Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York

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Rosemary’s Baby – Stati Uniti 1968 – di Roman Polanski

Drammatico/Horror – 137′

Scritto da A. Graziosi (fonte immagine: imdb.com)

Una giovane e novella sposa di provincia, Rosemary Woodhouse, va a vivere insieme a suo marito Guy a New York. I loro vicini sembrano inizialmente molto gentili ma gradualmente sembrano diventare sempre più oppressivi, in particolare in seguito all’avanzare della gravidanza di lei e in seguito anche a strani e inquietanti avvenimenti concomitanti.

Tratto​ da un omoni​mo​ roman​zo​ di Ira Levin e riadat​ta​to​ da Polanski stesso,​ è il film che ha consa​cra​to​ il succes​so​ del regi​sta​ a Holly​wood,​ rice​vendo​ un Oscar per Ruth Gordon e una nomi​na​tion​ per la miglior​ sceneggia​tu​ra​ adatta​ta​. La pelli​co​la​ ha inizio​ con dei tito​li​ in rosa corsi​vo​ che, accom​pa​gna​ti​ da un’inquie​tan​te​ ninna nanna cantic​chia​ta,​ danno un effet​to molto stranian​te​. Essi sembra​no​ esse​re​ segui​ti​ da un norma​le​ idillio​ di una coppiet​ta​ appe​na​ sposa​ta​ alla ricer​ca​ di un nido, anche se sono già presenti​ alcu​ni​ parti​co​la​ri​ pertur​ban​ti​ nell’ap​par​ta​men​to:​ ad esempio​ c’è un grande​ arma​dio​ che ostruisce​ l’ingres​so​ a una porta e non se ne capi​sce​ inizialmen​te​ il perché​. Rosemary, inter​pre​ta​ta​ da Mia Farrow, non ha un’ occu​pa​zio​ne​ e passa molto da sola in casa, in parti​co​la​re​ da quando​ il mari​to Guy, inter​pre​ta​to​ dal famo​so​ regi​sta​ John Cassavetes, atto​re​ con pro-​ blemi​ di carrie​ra,​ ottie​ne​ una parte impor​tan​te​ in segui​to​ all’im​prov​vi​sa​ cecità​ di un atto​re​ più famo​so​. Il centro​ foca​le​ del film è indub​bia​men​te​ la famosa​ scena del presun​to​ rappor​to​ con il diavo​lo​ e le conse​guen​ze​ che ci saranno​ nel perver​so​ rappor​to​ che Rosemary avrà nei confron​ti​ della gravi​danza,​ sempre​ più mal vissu​ta​ all’in​se​gna​ del rifiu​to​ di femmi​ni​li​tà​ e di cure medi​che​ conso​ne​ al suo stato. Piutto​sto​ che accet​ta​re​ la propria​ materni​tà​ e, soprat​tut​to,​ piutto​sto​ che esse​re​ pene​tra​ta​ dagli aghi del dotto​re​ per le anali​si,​ Rosemary prefe​ri​sce​ bere intru​gli​ teori​ca​men​te​ cura​ti​vi​ che le provo​ca​no​ crampi,​ prepa​ra​ti​gli​ dalla sua inquie​tan​te​ e onni​pre​sen​te​ vici​na Minnie, ed è dispo​sta​ a tene​re​ al collo un ciondo​lo​ con dentro​ un’ erba che puzza di morte, ma che però le hanno detto che porta “fortu​na”​. Il genio di Polanski, sia in quali​tà​ di scritto​re​ che di regi​sta,​ sta nel fatto che riesce​ a mette​re​ in scena un horror psicologico in cui è possi​bi​le​ sia, da una parte, crede​re,​ insie​me​ alla prota​go​ni​sta​ Rosemary, che lei sia davve​ro​ incin​ta​ del diavo​lo,​ e dunque​ prova​re​ terro​re​ e paura come in un horror​ vero e proprio,​ sia, d’altra​ parte, racco​glie​re​ tutti gli indi​zi​ che il film ci offre fin dall’i​ni​zio​ (l’edu​ca​zio​ne​ rigi​da​men​te​ reli​gio​sa,​ la sua super​sti​zio​ne​ e influen​za​bi​li​tà)​ e dunque,​ a questo​ punto, prova​re​ pena per la giova​ne​ donna che si ritro​va​ sempre​ più in trappo​la​. Gli indi​zi​ dati attra​ver​so​ i sogni avvi​ci​na​no​ moltis​si​mo​ l’ope​ra​ di Polanski a quella​ del più anzia​no​ e surrea​li​sta​ Bunuel: i sogni a sfondo​ reli​gio​so​ di Rosemary somi​glia​no​ moltis​si​mo​ a quelli​ che fa Tristana nell’o​mo​ni​mo​ film di Bunuel del 1970. Come Tristana sogna di rifiu​tar​si​ di fare la comu​nio​ne,​ poiché​ si sente trasgressi​va​ e ribel​le,​ così Rosemary sogna di esse​re​ rimpro​ve​ra​ta​ dalle suore mentre​ canta, poiché​ fragi​le​ e pauro​sa​ di pecca​re​ e di aver pecca​to​. E’ inol-​ tre sempre​ presen​te,​ come in tutti i film di Polanski, anco​ra​ di più in questo che è il secon​do​ film della cosid​det​ta​ “Trilogia dell’appartamento” (gli altri due sono “Repul​sion”​ e “L’inqui​li​no​ del terzo piano”) il forte conflit​to​ tra inter​no​ e esterno:​ si pensa sempre​ che sia in atto una grave congiu​ra​ dall’e​ster​no,​ e in gene​re,​ come anche nelle altre pelli​co​le​ dell’au​to​re,​ una base di veri​tà​ c’è sempre,​ ma è dall’in​ter​no​ che il vero e proprio​ disa​gio​ menta​le​ provie​ne​. Il disa​gio​ inte​rio​re​ è incan​cre​ni​to​ ancor più in occa​sio​ne​ di un isola​men​to​ forza​to​ che fa rompe​re​ del tutto i margi​ni​ che prima contene​va​no​ e deli​mi​ta​va​no​ l’io: un io che quindi​ si ritro​va​ a strari​pa​re,​ giungendo​ a un punto di non ritor​no​ in cui realtà​ e osses​sio​ne​ diven​ta​no​ indi​stingui​bi​li,​ irri​me​dia​bil​men​te​ fuse. Anche se si prova a fuggi​re,​ oramai​ sembra​ esse​re​ troppo​ tardi e poi, mentre​ dagli altri si può fuggi​re,​ come si fa a scappa​re​ da se stessi?​ Questa​ è infat​ti​ la situa​zio​ne​ in cui si trova Rosemary verso la metà del film: ha preso consa​pe​vo​lez​za​ di molti avve​ni​men​ti, ma la sua ingenui​​tà​ e influen​za​bi​li​tà​ la conti​nua​no​ a mette​re​ nuova​men​te in peri​co​lo​. In questo​ film Polanski vuole dunque​ mostra​re​ il modo in cui colo​ro​ che credo​no​ in qualco​sa​ di trascen​den​te,​ è molto faci​le​ che diventi​no​ vitti​ma​ anche di altre creden​ze​ consi​de​ra​te,​ in teoria,​ diame​tral​mente​ oppo​ste​ alle proprie​. E’ come una diga che si apre che ormai non può esse​re​ richiu​sa​ e che, anzi, compor​te​rà​ a cate​na​ danni sempre​ maggio​ri sia inflit​ti​ dall’e​ster​no,​ da perso​ne​ più furbe, sia autoin​flit​ti​ da un disagiato​ e oscuro​ inter​no​.

Voto: 8

 

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