Daybreakers – L’Ultimo Vampiro

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Daybreakers – Australia/Stati Uniti 2009 – di Michael e Peter Spierig

Azione/Fantasy/Horror – 98′

Scritto da Dmitrij Palagi (fonte immagine: imdb.com)

Nell’anno 2017, un’epidemia, provocata da un misterioso virus, ha trasformato gran parte del genere umano in vampiri. Quando il sangue comincia a scarseggiare, la razza dominante deve tentare di sopravvivere cercando nuovi mezzi di approvvigionamento . Nel frattempo un ricercatore scientifico tenta di salvare l’umanità: il suo lavoro di studio dovrà tener conto di un gruppo di resistenza umana e degli intrecci politico-economici maturati dietro al commercio del sangue…

Non è che sia un brutto film, è che di originale ha ben poco e al di là della soddisfazione di vedersi una multinazionale in mano a dei vampiri (metafora perfetta) non c’è molto.

Il clima crepuscolare è il punto forte della pellicola, capace di emanare fascino soprattutto nella fase iniziale, con una società immortale schiacciata nell’ipocrisia di un benessere impossibile da preservare, annoiata dalla staticità a cui è arrivata. Il desiderio di potere resta lo stesso, sia esso in mano a denti aguzzi o a corporazioni umane, anche se in questo caso gli esseri mortali si mostrano privi di difetti, come nel peggior cinema statunitense (si raccomanda il finale, in tal senso). Ci sono i buoni, ci sono i cattivi. Tra i cattivi il protagonista è quello che non voleva starci, ma il fratello lo ha costretto a giocare nella squadra degli aguzzini. Oddio, il fratello non è cattivo: semplicemente ha accettato la realtà inumana, quasi rassegnato.

I vampiri comandano il mondo, coltivando gli umani come in Matrix (Mauro Gervasini segnala giustamente che l’originale è l’australiano Thirst). Le sorti della nostra specie sono affidate a uno scienziato che non sarebbe fuori posto in un noir anni ’50, in linea con lo stile old fashioned che camuffa le tecnologie del dominio vampiresco (nulla di inedito, macchine tecnologiche e palazzi pieni di cellule e sensori). I luoghi comuni si susseguono, con il meccanico che riesce per primo a redimersi dalla malattia del succhiasangue, il senatore interno al sistema ma disposto ad aiutare (come in Guerre Stellari è meticcio…), la figlia ribelle del padre senza scrupoli, la bella donna che aiuta il protagonista a redimersi… Non si riesce neanche a rendere l’aspetto animalesco che i vampiri celano solo nel momento in cui sono liberi dal bisogno (con un riferimento che facilmente si sarebbe legato alla società occidentale contemporanea).

Di film (e telefilm) sui vampiri ne è pieno il mondo, soprattutto di questi tempi. C’è di meglio (Lasciami entrare e 30 giorni di buio), così come c’è di peggio (Jennifer’s Body e almeno due episodi di Blade ). Che gli appassionati si godano un piacevole passatempo e gli altri stabiliscano la validità degli elementi positivi, presenti sul fronte della fotografia e della scenografia.

La regia segue il manuale, senza colpire, mentre la sceneggiatura innervosisce per alcuni passaggi scontati ed abusati.

L’idea è sicuramente piacevole, anche se facilmente avrebbe potuto svilupparsi su percorsi meno battuti, magari rubando più elementi al thriller.

Quello che delude è soprattutto la recitazione, da cui spicca solo il buon Sam Neil, mentre Dafoe convince poco e Ethan Hawke, stavolta, pare essersi alienato anche dal set.

Peccato, sicuramente si poteva cercare di credere di più nel progetto, tentare di iniettare un po’ di coraggio.

Forse, per qualche tempo, sarebbe bene estinguere il genere, almeno negli USA.

Voto: 5

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