Wolf – La belva è fuori

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Wolf – Stati Uniti 1994 – di Mike Nichols

Drammatico/Horror/Romantico – 125′

Scritto da Dmitrij Palagi (fonte immagine: imdb.com)

Will Randall, a capo di una casa editrice di successo, viene morso da un lupo investito con la sua macchina. In seguito a questo evento comincia ad avvertire una serie di strani sintomi, compreso il perfezionamento dei sensi. In contemporanea scopre il tradimento della moglie e di aver perso il lavoro. Mentre il suo corpo pare assomigliare sempre di più a quello di un lupo incontra anche la figlia del propietario della casa editrice, Laura Alden, con la quale nasce una strana storia d’amore segnata da atipica attrazione.

Una fiaba senza profon​di​tà,​ seppu​re​ roman​ti​ca​ su toni horror-fantasy, diventa​ raccon​to​ poco coinvol​gen​te​. Una storia​ che si limi​ta​ a raccon​ta​re,​ senza aggiun​ge​re​ niente​ a ciò che appa​re,​ ha lo stesso​ valo​re​ di un mecca​nismo​ moto​rio​ steri​le​.

Così la bella e la bestia, con fina​le​ inver​ti​to,​ nono​stan​te​ le pesan​ti​ carte messe sul tavo​lo,​ rischia​ persi​no​ di anno​ia​re,​ di indur​re​ a inter​ro​gar​si​ sull’uti​li​tà​ di quelle​ due ore passa​te​ davan​ti​ allo schermo​.

Le carte succi​ta​te​ sono un insie​me​ di nomi alti​so​nan​ti,​ soli​ta​men​te​ asso​ciati​ a grandi​ incas​si​ e buone (se non otti​me)​ presta​zio​ni​. Alme​no​ sul grosso circui​to​.

Il regi​sta,​ in arte Mike Nichols (vero nome Michael Igor Peschkowsky), ha un passa​to​ noto soprat​tut​to​ grazie​ a Il laureato (1967), mentre​ i due primi atto​ri​ posso​no​ vanta​re​ l’inu​ti​li​tà​ delle presen​ta​zio​ni​. Così un Jack Nicholson non fuori forma appa​re​ quasi ridi​co​lo​ nella sua espressi​vità​ anima​le​sca,​ guidan​do​ fra la neve in apertu​ra​ e, sfortu​na​ta​men​te​ (poiché ogni para​go​ne​ non regge), ricor​dan​do​ una delle sequen​ze​ di Shining (1980). Di contro​ Michelle Pfeiffer incan​ta​ senza stupi​re,​ mentre​ James Spader (male​det​to​ nel suo ruolo fisso da insop​por​ta​bi​le​ saccen​te)​ riesce​ ad eccel​le​re,​ supe​ran​do​ negli ulti​mi​ passag​gi​ il mito di Nicholson.

Il punto è la scarsa​ omoge​nei​tà​ del film. Nella prima parte il perfe​zio​na​mento​ dei sensi è la scusan​te​ per illu​stra​re​ lo sporco​ ambien​te​ dell’al​ta​ borghe​sia​ intel​let​tua​le​ statu​ni​ten​se,​ mentre​ nella secon​da​ ci si perde nella dimen​sio​ne​ dell’im​ma​gi​na​rio,​ citan​do​ toni horror e renden​do​ un mostro​ sacro della reci​ta​zio​ne​ prati​ca​men​te​ fuori luogo. Arric​cian​do​ il naso e correndo​ su quattro​ zampe non per forza si asso​mi​glia​ a lupi.

L’uni​ca​ cosa che miglio​ra​ con l’anda​re​ avanti​ del film è la foto​gra​fia​ di Giuseppe Rotunno, noto nel nostro​ Paese per le colla​bo​ra​zio​ni​ con nobi​li​ regi​sti​ (Visconti e Pasolini, fra gli altri). La colon​na​ sono​ra,​ anch’es​sa​ italia​na​ e affi​da​ta​ a niente​ di meno che Ennio Morricone, ha una presenza​ ecces​si​va​. Otti​ma​ di per sé ma poco convin​cen​te​ se rappor​ta​ta​ con il resto.

Il film scorre​ senza grosse​ sorpre​se,​ lascian​do​si​ ingo​ia​re​ senza soffe​ren​za​. Diffi​ci​le​ accor​ger​si​ di qualco​sa​ di più del sempli​ce​ scorre​re​. I colpi di scena ci sono ma non colpi​sco​no,​ se non più di un ah beh sotto​to​no​.

Se di meta​fo​ra​ si vole​va​ trattas​se​ ci si è persi dopo la parte inizia​le​. Se un film di gene​re​ era nelle inten​zio​ni​ si è sbaglia​to​ la prima metà e la scelta​ di un po’ tutto. Adatto​ a un pubbli​co​ vasto, per riempi​re​ qualche​ momen​to​ d’atte​sa​. Anche il coinvol​gi​men​to​ dello spetta​to​re​ non tiene il ritmo. Fino a che ci si mantie​ne​ nell’al​le​go​ria​ del reale, con una fore​sta​ (il merca​to)​ piena di lupi (diri​gen​ti​ e aspiran​ti​ tali nelle case editri​ci),​ c’è grande​ inte​resse​ a scopri​re​ che l’uomo​ non ha alcu​na​ etica prote​stan​te​ alla base del suo merca​to​ e della sua liber​tà​. Altret​tan​to​ inte​res​san​te​ come non serva​no​ ragni radioat​ti​vi​ o strani​ super​po​te​ri​ per poter​si​ muove​re​ al di sopra dei propri​ limi​ti​. Una sorta di elogio​ della natu​ra,​ che soprav​vi​ve​ all’uo​mo​ e su di lui vince defi​ni​ti​va​men​te​ con un richia​mo​ irre​sisti​bi​le​. Che poi tutto questo​ si perda in un film che riesce​ ad emerge​re​ male, sotto tutti i punti di vista, dai prodot​ti​ audio​vi​si​vi​ statu​ni​ten​si​ di largo consu​mo​ degli anni ’90, è uno spreco​ che rasen​ta​ l’insof​fe​ren​za​ dello spetta​to​re​.

Tant’è​. Resta​no​ alcu​ne​ scene memo​ra​bi​li,​ come ad esempio​ quella​ dove si torna a segnare​ il proprio​ terre​no​ con i propri​ fluidi​ corpo​rei​ (anzi​ché​ con sporchi​ sotter​fu​gi),​ facen​do​ le scarpe​ all’av​ver​sa​rio​.

Pecca​to​. Onesta​men​te​ c’è poco altro da dire.

Voto: 5

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