Arrivederci amore, ciao

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Arrivederci amore, ciao – Italia/Francia 2006 – di Michele Soavi

Crime/Drammatico/Thriller – 107′

Scritto da Dmitrij Palagi (fonte immagine: imdb.com)

Enrico Pellegrini (Alessio Boni) è un terrorista stanco della latitanza. Rientrato in Italia si vende al vicequestore della Digos Ferruccio Anedda (Michele Placido). Il ritorno a casa coincide con l’ingresso di Pellegrini in un universo criminale fatto di corruzione, politica e relazioni sentimentali malate. Tratto dall’omonimo romanzo di Massimo Carlotto.

Una storia​ marcia,​ quanto​ la classe​ diri​gen​te​ italia​na​. Non c’è spazio​ per la reden​zio​ne​. La dege​ne​ra​zio​ne​ di un Paese tra post​-terro​ri​smo​ e corru​zio​ne​ dila​gan​te,​ alla base di un Nord Est che dopo la cadu​ta​ del Muro di Berli​no​ diven​ta​to​ loco​mo​ti​va​ di un siste​ma​ di svilup​po​ struttu​ra​to​ sulla crimi​na​lità​ orga​niz​za​ta​ (con la poli​ti​ca​ al servi​zio​ degli affa​ri)​.

Il noir di Carlotto sul grande​ schermo​ è un caso raro, purtrop​po​ per il cinema​ italia​no​. L’occa​sio​ne​ è sostan​zial​men​te​ manca​ta,​ così come per Il Fuggiasco (2002). Non è un caso che la sceneg​gia​tu​ra​ si limi​ti​ a segui​re​ il roman​zo​ fedel​men​te,​ taglian​do​ qualche​ parte e modi​fi​can​do​ alcu​ni​ parti​cola​ri​ secon​da​ri​. Alcu​ne​ battu​te​ torna​no​ fedel​men​te​ e quasi tutta le tensio​ne narra​ti​va​ si sempli​fi​ca,​ cercan​do​ di galleg​gia​re​ macchi​no​sa​men​te​ tra il noir e l’horror. Quello​ che manca comple​ta​men​te​ sono le scene d’azio​ne,​ mentre​ gli arche​ti​pi​ lette​ra​ri​ diven​ta​no​ sempli​fi​ca​zio​ni​ macchiet​ti​sti​che​ (su tutte quella​ dell’av​vo​ca​to​ Sante Briane​se)​.

L’ini​zio​ della pelli​co​la​ promet​te​ un lavo​ro​ di alta quali​tà,​ tanto riesce​ a rappresen​ta​re​ effi​ca​ce​men​te​ lo stile narra​ti​vo​ di Carlot​to​. Dopo poco emerge​ però il limi​te​ più grande,​ un Alessio Boni inadat​to​ al ruolo o lega​to​ a una parte scritta​ male. Le poche modi​fi​che​ narra​ti​ve​ riguar​da​no​ perlo​più​ proprio il prota​go​ni​sta,​ reso piatto​ e molto meno catti​vo,​ quasi pate​ti​co​ nel suo strilla​re​ senza moti​vo​. Non è il più cini​co​ di tutti ma neanche​ la pove​ra​ vitti​ma​ del siste​ma:​ un erro​re​ di gioven​tù​ che non ha nessu​na​ inten​zio​ne​ di pagare​ ma di cui non riesce​ a libe​rar​si​. Un prota​go​ni​sta​ perso nel guado del non defi​ni​to​ deve risul​ta​re​ convin​cen​te,​ altri​men​ti​ resta un abboz​zo​ di perso​nag​gio:​ forse il peggior​ difet​to​ per un prota​go​ni​sta​ noir.

L’imman​ca​bi​le​ Michele Placido (a volte forza​to)​ compen​sa​ le mancan​ze​ appe​na​ cita​te​ e lascia​ sempre​ lo spetta​to​re​ con un sorri​so​ compia​ciu​to​. Forse la miglior​ prova, insie​me​ a Alina Nedelea. Giusto​ nel fina​le​ qualche perso​nag​gio​ secon​da​rio​ fini​sce​ per dare l’impres​sio​ne​ di esse​re​ davan​ti​ a una fiction​. Delu​den​te​ la Ferrari.

Pecca​to​ che non si sia volu​to​ osare di più sui ritmi e l’azio​ne,​ affon​dan​do​ le mani nel marcio​ e giocan​do​ sul torbi​do​. Mancan​ze​ nei dialo​ghi​ e nella voglia di non compli​ca​re​ troppo​ una scrittu​ra​ linea​re​ e quasi stantia​. Otti​ma​ la dire​zio​ne​ foto​gra​fi​ca​ e gli inse​ri​men​ti​ musi​ca​li​ (con l’ecce​zio​ne​ di Arrivederci amore, ciao che torna fasti​dio​sa​men​te​ ogni poco).

Michele Soavi aveva abban​do​na​to​ il grande​ schermo​ da qualche​ tempo ormai, il ritor​no​ al cine​ma​ lo vede cimen​tar​si​ in un’impre​sa​ non sempli​ce​. Nel fina​le​ tenta di mostra​re​ tutte le sue capa​ci​tà​ con virtuo​si​smi​ horror che ricor​da​no​ i suoi esordi​ alla regia (e la sua gavet​ta)​. Singo​li​ giochi​ di came​ra​ e trova​te​ occa​sio​na​li​ convin​co​no​ e lascia​no​ spera​re​ in una conti​nui​tà​ mai trova​ta​. Proba​bil​men​te​ passe​re​te​ buona parte del film a chieder​vi​ dove siano fini​te​ le mosche​ che spunta​no​ all’i​ni​zio​.

Né un thriller, né un noir, né un film dell’orrore: tanti gene​ri​ e una sinte​si​ non convin​cen​te​. In qualche​ caso si cade nel grotte​sco​ e l’aspet​to​ poli​ti​co​-socia​le​ diven​ta​ strumen​to​ rozzo in mani imbra​na​te​.

Un regi​sta​ sicu​ra​men​te​ non privo di strumen​ti​ ma che male li utiliz​za​ per questa​ sempli​fi​ca​zio​ne​ cine​ma​to​gra​fi​ca​. Fasti​dio​so​ l’uso del flash​back​ e male inse​ri​ta​ la voce narran​te​.

Sta al pubbli​co​ stabi​li​re​ se sia una fortu​na​ il ritor​no​ al grande​ schermo​ di Soavi, la presen​te​ recen​sio​ne​ si limi​ta​ a consi​glia​re​ di legge​re​ (anche) il libro, sicu​ra​men​te​ più oscuro​ e contro​ver​so,​ quindi​ più lega​to​ alla realtà​.

Uno stile più asciutto​ avrebbe​ rega​la​to​ maggio​re​ solen​ni​tà​.

Resta una pelli​co​la​ corag​gio​sa​ rispet​to​ al pano​ra​ma​ italia​no​.

Voto: 5

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