Pantani

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Pantani: the Accidental death of a Cyclist – Regno Unito 2014 – di James Erskine

Documentario/Biografico/Sportivo – 96′

Scritto da Maria Vittoria Guaraldi (fonte immagine: imdb.com)

È una storia da dimenticare 

È una storia da non raccontare 

È una storia un po’ complicata 

È una storia sbagliata 

Inizia così il celebre brano di Fabrizio De André dedicato all’omicidio di Pier Paolo Pasolini, trovato morto all’idroscalo di Ostia nel novembre 1975. La sua morte avvenuta in circostanze misteriose e tuttora piena di punti non risolti può essere paragonata a quella di Marco Pantani, trovato senza vita il 14 Febbraio 2004 in un Residence di Rimini.  James Erskine ci racconta la storia del ciclista su strada con grandi doti di scalatore. Il film sarà disponibile su Prime video. 

Il docu-film ripercorre le tappe della sua carriera iniziata da giovanissimo quando il nonno gli regalò la prima bicicletta. Dopo aver partecipato al Giro d’Italia dilettanti, nel 1992 debutta nel professionismo. Due anni dopo prende parte al Giro e si stacca da grandi campioni come Miguel Indurain e Evgenij Berzin. Il trionfo più grande rimane la doppietta Giro D’Italia e Tour de France nel 1998, vittoria che mancava all’Italia da 33 anni. 

James Erskine racconta la vita di un campione senza risparmiare  gli scandali (come l’affaire Festina), i suoi incidenti e la sua lunga depressione. Intervista molte persone che gli sono state accanto, compresi i suoi genitori. La pellicola non ha un andamento didascalico, ma via via vengono scelti i momenti più significativi con immagini di repertorio. Ha un buon ritmo narrativo e risulta coinvolgente  anche per  chi non ha vissuto quegli anni o visto quelle gare. 

Tutte le gare alle quali ha preso parte sono state una metafora della sua vita: partiva sempre da dietro e a poco a poco raggiungeva i primi. Poi scattava e li seminava tutti. Ogni giorno ha dovuto sputare sangue e sudore per lottare anche contro un sistema mediatico che l’ha trascinato in una profonda crisi. Piano piano le forze e la voglia di ritornare sulla strada sono venute meno. Quel ragazzo gracile che dimostrava più dei suoi ventiquattro anni, quel ragazzo che ha fatto della bandana e dell’orecchino il suo segno distintivo, quel ragazzo che smontava e rimontava la bicicletta, in pochi anni ci ha regalato tante vittorie. Il docu-film si chiude con una lettera del padre piena d’amore e richiedente giustizia. 

Voto: 7

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