Berlin Alexanderplatz

MV5BMWY5ZDdkYjctNDMxZC00ODcxLTk5NTMtZjhkYmI2YmE1MTU2XkEyXkFqcGdeQXVyMzY0MTE3NzU@._V1_SY1000_CR0,0,706,1000_AL_

Berlin Alexanderplatz – Germania/Paesi Bassi/Francia/Canada 2020 – di Burhan Qurbani

Drammatico – 183′

Scritto da Enrico Cehovin (fonte immagine: imdb.com)

Francis B., non più Franz Bieberkopf. Il nome è solo uno dei tanti cambiamenti che differenziano il protagonista dall’originale in questo nuovo adattamento del romanzo Berlin Alexanderplatz di Alfred Döblin.

In questa moderna trasposizione Francis B. è sopravvissuto alla sua fuga dall’Africa, è sfuggito al mare che voleva a tutti i costi inghiottirlo. Si trova a Berlino, intenzionato a cominciare una nuova vita. Ma, esattamente come l’uscita dal carcere per Franz Bieberkopf, l’arrivo in Europa coincide in realtà con l’inizio della pena.

Il paragone immigrato/ex-carcerato però porta con se un problema di fondo che mina alla base la caratterizzazione del personaggio: dove Franz Bieberkopf usciva dal carcere redento, avendo finito di scontare la pena di un crimine che aveva effettivamente commesso e da cui si era pentito e riabilitato, Francis B. esce dal mare senza colpe apparenti.

Le colpe pregresse assenti non consentono un confronto della vita nel male di Francis prima e dopo la fuga dall’inferno (il carcere per Franz Bieberkopf, il Paese d’origine per Francis). Ne risultano quindi fortemente depotenziate, banalizzate o addirittura annullate riflessioni fondamentali sull’umana natura, in primis la redenzione, tema cardine nell’adattamento fassbinderiano che qui viene annunciato ma mai motivato o sviluppato (da cosa deve redimersi Francis non essendo presentate le sue colpe pregresse?).

Viene a mancare un ragionamento vero e priprio sull’umana impossibilità di sottrarsi al male, sia a livello strutturale, sia a livello figurativo. I crimini – spaccio, rissa e abusi di ogni genere – vengono sempre presentati alla luce affascinante del neon, piacevole e attraente, bella da vedere e da vivere, senza accennare mai visivamente e stilisticamente alla negatività del male.

Il più grande è imperdonabile errore di questo Berlin Alexanderplatz è proprio quello di essere tutto superficie.

Della complessa opera di partenza viene estratta solo la linea narrativa resa il più possibile incalzante nel ritmo e che prende sempre la strada più diretta nel delineare i personaggi perdendo drasticamente in complessità e relativo interesse.

Ne resta un drammone luccicante ma spersonalizzato che si dimentica costantemente di raccogliere la simbologia che semina nel corso delle 3 ore di durata (su tutte il crocifisso al neon, tanto glam quanto trascurato e tralasciato imperdonabilmente nell’onirico epilogo finale), in una città da cui prende il titolo che non è quasi mai presente e non viene mai vissuta, reso accattivante e facilitato da una struttura episodica congeniale al serial televisivo che consentirà a un utente di piattaforma di spezzettarsela domesticamente in 5 comodi episodi.

Voto: 5

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: