Zack e Miri amore a… Primo sesso

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Zack and Miri Make a Porno – Stati Uniti 2008 – di Kevin Smith

Commedia/Romantico – 101′

Scritto da Fulvia Massimi (fonte immagine: imdb.com)

Amici “platonici” fin dai tempi del liceo ed ora coinquilini, Zack e Miri si trovano in ristrettezze economiche. Per far fronte alla marea montante di bollette non pagate decidono di girare un film porno, aiutati da qualche vecchio amico e da alcuni stravaganti soggetti male in arnese. Sul set vietato ai minori avranno modo di affrontare sentimenti reciproci mai confessati.

Come non ricordare l’impertinente Randall (Jeff Anderson), che dietro il bancone della videoteca RST Video sciorinava titoli hard ad uso e consumo di una giovane madre sconvolta e di una “piccola fan” di Piccolo pippo cucciolo eroico (chi l’avesse dimenticato può trovarlo qui)?

Clerks – Commessi, cult in b/n a bassissimo budget girato nel lontano 1994 – e responsabile di aver reso Kevin Smith uno dei padri fondatori della nuova commedia demenziale all’americana – conteneva già in nuce l’interesse del regista per la pornografia, esplorato in termini parodistici nel suo ultimo lungometraggio: Zack and Miri Make a Porno (della traduzione italiana Zack & Miri Amore a… primo sesso sarebbe imbarazzante anche solo parlare), arrivato nelle sale italiane con tre anni di ritardo e addirittura anticipato dalla pellicola del 2010 Poliziotti Fuori.

Ritardo comprensibile se si considera la pruderie (cattolica) dello scenario cinematografico italiano, dove tuttavia si dà per assimilato, e pertanto fon- damentalmente innocuo, il caro vecchio cinepanettone, con cui il film di Smith condivide buona parte dei topoi essenziali (nudità, doppi sensi e non-senses, recitazione sopra le righe) riuscendo comunque, nella sua assoluta volgarità, a conservare una maggiore dignità. Enfant (ma ormai neanche troppo) terrible del cinema indipendente americano, Kevin Smith è un regista certamente irriverente e indifferente alle norme del buon gusto ma dotato di una propria “etica” di genere, di uno stile definito e di una (spicciola) filosofia cinematografica, tutti elementi che lo distanziano in modo significativo dall’idea ultra-commerciale e banalmente ripetitiva (ri)proposta dalla demenzialità nostrana.

Nonostante ciò è difficile trovarsi in accordo con la rivista Rolling Stones, che definisce Zack and Miri “un film come non se ne vedevano dai tempi di Harry Ti Presento Sally”. Della screwball-comedy diretta da Rob Reiner e (splendidamente scritta) da Nora Ephron la pellicola “cafona” di Smith si pone infatti i medesimi interrogativi (l’amicizia tra uomo e donna è possibile o sesso e amore ci vanno sempre di mezzo?) ma in una forma priva di quella leggerezza necessaria a rendere digeribili temi tabù.

Il politicamente scorretto sembra essere, anzi, la cifra linguistica prediletta da Smith, che dei facili moralismi non si cura (né si è mai curato) minimamente. Se il bianco e nero e l’atmosfera da set improvvisato del suo esordio cinematografico erano riusciti a smorzare la trivialità dominante e a rendere esilaranti (ma mai pesanti) persino gli episodi più inverosimili e raccapriccianti, non accade lo stesso per le pellicole successive, impegnate in un tenace lavoro di decostruzione satirica degli stereotipi e di provocazioni sessuali, razziali (per non dire razziste) e religiose (su queste, poi, il regista ha costruito uno dei suoi film più ambiziosi: Dogma).

Zack and Miri non fa eccezione: dal barista nero suscettibile ai giochi di parole (lo stesso accadeva in Clerks 2, debole sequel dell’omonimo film) alla spassosa coppia omosessuale interpretata dal superman Brandon Routh e da Justin Long (da apprezzare in originale), tutti i tasti più delicati della morale comune vengono toccati e portati all’esasperazione, dando vita a personaggi caricaturali e “macchiette” efficaci nello stimolare bonariamente  l’intollerante che è dentro ognuno di noi.

La volgarità imperante (e, nel caso di Zack and Miri, greve già in originale: inutile incolpare il doppiaggio italiano) dello Smith sceneggiatore non guarda in faccia a niente e nessuno ma spesso scade in una forma di divertimento poco più che infantile, fondata su doppi sensi a sfondo sessuale e scatologia diffusa (non soltanto a parole). Eppure lo spirito goliardico del regista del New Jersey (ma questa volta il film è girato a Monroeville, Pennsylvania) ben si sposa con il contesto soft-core della (doppia) pellico- la, dove tutti gli eccessi sono giustificati dalla sfrontatezza del soggetto e pertanto perdonati.

 In Elizabeth Banks e Seth Rogen – plausibili eredi contemporanei di Meg Ryan e Billy Cristal – Smith trova i due perfetti protagonisti: la prima, a suo agio tanto in ruoli drammatici (The Next Three Days) che comici (ha fatto la sua parte in Scrubs) ha la dolcezza, l’ingenuità e l’indipendenza di una novella Sally mentre il secondo, punta di diamante della scuderia Apatow (40 anni vergine, Molto Incinta), è l’incontrastato sovrano del regno del demenziale. Insieme ben incarnano il nuovo ideale di coppia rom-com: sfrontata, giovane e opportunamente priva delle raffinatezze alla Cary Grant e Katharine Hepburn, spazzate via dall’inesorabile avanzare dei tempi.

Presenza (quasi) fissa della filmografia smithiana, il duo comico Jay & Silent Bob (in italiano “Zittino Bob”, interpretato dallo stesso Smith) si scorpora definitivamente: il terribile Jason Mewes abbandona i panni (e la lunga chioma bionda) del sessuomane strafatto di canapa per quelli, non meno discutibili, di un attore porno semi-professionista, mentre Silent Bob scompare dietro la macchina da presa. Riesumato dai fasti di Clerks torna anche Randall, finalmente accolto nei circuiti dell’hard in qualità di regista, ma è il cameo della sopracitata coppia Routh-Long a conquistare le maggiori risate (con siparietto aggiuntivo dopo i titoli di coda).

Gli amanti del genere non resteranno delusi e la lunga attesa per il film sarà loro ripagata ma il desiderio di vedere nuovamente Smith al massimo della sua forma, magari con la stessa freschezza degli esordi, è ben lungi dall’essere esaudito.

Voto: 6

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