La foresta dei sogni

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The Sea of Trees – Stati Uniti 2015 – di Gus Van Sant

Drammatico/Fantasy/Mistery – 110′

Scritto da Francesco Ruzzier (fonte immagine: imdb.com)

Un uomo americano, interpretato da Matthew McConaughey, non riuscendo a sopportare il dolore a causa di un lutto, decide di recarsi​ nella foresta che dà il titolo al film, uno dei luoghi più misteriosi​ del Giappone, dove giungono ogni anno centinaia di persone per porre fine alla propria vita. Lì si ritrove a dover salvare una persona morente, abbandonando così l’idea del suicidio per intraprendere un metaforico cammino verso la vita. La foresta assume nel film il valore simbolico di un purgatorio, dove ogni ricordo conferisce agli eventi​ un valore quasi sacro.

Gus Van Sant è, o è stato, uno dei regi​sti​ che più hanno influen​za​to​ il cinema​ ameri​ca​no​ degli ulti​mi​ anni. Nella sua carrie​ra​ ha spesso​ alter​na​to​ due tipo​lo​gie​ di opere, una più auto​ria​le​ e speri​men​ta​le​ e una inve​ce​ più “commer​cia​le”​ e aperta​ al grande​ pubbli​co​. The Sea of Trees, presen​ta​to​ in concor​so​ al 68º Festi​val​ di Cannes,​ appar​tie​ne​ di certo alla secon​da​ ca-​ tego​ria,​ però, nono​stan​te​ questo,​ contie​ne​ al suo inter​no​ qualche​ elemen​to​ che lo rende uno dei film più auto​ria​li​ della “cate​go​ria”​ commer​cia​le,​ a partire​ dall’ar​go​men​to​ – la morte – che rappre​sen​ta​ una delle tema​ti​che​ maggiormen​te​ esplora​te​ dal regi​sta​ nei suoi film più perso​na​li​.

  

Il regi​sta​ di Elephant ha volu​to​ costrui​re​ il film su due bina​ri,​ affian​can​do​ al sentie​ro​ più misti​co​ un percor​so​ costrui​to​ da flash​back​ che raccon​ta​no​ allo spetta​to​re​ gli eventi​che hanno spinto​ il prota​go​ni​sta​ a voler compie​re​ un gesto così estremo​. Purtrop​po​ però una struttu​ra​ di questo​ tipo, gesti​ta​ in manie​ra​ piutto​sto​ schema​ti​ca,​ non riesce​ a creare​ duran​te​ il film nessun​ tipo di tensio​ne​ perché​ il fiume dei ricor​di​ possie​de​ in sé un epilo​go​ già scritto​ dal primo minu​to​ e soprat​tut​to​ manca di una corre​la​zio​ne​ diret​ta​ con quello​ che è il cammi​no​ intra​pre​so​ dal prota​go​ni​sta​. I due bina​ri ​scorrono​ paral​le​la​mente​ senza incro​ciar​si​ mai, eviden​zian​do​ così una struttu​ra​ troppo​ arti​fi​cio​sa​ per emozio​na​re​.

Il lato più inte​res​san​te​ del film è sicu​ra​men​te​ rappre​sen​ta​to​ dall’e​le​men​to​ fiabe​sco​ che pian piano si insi​nua​ all’in​ter​no​ del cammi​no​ del prota​go​ni​sta, fino a plasma​re​ l’inte​ra​ struttu​ra​ del raccon​to​. La dimen​sio​ne​ fiabe​sca,​ ben suppor​ta​ta​ dalla loca​tion​ giappo​ne​se​, si adatta​ in manie​ra​ piutto​sto​ convin​cen​te​ al cammi​no​ del prota​go​ni​sta​. Con il passa​re​ del tempo, però, Van Sant sembra​ calca​re​ troppo​ la mano sui simbo​li​smi,​ renden​do​ ogni cosa troppo​ marca​ta​ per sembra​re​ natu​ra​le​ ed entran​do​ in netto contra​sto​ con la since​ri​tà​ dei senti​men​ti​ che vorreb​be​ mette​re​ in mostra​ e, a conti fatti, la rifles​sio​ne​ sulla morte non riesce​ a raggiun​ge​re​ le vette raggiun​te​ dai film più riusci​ti​ del regi​sta​. Certo è che se tutti i film “meno riusci​ti”​ fosse​ro​ così, non potrem​mo​ di certo lamen​tar​ci,​ anche se da un regi​sta​ dal cali​bro​ di Gus Van Sant è leci​to​ aspettar​si​ deci​sa​men​te​ di più.

Voto: 5

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