Birdman: una visione surrealista di fare cinema

Birdmankeaton

Scritto da Arianna Giuliani (fonte immagine: wikipedia.it)

Io non esisto. Non sono neanche qui. Tutto questo non ha importanza. Così esordisce il protagonista di Birdman (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza), Riggan Thomson interpretato da Michael Keaton. La pellicola è del 2014 diretta da Alejandro González Iñárritu e ha avuto vari premi: 9 candidature agli Oscar con 4 premi vinti, due Golden Globe e Film di apertura alla Mostra del Cinema di Venezia 2014. Il suo è un cast d’eccezione: Michael Keaton, Emma Stone, Edward Norton, Naomi Watts e Zach Galifianakis. Si tratta sicuramente di attori legati alla parte stellare e simbolica della Hollywood moderna e legata al cult dell’immagine e che vede gli attori sia come star commerciali che come veri e propri professionisti dello spettacolo. Ricollegandoci a questo concetto, possiamo passare a parlare del vero tema del film: Riggan è un attore di mezza età ormai in decadenza, è una celebrità che cerca di allontanarsi da ciò che lo ha reso famoso, il supereroe Birdman in un film che ha avuto molto successo considerato un vero e proprio blockbuster. Ora Riggan mette a rischio se stesso e la sua carriera perché vuole mettere in scena un suo spettacolo in un teatro a Broadway, a New York. A Broadway c’è il teatro intellettuale con spettacoli complessi e attori con una qualità recitativa unica. Per questo motivo Riggan vuole entrare a far parte di questo mondo, per poter dimostrare che anche lui vale come attore e non solo come celebrità di film commerciali in cui interpreta il supereroe protagonista. Tutto questo diviene metafora del mondo cinematografico Marvel (dei supereroi) e commerciale che si scontra contro il mondo intellettuale, più cinico e distante del teatro americano di Broadway. Birdman, il supereroe – alter ego di Riggan è sempre presente ed è l’anima di quel mondo hollywoodiano commerciale dove a essere protagonisti sono le celebrità, non i veri artisti che sono invece i protagonisti dei teatri intellettuali e complessi di Broadway. Birdman è un film che pone un interrogativo costante: “Dov’è la verità? Tra le luci di un palco in un teatro di Broadway durante una rappresentazione ricca di congetture mentali filosofiche o in un set cinematografico di un blockbuster a Hollywood dove regnano copioni più superficiali, ma di forte impatto visivo con molti effetti speciali?” Riggan viene da questo ultimo mondo, ma ora si trova ad un bivio personale e non sa davvero che strada prendere per sé stesso e per la sua carriera. A fare da spalla a Riggan c’è sua figlia Sam interpretata magistralmente da Emma Stone che dona al suo personaggio quell’aria svampita, un po’ persa e dolce allo stesso tempo. Sam rappresenta la fragilità, la pazzia, le debolezze umane, ma anche la poesia, l’amore e la speranza per il futuro. La vicenda di Sam si incontra con quella di Mike Shiner, un attore della compagnia di Riggan, interpretato da Edward Norton. Sam e Mike si conoscono e tra loro si percepisce subito armonia e un certo feeling, ma tra i personaggi non nasce nessun legame fisico, bensì un rapporto platonico fatto di intesa, ironia e fiducia. Caratteristica in questo contesto è una delle sequenze più belle del film, quella tra tra Sam e Mike sul terrazzo del teatro di Broadway dove si intrattengono giocando a obbligo o verità, qui si mostrano per quello che realmente sono senza nessun tipo di maschera. Sam e Mike qui sono delle semplici persone, non più attori, artisti o celebrità ma solo un uomo e una donna che aprono le loro anime e sono in procinto di conoscersi meglio. A livello registico, Iñárritu è davvero esemplare: costruisce una pellicola come fosse un puzzle, ogni pezzo è perfettamente al suo posto e ogni scena è consequenziale all’altra.  Punto di forza è sicuramente la sceneggiatura originale, vincitrice dell’Oscar, che è ricca di dialoghi brillanti, sagaci e pieni di colpi di scena. La sceneggiatura si muove a metà tra il mondo teatrale e quello reale e per questo si può definire meta teatrale: Birdman è uno spaccato a metà tra la vita attoriale, teatrale e cinematografica e la vita vera, quella senza maschera dove non ci sono ruoli ma solamente persone. Emblematico è sicuramente il finale incompiuto o forse si potrebbe dire incompreso poichè è di libera interpretazione per lo spettatore: molte sono state le teorie per spiegare il finale compiute da critici o cineasti, sicuramente oggi si può affermare che con questo finale il regista Iñárritu, lascia a noi decidere il destino di Riggan, di sua figlia e della sua compagnia teatrale. Il vero finale forse è proprio questo: lo spettatore è il vero protagonista della storia, sta a lui decidere da che parte stare e a lui è dato il potere di decidere quale sia il finale. Iñárritu sposta così l’attenzione dall’attore allo spettatore, scambiando i ruoli e riconoscendo valore teatrale e cinematografico ad un semplice spettatore che ora invece diventa il protagonista dell’intera narrazione. Ecco che gli occhi stupiti di Sam (Emma Stone) nell’ultima scena del film diventano lo specchio degli occhi dello spettatore e il volo di Birdman diventa il volo di libertà di tutti coloro che stanno guardando il film in quel momento. Tutti possono essere Birdman, un supereroe alato con dei poteri magici e in cerca della sua via da seguire per poter trovare gioia, successo, ammirazione e appagamento. Ma la via per trovare fama e successo è davvero quella che conduce alla vera felicità?

 

Una risposta a "Birdman: una visione surrealista di fare cinema"

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  1. Bella analisi. Tra tutti i temi leggibili nel film, quello che più mi impressionò è l’ambiguità tra falsità e autenticità. Forse si può leggere in questo senso l’uso del finto piano-sequenza unico: una tecnica evidentemente irreale che però lì per lì ti dà invece un senso di naturalezza; gli opposti che si incontrano!

    Kalos

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