First Cow

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First Cow – Stati Uniti 2019 – di Kelly Reichardt

Drammatico – 121′

Scritto da Enrico Cehovin (fonte immagine: imdb.com)

Spesso il cinema di Kelly Reichardt, si apre con un’inquadratura dedicata a un mezzo di trasporto che attaversa lo schermo. È il caso di Wendy & Lucy e Certain Women, dove il mezzo di locomozione è il treno; è il caso de Meek’s Cutoff, dove una lenta panoramica accompagna lateralmente la carovana che sta guadando un fiume. È anche il caso di First Cow, dove l’inquadratura fissa osserva una petroliera attraversare lo schermo da sinistra a destra seguendo il corso del fiume.

Come la carovana di Meek’s Cutoff riassumeva la traversata al centro del film e tutte le sue insidie, allo stesso modo la nave merci di First Cow e il suo lento e inesorabile galleggiare accompagnandosi alla corrente ne riassume le tematiche.

E sì, perché dopo un breve prologo ancora ancorato al presente incentrato su una ragazza con un berretto in testa e il suo cagnolino – Wendy & Lucy? – che trovano due scheletri sepolti, la narrazione fa un balzo nel passato e ci riporta indietro di circa due secoli. Seguiamo la storia di un cuoco, Cookie Figowitz, che fa amicizia con un immigrato cinese, King Lu. I due entrano presto in affari grazie alle doti culinarie del primo e allo spirito imprenditoriale del secondo, servendo delle frittelle che nessun altro è in grado di preparare nello scarno villaggio. Per preparare l’impasto però necessitano di un ingrediente di cui non dispongono. Sopperiscono però a tale mancanza mungendo ogni notte di nascosto la mucca di un commerciante locale inglese, la prima nonché l’unica mucca presente nel territorio. 

È interessante notare come al viaggio d’arrivo nel villaggio della mucca, traghettata su una zattera su un fiume, venga dedicata un’inquadratura identica ma speculare a quella dedicata alla petroliera dell’incipit.

L’intento è dunque relativamente chiaro abbastanza presto: quella della Reichardt è un’operazione che mira a sondare le origini e l’ancora attuale eterno ciclico destino del sistema capitalistico.

Cookie passa infatti da un’economia di sussistenza (la raccolta dei funghi), caccia (allo scoiattolo!) e pesca (di fortuna) a sviluppare una ricetta, un mercato e quindi una macchina economica in miniatura. I ben più classici cercatori d’oro e i loro derivati – impossibile non pensare alla recente pozione rivelatrice dei fratelli Sisters – vengono così sostituiti dai ben più originali inventori di una “ricetta segreta” (nessuno è in grado di riconoscere il latte per mancanza d’abitudine e confronto e loro non devono certo lasciarsi sfuggire l’ingrediente segreto per non destare sospetti sull’ignaro donatore che usa il latte, da vero inglese, solo per vezzo per correggere il tè.)

La Reichardt inscena infatti un lavoro che sovverte ancora una volta con stile minimale, dopo Meek’s Cutoff, il genere western di cui va sottolineato l’apporto fondamentale della scenografia – basti pensare al cambio totale d’ambiente in grado di generare il blu alle pareti della casa del possidente inglese, sufficiente a delineare l’abisso economico che separa lui da tutti gli altri compaesani. Lo fa smarcandosi abilmente dal cinema principalmente femminile che ha caratterizzato finora la sua filmografia e che con Certain Women ha raggiunto il suo apice; il tutto senza tradirsi, perché il ruolo femminile viene ereditato e imbrigliato perfettamente da Cookie che, oltre a cucinare, si dedica alle pulizie domestiche e ad abbellire la spoglia dimora di lui e King Lu con dei fiori.

Un western a suo modo revisionista, dunque, che non trascura il fatto che i due “imprenditori” per far partire la loro attività necessitano di un furto continuo, un bene che sottraggono dal capitale del possidente inglese, rappresentante del Vecchio Mondo nel Nuovo e del capitale pregresso.

Voto: 7

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