Tre colori – Film Bianco

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Trois couleurs: Blanc – Svizzera/Francia/Polonia 1994 – di Krzysztof Kieslowski

Commedia/Drammatico/Romantico – 92′

Scritto da Francesco Carabelli (fonte immagine: imdb.com)

Karol e Dominique, una coppia di sposi che si amano ma che non riescono a vivere la piena comunione nella Parigi contemporanea. Il divorzio sembra la soluzione per Dominique, ma Karol non ci sta e cerca di recuperare il rapporto mettendosi in gioco tornando nella natia Polonia a trovar fortuna…

Cosa può l’amore? Il meno kieslowskiano dei film della trilogia dei colori ci fa riflettere sull’uguaglianza e su quanto poco venga rispettata laddove entrino in gioco differenze di nazionalità o di sesso o anche di lingua, ma in qualche modo il film ci significa il potere dell’amore, capace di superare queste barriere e ineguaglianze e di sanare le ferite aperte dalla legge e dal comune senso morale, magari aprendone altre ma egualmente dando vita a nuove prospettive che vanno oltre la pura ragione. L’amore di Karol per Dominique, l’amicizia di Karol per Mikolaj superano gli ostacoli e le differenze e mostrano un’umanità verace che va oltre, che crede, spera e supera la legge in nome della vita e del rispetto. Kieslowski ricorre meno che in passato ai rimandi incrociati e alle indicazioni di fatti che si svolgeranno in seguito, con quei segni filmici che contrassegnano il suo cinema.

Non mancano quelle immagini dall’atmosfera sospesa e metafisica che esprimono la pienezza della vita della coppia di sposi Karol e Dominique, incapaci di vivere tuttavia la piena comunione di anime e corpi nonostante l’amore profondo che li lega. L’amore spinge Karol ad osare andare oltre i suoi limiti, lui parrucchiere polacco di poche ambizioni, sfida per amore le convenzioni e diventa uomo, mettendo in gioco sé stesso e riconquistando l’affetto di Dominique, pur nella distanza forzata imposta dalla legge. Quella breve notte passata insieme in una camera di albergo nella natia Varsavia è il climax della loro relazione, il loro riavvicinarsi, il loro ritrovarsi pienamente in comunione, dopo la dispersione nel mondo. La passione di Karol è anche amicizia e cura, verso l’altro, capace di ridare speranza all’amico Mikolaj che vorrebbe morire.

Ci sono dei richiami alla storia del cinema: a L’amico americano di Wenders a Il disprezzo di Godard, ma quello che ci colpisce nel cinema di Kieslowski è quell’attaccamento all’uomo, alle sue debolezze, ma anche alla sua forza di riscatto. Ne emerge un cinema umanistico che non si chiude nell’immanente ma lascia spazio al trascendente, senza per questo risultare pesante o retorico. Prova superba della coppia Julie Delpy, nel pieno del suo splendore giovanile, e dell’attore polacco Zbigniew Za- machowski capace di dare spessore al personaggio di Karol, portando una passionalità e una gratuità tipica dello spirito polacco.

Uguaglianza e amore affinché giungano al loro compimento implicano sofferenza, distacco, sfida al mondo, ma quanto è dolce trovare la realizzazione di sé, mettersi gioco, scoprire sé stessi nell’apertura al mondo, scoprire che il mondo è ricco di opportunità e di persone disposte a prestarci ascolto, ad amarci a stimarci a fare crescere in noi la certezza che esiste qualcosa di insondabile che ci fa vivere e che ci chiama alla vita che è la ragione del nostro essere e la fine ultima e che si rispecchia nell’altro nella persona che ci sta accanto e che è per noi continuo interrogativo e spinta alla ricerca di un senso tramite la bellezza spirituale e fisica che ne emana. Dicevo il meno kieslowskiano dei suoi film ma sicuramente il più appassionato e meno formale, il più genuino che nella ricerca della completezza ci dice dell’uomo del suo statuto ontologico e antropologico.

Voto: 8

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