Macbeth

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Macbeth – Regno Unito/Stati Uniti 1971 – di Roman Polanski

Biografico/Drammatico/Storico – 140′

Scritto da A. Graziosi (fonte immagine: imdb.com)

Oscuro, angosciante e moderno rifacimento dell’omonima e celeberrima tragedia di Shakespeare da parte di un Polanski a lutto per la recente perdita della moglie.

Girato nelle magnifiche lande e castelli del Wales e del Northumberland, The Tragedy of Macbeth di Roman Polanski ci immerge nelle antiche ma sempre attuali vicende shakespeariane che girano intorno alla capacità corruttiva e distruttiva del potere e dell’adulazione, in particolare nei confronti di chi le prova per la prima volta, come Macbeth a ritorno da una battaglia vittoriosa, all’inizio della pellicola.

Nel Giulio Cesare Shakespeare afferma proprio che mentre “Gli unicorni possono essere indotti in inganno per mezzo degli alberi; gli orsi per mezzo degli specchi; gli elefanti per mezzo delle buche; i leoni per mezzo delle reti, e gli uomini, infine, per mezzo dell’adulazione”. Ed è proprio in questa chiave dell’adulazione come fattore scatenante e suggestionante, già presente nell’opera shakespeariana, che il film interpreta la tragedia, soprattutto per quanto concerne la prima parte, quella del raggiungimento del potere a tutti i costi, anche quello del sangue.

Come una malattia, il potere è contagioso e pericoloso per chi non lo detiene e Lady Macbeth non è affatto immune da esso: al contrario, come risaputo, nel portare a compimento e occultare con fredda precisione il proposito omicida, la lady appare più accanita di Macbeth stesso, che invece sembra quasi più trasportato da una sollecitata vena narcisistica che da altro. La seconda parte, la più cupa, è caratterizzata dalle visioni che perseguitano i due assassini, che Polanski ci tiene a sottolineare come frutto dei loro forti sensi di colpa invece che fenomeni paranormali.

Come analogamente accadeva a Tess-Nastassja Kinski, è Macbeth stesso a voler far avverare la profezia della propria ascesa al trono che ha in precedenza udito: non è un inevitabile destino che si compie, bensì un suo desiderio umano. In ogni caso, come analogamente accade nel contemporaneo mito di Artù, abilmente descritto da Boorman in Excalibur, la linea della patrilinearità, che nella leggenda equivale sempre al buon governo, viene sempre ristabilita con l’obiettivo del mantenimento dell’ordine sociale, e così avviene anche per Macbeth, preso in giro fino alla morte dalle stesse superstiziose profezie a cui ha creduto in precedenza e che gli hanno dato il coraggio di diventare re.

Voto: 9

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