Venere in pelliccia

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La Vénus à la fourrure – Francia/Polonia – di Roman Polanski

Drammatico – 96′

Scritto da A. Graziosi (fonte immagine: imdb.com

In un teatro parigino, dopo una giornata passata a fare audizioni​ per trovare l’attrice che possa interpretare il lavoro che si prepara a mettere in scena, Thomas si lamenta al telefono del basso livello​ delle candidate. Nessuna di loro possiede lo stile necessario per il ruolo da protagonista. Mentre sta per uscire appare Vanda, un vero e proprio vortice di energia, sfrenata e sfrontata. Vanda incarna​ tutto quello che Thomas detesta. E’ volgare e stupida e non si ferme davanti a niente pur di ottenere la parte. Praticamente​ costretto, Thomas decide di lasciarla provare e con stupore vede Vanda trasformarsi. Non solo la donna si procura oggetti di scena e costumi, ma capisce perfettamente il personaggio (che d’altronde ha il suo stesso nome), di cui conosce tutte le battute a memoria. L’audizione si prolunga e diventa più intensa e l’attrazione di Thomas si trasforma in ossessione.

 

Nono​stan​te​ il passa​re​ degli anni, sembra​ che Roman Polanski non perda un colpo e all’e​tà​ di ottan​ta​ anni dimo​stra​ di esse​re​ anco​ra​ provo​ca​to​rio​ e sferzan​te​ come sempre,​ conti​nuan​do​ a stupir​ci​ e lasciar​ci​ atto​ni​ti​. Forse questa​ volta l’argo​men​to​ potreb​be​ inte​res​sa​re​una cerchia​ più ristret​ta,​ rispetto​ a Carnage, in quanto​ ci sono in ballo elemen​ti​ più meta​-filmi​ci​ e concer​nen​ti​ diret​ta​men​te​ il mondo dello spetta​co​lo:​ si tratta​ in realtà​ di un modo per parla​re​ sarca​sti​ca​men​te​ e pungen​te​men​te​ del rappor​to​ tra i sessi. Secon​do​adatta​men​to​ da una pièce teatra​le​ dopo Carnage, primo film gira​to​ in lingua​ france​se​ dall’au​to​re,​ Venere in pelliccia attin​ge​ la forza dei suoi serra​ti​ dialo​ghi​ dall’o​mo​ni​ma​ opera teatra​le​ di David Ives, la quale ripren​de​ e capo​vol​ge,​ a sua volta, il roman​zo​ di Sacher​-Maso​ch,​ pila​stro del BDSM.

Per gli appas​sio​na​ti​ di Polanski, un insie​me​ di riman​di​ passa attra​ver​so​ Luna di fiele, L’inquilino del terzo piano, Carnage: i prota​go​ni​sti​ di Luna di fiele sembra​no​ rivi​ve​re​ per un atti​mo​ nei peri​co​lo​si​ giochi​ di ruolo di Venere in pelliccia, mentre​ il trave​sti​ti​smo​ riman​da​ inevi​ta​bil​mente​ all’Inquilino. L’ambien​te​ unico e isola​to​ è una costan​te​ del cine​ma​ di Polanski, il luogo per eccel​len​za​ dove avven​go​no​ le mani​fe​sta​zio​ni​ più eviden​ti​ dell’io,​ poi se si tratta​ di più perso​ne​ costret​te​ a condi​vi​de​re​ gli stessi​ spazi, è anco​ra​ più faci​le​ che il velo di maya della forma​li​tà​ cada​no​ molto presto,​ come avvie​ne​ in Cul-de-sac e Carnage. Si esaudi​sce​ final​mente​ il desi​de​rio​ di Roman Polanski di gira​re​ un film in unico ambien​te con due atto​ri,​ dopo aver gira​to​ Il coltello nell’acqua, suo primo lungome​trag​gio​ che è carat​te​riz​za​to​ da un triango​lo​ amoro​so​ di solo tre perso​naggi​.

Gira​to​ in un vero teatro​ pari​gi​no​ in parte rico​strui​to,​ Venere in pelliccia mette – lette​ral​men​te​ – in scena una sorta di gioco al massa​cro​ verba​le​ e sedutti​vo​ tra uomo e donna, tra regi​sta​ e attri​ce,​ dove i confi​ni​ tra i ruoli sfumano​ sempre​ di più fino a poter​si​ capo​vol​gere​ comple​ta​men​te​. I due unici prota​go​ni​sti,​ Emmanuelle​ Seigner/Vanda e Mathieu Amalric/Thomas, dimo​stra​no​ una grande​ bravu​ra​ e spiglia​tez​za​ nell’in​ter​pre​ta​re​ due ruoli così iconi​ci​ e diffi​ci​li,​ l’uno, quello​ femmi​ni​le,​ diffi​ci​le​ in quanto​ si deve passa​re​dalla volga​ri​tà​ alla deità in pochi secon​di,​ l’altro,​ quello​ maschile,​ compli​ca​to​ in quanto​ fatto di sfuma​tu​re​ imper​cet​ti​bi​li​ che devo​no​ condur​re​ diret​ta​men​te​ al fina​le​.

