Con fede e coraggio

Italia 2020 – regia di Francesco Mancinelli – documentario – 44’

Scritto da Alessandro Giovannini (fonte immagine: fremondoweb.com)

Questa recensione è stata scritta su commissione, pertanto è prova di voto numerico

Le comunità umane si sono da sempre contraddistinte per la messa in atto di cerimonie rituali. Siano essere religiose, ludiche, artistiche, le cerimonie identificano una collettività mediante una serie di segni convenzionali: gesti, linguaggio, norme di comportamento si codificano in una serie di azioni ripetute ogni volta che la cerimonia prende luogo, secondo precisi schemi condivisi. In tali circostanze capita che le persone smettano i panni della quotidianità per rivestire ruoli particolari. Durante una messa, ad esempio, il dottore, l’avvocato, il banchiere ed il vigile interpretano il medesimo ruolo di fedeli, mentre il prete funge da maestro di cerimonia, che elargisce la benedizione della divinità per mezzo della comunione, la quale garantisce il rinnovamento del vincolo che lega la chiesa (ovvero l’insieme dei credenti) al suo sposo, cioè Dio.

Una peculiarità dei riti è che spesso necessitano di parafrasi per essere compresi da un soggetto esterno alla comunità che vi prende parte: questa dispone della chiave di codifica che le consente di interpretare tutto quello che accade durante una cerimonia, che può invece risultare di difficile comprensione per chiunque altro. Anche qualora lo si comprendesse, assistere ad un rito non equivale a prendervi parte, ad interpretarlo: vi è sempre uno scarto fra chi assiste alla cerimonia e chi la compie, poiché solo su questi ultimi il rito può avere l’effetto sperato. Per tornare all’esempio della messa, assistere alla Comunione non equivale a riceverla; solo chi la riceve rinnova la propria appartenenza alla Chiesa, tutti gli altri mancano di rispettare il sacramento. Se uno spettatore è credente, ciò può imputarsi a vari motivi, ad esempio la mancata confessione, e quindi l’astensione può essere una forma di rispetto del dogma ma anche uno stimolo ad ottemperare al più presto alla sua “mancanza”. Se invece è laico, questo aspetto non lo toccherà, ma la cerimonia potrà comunque interessarlo, intristirlo, divertirlo, angosciarlo… in breve, colpirlo.

I rituali quindi sanciscono un dentro ed un fuori, e possono instaurare un rapporto positivo o negativo tra questi due spazi. Non è raro che il pubblico di una cerimonia religiosa, ad esempio una processione, si senta coinvolto ed emozionato da essa pur non prendendovi parte attiva. Le cerimonie, e quindi le comunità entro cui esse prendono vita, sono sia esclusive che inclusive, e costituiscono uno dei pilastri su cui si fondano le società, di conseguenza rivestono un’importanza primaria nell’organizzazione di tutte le attività umane.

L’esplorazione di questi concetti costituisce il nucleo del documentario di Mancinelli, che prende in esame il secolare rito di penitenza in onore dell’Assunta, celebrato ogni 7 anni a Guardia Sanframondi, in provincia di Benevento. Adottando un approccio silenzioso, che non interviene in prima persona se non tramite didascalie iniziali, Mancinelli organizza il documentario alternando immagini che documentano la messa in atto della cerimonia (preparazione, esecuzione, conclusione) alternate ad interviste non commentate a varie personalità, dal parroco della chiesa da cui la processione inizia, a giovani laici che aiutano nell’organizzazione della cerimonia, a semplici abitanti del luogo che sono solo spettatori più o meno coinvolti, fino a raccogliere le testimonianze di chi è parte attiva della cerimonia: sono i cosiddetti “battenti”, penitenti volontari che, vestiti di bianco ed incappucciati, sfilano per il paese al seguito della statua della Madonna facendo atto di mortificazione corporale, battendosi il petto con delle spinge appuntite, fino a sanguinare copiosamente. Senza entrare nel merito dei singoli interventi, ciò che emerge è il fortissimo senso di comunità della popolazione del paese (e del circondario), unito da un senso di appartenenza storico-culturale che passa o meno dalla religione, e che si sostanzia nella gioia di prendere parte ad un avvenimento che coinvolge tutti, in cui tutti hanno un ruolo. Il pregio del documentario è proprio di cogliere questo aspetto: nessuno è escluso dal sentirsi parte della comunità umana che popola Guardia, i cui viottoli sono muti testimoni della reiterazione di un rito di cui si ha notizia fin dal 1600 e che, grazie al fortissimo senso di appartenenza della cittadinanza, sembra destinato a durare ancora per i secoli a venire.

Il documentario può essere noleggiato digitalmente al seguente link: https://vimeo.com/ondemand/confedecoraggio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: