Figli

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Figli – Italia 2020 – di Giuseppe Bonito

Drammatico – 97′

Scritto da Arianna Giuliani (fonte immagine: imdb.com)

“Fare un figlio è da eroi, farne due è da super eroi” Così esordisce il film di Mattia Torre diretto da Giuseppe Bonito dal titolo Figli. Si comprende subito qual è la tematica principale su cui ruota attorno tutto il film: i figli all’interno della famiglia rappresentano un grande cambiamento di ritmi, di abitudine e di vita negli stessi genitori e in eventuali fratelli e sorelle all’interno della famiglia. Anche in questo film accade la stessa cosa perché con l’arrivo del secondo figlio la famiglia cambia molto e soprattutto la figlia unica risentirà tanto del cambiamento familiare in atto. L’atto che da vita all’azione è quindi la nascita del secondo genito, senza il quale tutto sarebbe rimasto piatto e poco approfondito. Nicola (Valerio Mastandrea) e Sara (Paola Cortellesi) sono una semplice coppia sposata che come tanti faticano ad arrivare a fine mese e si battono in un’Italia che vive un periodo storico sicuramente difficile e dove fare figli sembra spesso davvero una follia.  Il loro rapporto sentimentale però risente di tutte quelle preoccupazioni legate al mondo esterno e sociale che sembrano prendere sempre più piede nella loro famiglia.  Il pianto del bimbo neonato, le gelosie della primogenita e ai pensieri riguardanti la sfera pratica ed economica della vita di tutti i giorni diventano così i protagonisti di un mondo familiare che si sta pian piano sgretolando sempre di più sotto gli occhi di tutti. Sara è ormai una moglie e mamma che si sente ogni giorno di più incompresa e invisibile per suo marito che in effetti sembra non dedicarle più quell’attenzione di cui una donna appena uscita dalla seconda gravidanza avrebbe necessità e desiderio; Sara inoltre si sente sola e si trova in una profonda depressione post partum che la fa sentire perennemente in gabbia. La sua gabbia è la sua casa dove la aspettano solo faccende domestiche tutto il giorno insieme ai bisogni del bambino piccolo e di sua figlia più grande che però sembra intraprendere una via più indipendente del previsto. La depressione post partum è una malattia vera e propria a cui ancora oggi purtroppo si da poco peso ed è molto interessante che si dia spazio a un tema così delicato in questo contesto filmico. Uno dei fattori di maggior importanza è che in questo film si trattano tematiche profonde e di grande spessore attuale con leggerezza e ironia. In Figli infatti si ride e si ironizza molto sui problemi sociali attuali, la risata dello spettatore assomiglia più ad un ghigno beffardo in stile “Alberto Sordi” che ad una risata normale. Lo spettatore attraverso un effetto di straniamento si ritrova così a sorridere sotto i baffi di sé stesso e dei suoi problemi legati alla vita di tutti i giorni e nella sua mente passa un messaggio “Ma perchè ironizzi sulle tue problematiche e sulla tua vita”? La risposta è semplice ed evidente: questo film ha il pregio di prendere le cose con leggerezza come già detto in precedenza e a volte l’unica cosa di cui si sente la necessità è proprio allontanarsi dai problemi o almeno prenderli con ironia e semplicità. Parola chiave quindi è prendere le giuste distanze per non farsi sovraccaricare dalle ansie e dai mille problemi che la vita ogni giorno ci pone davanti. Mattia Torre in questo è stato davvero lungimirante ed è doveroso ringraziarlo per i meriti che ha conferito non solo a questo film, ma alla cinematografia italiana degli ultimi anni. Molto interessanti sono a livello registico alcuni fattori come: l’ambientazione familiare ed estremamente quotidiana della casa di Sara e Nicola che fa entrare subito lo spettatore in un’atmosfera semplice e diretta, molti primi piani e campi contro campi legati alle due figure principali protagoniste del film (Paola Cortellesi e Valerio Mastrandrea), la sceneggiatura scorre velocemente senza mai risultare scontata o noiosa e sorprende spesso con battute ironiche e divertenti e forse rappresenta il fattore di maggiore importanza legato al contesto tecnico del film. Di grande rilevanza sono inoltre le scene di litigio tra la nuova e la vecchia generazione dove Sara accusa la generazione di sua madre, quella legata ai sessantottini, di aver fatto le scelte politiche sbagliate e di aver mangiato tutto quello che avevano intorno, spendendo e sperperando ogni bene senza mai pensare nemmeno una volta alla generazione futura, cioè quella attuale. Iconica è la risposta della madre dove afferma che i “vecchi” rappresentano la maggioranza in Italia dato che appunto nessuno fa più figli e quindi a loro spetta ogni decisione finale.  Un film dall’aria familiare che però non è affatto stupido o senza senso, bensì si tratta di una pellicola –specchio del mondo di oggi che fa ridere e riflettere allo stesso modo. Dal 23 gennaio in tutte le sale.

Voto: 7 

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