Una 44 Magnum per l’Ispettore Callaghan

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Magnum Force – Stati Uniti 1973 – di Ted Post

Azione/Crime/Mistery – 124′

Scritto da Dmitrij Palagi (fonte immagine: ebay.it)

Nella città di San Francisco qualcuno sta eliminando i criminali senza farli passare dalle maglie della giustizia. In pieno giorno vengono uccisi fuorilegge che sfuggono ai tribunali. L’Ispettore Callaghan, simbolo della polizia brutale mal tollerata dalla politica, viene inizialmente tagliato fuori dalle indagini. Col proseguire degli omicidi si ritroverà però incaricato del caso, affiancato da un gruppo di giovani poliziotti motociclisti dal grilletto altrettanto facile…

Finita la discussione, con la classica supponenza di noi di sinistra, ti alzi con sdegno e esci dalla stanza. Quelli di destra non capiscono l’arte, insultano l’intelligenza, non è possibile elogiare l’Ispettore Callaghan, esempio di fascismo applicato al quotidiano. Tutti sappiamo che i repubblicani, con la loro etica della giustizia a misura individuale sono potenzialmente dei fascisti.

Pensando a questo svolti l’angolo, per ritrovarti davanti il buon Clint, con un ghigno stampato sul volto, 44 magnum in vista e occhio socchiuso.

Temo che mi abbiate giudicato male.

“La soluzione mitica di un desiderio popolare non è fascista” (William Beard): frase decisamente appropriata. I sentimenti popolari, la maggioranza silenziosa di Nixon, in un periodo controverso come quello degli anni ’70, trovano il loro paladino, quel cavaliere solitario che negli USA è mancato con l’arrivo del cemento e la fine del mito western. La ricerca della felicità appare un impossibile orizzonte di realizzazione, si vive nel timore, con atteggiamento difensivo, con una decadenza che ricorda il clima della Gotham City fumettistica. Lo sdegno verso la burocrazia, verso un sistema che a tutti appare corrotto. La rabbia che si sfoga attraverso la violenza, con un distintivo che rende Callaghan un sogno per tutti quei cittadini che invece vivono nell’impotenza. Un ragionamento pericoloso, che infatti spaventò molti liberali. Clint come repubblicano convinto, Callaghan come neofascista. Invece a questo giro la situazione si ribalta. Il cattivo di sinistra, Scorpio, è acqua passata. Ted Post mostra al pubblico quanto frettolosi sono i giudizi degli intellettuali e dei critici. Volevate i neofascisti? Eccoli. Col distintivo, in uniformi che richiamano i nazisti, disposti ad ammazzare una dozzina di persone a settimana, coperti dal sistema. Così descrivevate Callaghan, e invece ora vi tocca ammettere che si schiera contro chi fa dell’omicidio una forma di giustizia. “Odio il sistema, ma finché qualcuno non apporta i giusti cambiamenti, rimango dalla sua parte”.

Una frase controversa ma che rende Harry un paladino della Costituzione (statunitense). Sicuramente non potrà passare per eroe della sinistra, però il punto è comprendere come, in un periodo dove tutto era politicizzato anche negli USA, questi due primi polizieschi si pongano in sintonia con la società, smentendo categorie semplicistiche utilizzate nei salotti.

John Milius e Michael Cimino (che da registi sarebbero poi passati alla storia del cinema) scrivono un controcanto perfetto a Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo. Un sequel che ribalta la prospettiva ddl protagonista è evento raro. Si dimostra la profondità di una figura popolare capace di divenire icona all’interno della società. Sicuramente il merito va anche a Clint Eastwood, che durante gli anni ’70 vanta sul grande schermo un volto già leggendario, guadagnato tra la polvere del western ma confermato e rilanciato tra i palazzi di San Francisco.

La regia passa a Ted Post, sicuramente meno innovativo rispetto a Siegel ma capace di rendere il film a misura di Clint (è stato il regista che lo ha riportato negli USA). In sostanza, rispetto al precedente Caso Scorpio, si perde la struttura urbana, in cui Harry doveva conquistarsi il ruolo da protagonista, essendo parte di una società complessa e decadente. Qui tutto gira attorno alla 44 Magnum, si dibatte di filosofia e politica, con un soggetto più dinamico e scene strettamente legate al film d’azione. Ottima la fotografia di Frank Stanley, mentre Lalo Schifrin conferma una buona colonna sonora, come nella pellicola precedente (parliamo di un maestro del suo settore).

Stupisce la capacità di velocizzare i ritmi, di sdrammatizzare l’aspetto sessuale (decisamente più liberale) e la prova di Hal Holbrook, capace di fronteggiare da pari un Clint monumentale.

Per i più un film di genere. Per alcuni un passo indietro rispetto al precedente Caso Scorpio. Pensarla così significa ricondurre i meriti della serie a un mero discorso tecnico, quasi che se senza Siegel non ci sarebbe stato di che parlare. Effettivamente non c’è paragone tra i due risultati, a livello di regia. Resta però una sceneggiatura perfetta, da studiare e analizzare. I contenuti compensano la mancanza di soluzioni tecniche particolarmente originali. Post si conferma (come in Impiccalo più in alto) un regista capace di portare a termine il suo lavoro. Probabilmente è stato poco valorizzato nel corso della sua carriera o, forse, aveva compreso l’adagio ogni uomo dovrebbe conoscere i propri limiti.

Un pezzo importante della storia del cinema, spesso sottovalutato. Trovatene di sequel all’altezza del predecessore.

Voto: 8

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