Lo stile di Roman Polanski è eccel​len​te​ e impec​ca​bi​le​ come sempre:​ Venere in pelliccia è carat​te​riz​za​to​ dall’u​so​ di una sola macchi​na​ da presa per ripren​de​re​ le scene (effet​tua​te​ in ordi​ne​ crono​lo​gi​co),​ in virtù anche del fatto che era logi​ca​men​te​ indi​spen​sa​bi​le​ ripren​de​re​ i due perso​nag​gi​ in contem​po​ra​nea,​ pur alter​nan​do​ i campi, onde poter notare​ al meglio​ le reazio​ni​ dell’al​tro​ mentre​ uno dei due reci​ta​ e il grado di sedu​zio​ne/ap​pro​vazio​ne​ che riesce​ ad eserci​ta​re​ in questo​ “gioco”.

Da nota​re​ anche la bellez​za​ e la parti​co​la​ri​tà​ delle musi​che​ di Alexandre Desplat, che, alla sua terza colla​bo​ra​zio​ne​ con il regi​sta,​ costrui​sce​ un tema inizia​le​ e fina​le,​ quello​ della vene​re,​ con uno strano​ ritmo in 9/4 di origi​ne​ greca che è in grado di sugge​ri​re​ la natu​ra​ ironi​ca​ e sati​re​sca​ del film: questa​ musi​ca​ è usata in fase di montag​gio​ come contrap​pun​to,​ non come accom​pa​gna​men​to​ alla paro​la​ e alla reci​ta​zio​ne,​ ma favo​ren​do​ al contra​rio​ i giochi​ di riman​di​ e di specchi​ della storia​.

Più che essen​zia​le​ per compren​de​re​ l’acce​zio​ne​ “sberlef​fo”​ e di grotte​sco​ del film, sugge​ri​ta​ inoltre​ dalla carrel​la​ta​ di Vene​ri​ nei tito​li​di coda, è la scena della danza greca e la contrap​po​si​zio​ne,​ in chiave​ femmi​ni​sta,​ delle Baccan​ti​ di Euri​pi​de​ al sado​ma​so​chi​smo​ del testo di Sacher​-Maso​ch:​ quasi come un buffo contrap​pas​so​ nell’a​ver​ messo in scena (con molta subli​ma​zione​ arti​sti​ca)​ questo​ roman​zo ​dall’in​ci​pit​ e dai tratti​ miso​gi​ni,​ il regi​sta​ Thomas​ si trova, uscita​ dal nulla, perso​ni​fi​ca​ta​ una vera e propria​ poten​te​ Vene​re​ con tanto di pellic​cia​ come il quadro​ di Tizia​no,​ che ha il pote​re​ di vendi​car​si​ e di rove​sciar​si​ contro​ di lui con sadi​smo​ (di norma subi​to​ con maso​chi​smo​ dai suoi attri​ci/at​to​ri),​ allo stesso​ modo in cui Dioni​so​ nelle Baccan​ti​ (di cui Vanda reci​ta​ un verso), fatto a pezzi, torna sulla terra sotto forma umana per “fare a pezzi” i suoi detrat​to​ri​ umani. E come pote​va​ maestral​men​te​ intro​dur​re​ tutto ciò Polan​ski​ se non con il ricor​so​ al miste​ro e ad un tocco di para​no​ia​ che carat​te​riz​za​no​ soprat​tut​to​ la secon​da​ parte del film?

Nono​stan​te​ l’impres​sio​nan​te​ somi​glian​za​ di Amalric con Polanski​ da giova​ne,​ è da sotto​li​nea​re​ che il perso​nag​gio​ di Thomas​ non rappre​sen​ta​ il regi​sta​ stesso,​ ma un certo tipo di regi​sta​ molto intel​let​tua​le,​ il quale cerca di subli​ma​re​ le proprie​ fanta​sie​ (sessua​li)​attra​ver​so​ l’arte,​ usando​ come strumen​ti​ gli atto​ri/at​tri​ci,​ anche quando​ in realtà​ queste​ fanta​sie​ sono più che altro ridi​col​men​te​ comi​che​ se non spaven​to​se,​ quali appun​to​ quelle​ sadoma​so​chi​sti​che​ come le ha defi​ni​te​ Polanski stesso​ in una recen​te​ inter​vista​.

 

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