Predators

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Predators – Stati Uniti 2010 – di Nimród Antal

Azione/Avventura/Fantascienza – 107′

Scritto da Dmitrij Palagi

Un gruppo di assassini di professione e un medico in disgrazia si ritrovano in un pianeta sconosciuto. Abituati ad essere predatori si ritroveranno prede in balia di orrori e di un equilibrio interno non facile da costruire e mantenere.

La struttura a barzelletta (ci sono un giapponese, un ceceno, un americano, …) è difficile da coniugare con il cinema di qualità, soprattutto quando si tratta di film d’azione. La pluralità di personaggi garantisce un facile coinvolgimento emotivo e identificazione infantile con almeno uno dei protagonisti. L’operazione diventa più facile se le caratteristiche sono appena accennate e la sceneggiatura resta ad un livello superficiale.

“Ci sono due razze d’alieni, una più piccola, una più grande. I più grandi cacciano i più piccoli. Gli umani vengono presi da una luce bianca e si ritrovano prede, mentre nel loro pianeta erano predatori (militari o criminali)”. Una volta compreso questo potete affrontare il film a cervello spento, perché altro non c’è. Di per sé questo non sarebbe un problema, se non fosse per la mancanza di originalità delle situazioni in cui si ritrovano i malcapitati esseri umani. Quella esse che giustifica una pluralità di predatori (rispetto al film originale) spinge a considerare Schwarzenegger un filosofo esistenzialista.

Non bastava aver recuperato alieni e predatori in improbabili scontri (Alien vs Predator), occorreva tornare alla matrice originale, stravolgendola e portando ad un risultato disarmante. La regia è degna di nota (quasi artigianale, semplice e tesa), le scenografie e i costumi perfetti nel loro ruolo. Sul fronte tecnico tutto ottimo, peccato che i contenuti siano pessimi, e per contenuti non si intende stupidamente la profondità della storia ma le condizioni in cui si sviluppano le azioni. Pare che nessuno si sia preso la briga di scrivere lo svolgimento della pellicola, senza voler offendere gli sceneggiatori (che hanno lavorato su un progetto dello stesso Rodríguez, che ha fortemente voluto il film).

 Alcuni elementi positivi spiccano e marginalmente salvano l’operazione: la scelta di non puntare sulla grafica computerizzata e gli attori, anche se sarebbe più opportuno parlare di Adrien Brody, che, inedito nel ruolo di duro mercenario, stupisce per la capacità di dare spessore all’unico personaggio velatamente interessante.

Sarà che alieni e predatori hanno dato vita a travagliate saghe di cui non si riesce a produrre i seguiti. Sarà che Rodríguez (produttore in questo caso) ha voluto solo scaldare i motori per ridare vita ad una saga il cui capitolo principale deve ancora essere girato. Sarà che ci si può accontentare e divertirsi davanti a un piacevole susseguirsi di sparatorie e fughe nella giungla. Ci si può pure accontentare, però è un po’ pochino.

Di certo non sfaterà nessuna voce maligna sui b-movies e sul cinema d’azione.

 

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