Lost in Translation – L’amore tradotto

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Lost in Translation – Stati Uniti/Giappone 2003 – di Sofia Coppola

Commedia/Drammatico – 102′

Scritto da Dmitrij Palagi (fonte immagine: imdb.com)

Bob è un attore di successo al termine della propria carriera, giunto in Giappone per girare uno spot pubblicitario. Charlotte è una giovane laureata in filosofia che dorme nello stesso albergo di Tokyo, dove è arrivata​ per fare compagnia al marito fotografo. Entrambi americani si incrociano durante le loro notti insonni, superando la distanza generazionale con la comune crisi esistenziale, solo apparentemente legata al senso di estraniazione rispetto al Paese orientale. Ne nasce un’amicizia intensa,​ piena di spunti ironici e provata dalla crisi di entrambi con i rispettivi coniugi. Solo apparentemente la classica storia d’amore extraconiugale.

Non interessa sapere se i due finiranno con il consumare la rispettiva attrazione. Quello che tiene legati allo schermo è la spontanei dei rapporti​ che si sviluppano attorno ai due statunitensi in crisi.

Crisi dell’in​di​vi​duo​ nell’e​tà​ post moder​na?​ Già visto. Rappor​to​ tra socie​tà​ giappo​ne​se​ contem​po​ra​nea​ – o alme​no​ una sua parte giova​ni​le​ – e l’occi​dente?​ Già visto. Rappor​to​ extra​co​niu​ga​le,​ seppur​ plato​ni​co,​ tra diver​se​ gene​ra​zio​ni?​ Già visto. Crisi di mezza età o di mezza età e qualco​sa?​ Già visto, oltre​tut​to​ in Italia​ se ne è anche abusa​to​ fino alla nausea​.

Si potreb​be​ conti​nua​re​ per qualche​ altra riga ma il senso è centra​re​ il punto a cui molti si attac​ca​no​ per defi​ni​re​ soprav​va​lu​ta​ta​ la secon​da​ opera di Sofia Coppola, passag​gio​ di mezzo della trilogia sulla giovinezza inquieta, tra Il giardino delle vergini suicide (1999) e Marie Antoinette (2006). Il punto è che se si parla dell’uo​mo,​ in ogni sua forma, si fini​sce​ per dire cose comun​que​ già dette. Restan​do​ in termi​ni​ astratti,​ ovvio. Così, salvo nuovi messia​ e vecchi​ cialtro​ni​ rive​sti​ti​ a festa, quello​ che un film (così come un libro) può comu​ni​ca​re​ sull’es​se​re​ umano non sarà mai inedi​to. Non conta più quanto​ parti​co​la​re​ è l’inter​ro​ga​ti​vo,​ conta come lo poni, con quali paro​le,​ con quali imma​gi​ni,​ con quali suoni.

Così, al di là del sede​re​ in primo piano di Scarlett Johansson, che apre il film deli​zian​do​ il pubbli​co​ maschi​le​ e parte di quello​ femmi​ni​le,​ ci si ritro​va fin dall’i​ni​zio​ parte della storia​. Non vedre​te​ Tokyo per quella​ che è, ma attra​ver​so​ gli occhi dei prota​go​ni​sti​. Allo stesso​ modo ascolte​re​te​ i suoni e la musi​ca​ con le loro orecchie,​ trasci​nan​do​ gli ogget​ti​ nella memo​ria​ assie​me ai vari perso​nag​gi​. Ne sare​te​ parte inte​gran​te​ nella perce​zio​ne​ della città, che in realtà​ è un non luogo perfet​to​ per la comme​dia​ messa in scena. Una comme​dia​ che non ricer​ca​ le risa​te​ gratui​te​ e neanche​ quelle​ scompo​ste. Al massi​mo​ un sorri​so​ molto accen​tua​to​ e un lieve sbuffo,​ comun​que​ dal sapo​re​ amaro.

 

L’uomo​ al di fuori del proprio​ conte​sto​ si rende conto di quanto​ è reale la propria​ consi​sten​za,​ ritro​van​do​si​ smarri​to​ in un mondo a lui alieno​ perché​ alieno​ a sé stesso​. L’iden​ti​tà​ di un certo modo di vive​re​ occi​den​ta​le​ non è suffi​cien​te​ a rende​re​ le perso​ne​ auto​no​me​ (sì lo so, già visto anche questo)​ davan​ti​ agli altri. Il giocat​to​lo​ funzio​na​ solo secon​do​ certe rego​le​. Se toglie​te l’ali​men​ta​zio​ne​ la calco​la​tri​ce​ smette​rà​ di funzio​na​re​ e ve ne farete​ ben poco di un tastie​ri​no​ con schermo​ vuoto incor​po​ra​to​. Così una città piena di cartel​lo​ni​ pubbli​ci​ta​ri​ della più selvag​gia​ era della globa​liz​za​zio​ne​ non è che in appa​ren​za​ identi​ca​ a tutti gli altri merca​ti​ del piane​ta​. Resi​sto​no​ le tradi​zio​ni​ e le assur​de​ reinter​pre​ta​zio​ni​ di stile​mi​ stranie​ri​ assi​mi​la​ti​ in modo troppo​ rapi​do​. Per adeguar​si​ a qualco​sa​ di nuovo biso​gne​reb​be​ esistere​. Altri​men​ti​ ci si rende​rà​ sempli​ce​men​te​ conto delle proprie​ caren​ze​. Così due perso​ne,​ indi​pen​den​te​men​te​ dall’e​tà,​ scopri​ran​no​ l’assen​za​ di un senso al tutto.

