​ ed inte​ra​gi​sce​ col mondo circo​stan​te​. A tal fine si è opta​to​ per l’uti​liz​zo​ per lo più di camera statica. Nessun​ movi​men​to​ di macchi​na​ frene​tico​ e caoti​co​. Ripre​se​ per lo più ad altez​za​ uomo , con campi lunghi e a figura intera, con pochi piani americani e inquadrature dal basso. I movi​men​ti​ di macchi​na​ mostra​no​ una quasi tota​le​ assenza di dolly, con sposta​men​ti​ linea​ri​ e piani sequen​za​ mai ecces​si​va​mente​ lunghi​.

Il simbolismo messo in scena fa traspa​ri​re​ l’inten​zio​ne​ dei regi​sti​ di mette​re in eviden​za​ il diffi​ci​le​ rappor​to​ con la natu​ra​. Rappor​to​ dato non soltan​to da un’immer​sio​ne​ fisi​ca​ dei perso​nag​gi​ nel paesag​gio​ rura​le​ che, per quanto​ arido e spoglio,​ rappre​sen​ta​ quella​ che è la loro inte​rio​ri​tà​ e i loro senti​men​ti,​ andan​do​ quasi a fonder​si​ con essi con movimen​ti​ quasi stati​ci;​ ma anche nelle conver​sa​zio​ni​ con un gallo (che si veri​fi​ca​no​ all’ini​zio​ e verso la fine del film) unico anima​le​ che pare esser​si​ adatta​to​ all’al​te​ra​zio​ne delle stagio​ni,​ seppur​ con impor​tan​ti​ riper​cus​sio​ni:​ egli infat​ti​ non canta più. Tale perdi​ta​ è anche una perdi​ta​ dell’uo​mo​ stesso​ circa la cogni​zione​ del tempo e dello spazio,​ ritro​van​do​si​ a fluttua​re​ in un limbo dal quale non riesce​ ad uscire​. L’uomo​ attra​ver​so​ quei dialoghi animaleschi livella​ il suo esse​re​ a quello​ del gallo.

Risal​ta​ subi​to​ allo sguardo,​ sin dalla prima inqua​dra​tu​ra,​ l’uti​liz​zo​ sapien​te​ dell’il​lu​mi​nazio​ne​ che arri​va​ a rappre​sen​ta​re​ l’envi​ron​ment​ filmi​co​ e la sua atmo​sfe​ra​. Da essa spicca​no​ colo​ri​ che talvol​ta​ si fondo​no​ col paesag​gio,​ permet​ten​do​ al perso​nag​gio​ che li porta una fusio​ne​ con l’ambien​te​. Altri inve​ce​ spicca​no​ come a segna​re​ il distac​co​ tra natu​ra​ e uomo e la predo​minanza​ della prima sull’e​le​men​to​ umano, il quale conti​nua​ a muover​si​ in essa con inerzia,​ in una formu​la​ che vaga​men​te​ ricor​da​ quella​ dei perso​-​naggi​ di Gus Van Sant. 

La costruzione scenica fortemente pittorica, che può sembra​re​ rievo​ca​re​ Il viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich, ha in sè insi​ta​ una forte ango​scia​ ed un mood contem​pla​ti​vo​. E all’in​ter​no​ di essa si dipa​na​no​ i perso​nag​gi​ avvol​ti​ da un alone sugge​sti​vo​ da disaster movie post apocalittico, seppur​ carat​te​riz​za​to​ da un’alta​ soavi​tà​ e ricer​ca​tez​za​. La compo​si​zio​ne​ risul​ta​ esse​re​ estrema​men​te​ armo​ni​ca,​ elevan​do​ le alti​so​-​ nanti​ rappre​sen​ta​zio​ni​ e costru​zio​ni​ foto​gra​fi​che​ al di sopra di una trama che nel suo comples​so​ risul​ta​ esse​re​ ecces​si​va​men​te​ piatta​ e bana​le​.

A fare di questa​ opera una degna rappre​sen​tan​te​ del cinema d’autore nordico, che certamen​te​ va ad arric​chi​re,​ è sicu​ra​men​te​ altro. E tali elemen​ti​ di ricchez​za​ vanno ricerca​ti​ nell’in​ten​to​ regi​sti​co​ di mette​re​ in scena la ribellio​ne​ della natu​ra​ verso i soprusi​ dell’uo​mo,​ il quale si ritro​va​ dunque​ costret​to​ ad abban​do​na​re​ un ecosi​ste​ma​ che gli è ostile,​ per muover​si​ alla ricer​ca​ di altri mondi abita​bi​li​. Seguen​do​ la falsa riga di prodot​ti​ più commercia​li​ di film di gene​re​ del filone fantasy, La Quinta Stagione arri​va​ ad intrec​cia​re​ realtà​ immer​si​ve​ apoca​lit​ti​che​ con l’eso​te​ri​smo​ dei riti paga​ni e delle super​sti​zio​ni,​ in un mix di magia e realtà​ nella quale la figu​ra​ umana risul​ta​ esse​re​ quasi un ospite​ inde​si​de​ra​to,​ che va a dimo​stra​re​ ancora​ una volta il suo bigot​ti​smo​ e la sua propen​sio​ne​ verso la distru​zio​ne​.

Emble​ma​ti​ca​ a tal fine è l’ese​cu​zio​ne​ dell’a​pi​col​to​re​.

In conclu​sio​ne,​ il film risul​ta​ esse​re​ la confer​ma​ della sapien​za​ e abili​tà​ dei due coniu​gi​ belgi che nel loro cinema sperimentale ridan​no​ valo​re​ e solen​nità​ all’ar​te,​ prenden​do​ in esame un tema che risul​te​rà​ sempre​ esse​re​ contempo​ra​neo​. Lascia​no​ l’ani​mo​ dello spetta​to​re​ in preda ad un inten​so​ stato di ango​scia,​ conse​guen​te​ alla presa di coscien​za​ di una realtà​ inquie​ta​ e pronta​ ad implo​de​re​ su di essa senza lascia​re​ dietro​ di se alcu​na​ speran​za​.

Voto: 8

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