Vero punto di forza è la reci​ta​zio​ne​ di Murray, redi​vi​vo​ in quello​ che ha anche defi​ni​to​ il miglior​ film in cui abbia mai reci​ta​to​. Sofia Coppola non a caso ha ammes​so​ che avrebbe​ rinun​cia​to​ al film, pur tenen​do​vi​ moltis​si​mo, se Bill avesse​ rifiu​ta​to​ la parte. In fondo si tratta​va​ di un ruolo non troppo​ lonta​no​ dalla realtà,​ con un atto​re​ di succes​so​ in crisi e lonta​no​ da casa. Il film è stato oltre​tut​to​ gira​to​ in sequen​za,​ così da rende​re​ reale il progres​si​vo​ cono​scer​si​ tra i due “primi” atto​ri​. Così come reale è stata la diffi​col​tà​ (anche lingui​sti​ca)​ di affron​ta​re,​ con budget​ non eleva​to,​ un Paese così diver​so​.

Otti​mo​ risul​ta​ il lavo​ro​ della foto​gra​fia​ di Lance Acord, capa​ce​ di provo​care​ in manie​ra​ esempla​re​ le sensi​bi​li​tà​ dello spetta​to​re​ occi​den​ta​le,​ con sugge​stio​ni​ rese perfet​te​ dall’uso​ della luce soprat​tut​to​ negli esterni​ diurni​. Funzio​ne​ bene anche la sceno​gra​fia,​ affi​da​ta​ prima ad Anne Ross e poi passa​ta​ nelle mani di K.K. Barrett (a cui si deve il futu​ri​sti​co​ strip club e gli inter​ni​ delle abita​zio​ni)​. A comple​ta​re​ la parte più riusci​ta​ del film (quella​ più stretta​men​te​ visi​va)​ la costu​mi​sta​ Nancy Steiner, che riesce​ a supe​ra​re​ la plausi​bi​li​tà,​ convin​cen​do​ defi​ni​ti​va​men​te​ lo spetta​to​re​ che il film fa qualco​sa​ di più che narra​re​ una storia​.

Meno convin​cen​te​ la parte musi​ca​le,​ funzio​na​le​ ma non parti​co​lar​men​te​ entu​sia​sman​te​.

Il tutto, seppu​re​ con Murray come centro​ gravi​ta​zio​na​le,​ mano​vra​to​ da una capa​ci​tà​ di regia pecu​lia​re​ che Sofia Coppola dimo​stra​ di avere, a diffe​ren​ze​ di molti altri regi​sti​ occi​den​ta​li​ a lei coeta​nei​. Si passa su diver​si​ regi​stri​ espressi​vi​ con legge​rez​za,​ senza mai perde​re​ di vista quell’u​ni​ca​ trama da cui non ci si disto​glie​ per un minu​to,​ senza però anno​ia​re​. Ci si convin​ce​ che il mondo è tutto lì, intor​no​ a quell’in​con​tro,​ a quella​ presa di coscien​za​ della propria​ malin​co​ni​ca​ fase, a quel Giappo​ne​ cui la regi​sta​ è molto lega​ta​. Un fim d’auto​re​ che esce dai confi​ni​ dei gene​ri​ ed acqui​sta​ perso​na​li​tà​.

 

Resta il dubbio​ della soprav​va​lu​ta​zio​ne​. Ma al termi​ne​ della proie​zio​ne​ chiede​te​vi​ se non abbia​te​ impa​ra​to​ qualco​sa​ di nuovo, anche su voi stessi​. Nulla di nuovo? Può però darsi che abbia​te​ trova​to​ il modo di mette​re​ a fuoco un aspetto​ della nostra​ socie​tà,​ senza biso​gno​ di parti​co​la​ri​ effet​ti​ sceno​gra​fi​ci​ (se non quelli​ narra​ti​vi)​.

Parla​re​ di amore senza biso​gno​ di sesso. Parla​re​ di socie​tà​ senza biso​gno​ di pianti​ strazian​ti​ e commo​ven​ti​ passag​gi​ strappa​la​cri​me​. Parla​re​ con il silenzio​. Per fare questo​ occor​ro​no​ doti prezio​se​.

Voto: 8

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