Nuovo Cinema Indie Italiano

INTERVISTA A RICCARDO PAPA

Intervista a cura di Sarah Panatta (fonte immagine: tusciaUp.com)

I Liviatani e la rivoluzione indie (possibile) di Riccardo Papa

Finché morte non li separi. Tra una staccionata laccata al sangue e un radical chic party condito con ogni fiera umana. Tra un colpo d’ascia in riva e un’ultima spiaggia dopo-sbornia con annesso rimedio “senza tetto”. Romanticismo gotico e grottesco ultra umano. L’umorismo grondante di un giovane autore alle prese con il nulla cosmico di generazioni in bilico, tra esistenzialismi perduti e status quo mai abbandonati. 

L’esordiente Riccardo Papa (già autore di videoclip e documentari) per il primo lungometraggio di fiction si butta nella black comedy tinta di orrido e granguignolesco mal di vivere contemporaneo, invitandoci a cena da I Liviatani.

1. I Liviatani, una scelta marcata l’horror per un esordio, soprattutto in un contesto autoriale e italiano. Ce ne racconti genesi e finalità? Non solo il messaggio del film che può avere diverse letture ma anche il messaggio da giovane regista/co-sceneggiatore che all’interno hai veicolato.

E’ il primo film che Antonio Cardia (il mio co-sceneggiatore) ed io abbiamo scritto insieme. Anzi, “I Liviatani” è proprio il primo progetto che abbiamo affrontato insieme. Condividevamo una certa idea della società, che credo sia abbastanza decifrabile dal film, ma allo stesso tempo non volevamo mettere su una sceneggiatura che fosse pesante o che provasse a dare un giudizio morale. Non fa per noi, credo.

Il film, quindi, nasce dall’idea di raccontare dei comportamenti sociali del nostro sistema di vivere e di metterne in luce le caratteristiche che secondo noi hanno fondato in parte questa dicotomia, dovuta sia a un retaggio culturale importante, sia ad un’esplosione improvvisa di benessere, che, però non ha retto nel tempo. E oggi ci ritroviamo tra le mura di un paese in decadenza, perchè schiavo non tanto del proprio passato, ma del non saper guardare avanti, guardare al futuro. O, che perlomeno riesce a farlo con molta fatica.

I Liviatani sono una famiglia molto particolare, le cui caratteristiche sono dovute proprio al genere che abbiamo deciso di utilizzare, la black comedy, poco conosciuta e poco utilizzata in Italia. Ci sembrava la struttura migliore per raccontare con leggerezza gli aspetti divisori del nostro sistema e di un atteggiamento, spesso tipico della gente del nostro paese, ma che allo stesso tempo ci permetteva di osare.

Io ritengo che il nostro messaggio arrivi nel momento in cui chi si trova di fronte al finale del film si domandi se si sente o meno un Liviatani, perchè è vero che per un’ora e mezza ci si può divertire, ma è anche vero che lasciare un dubbio, o uno spunto di riflessione è altrettanto importante.

2. Un passo indietro quindi, dietro e dentro Riccardo Papa, se ce lo concedi con qualche battuta. Come hai deciso che il cinema sarebbe stato il tuo mestiere e come sei arrivato a I Liviatani.

Io non so se ho realmente mai deciso che il cinema sarebbe stato il mio mestiere oppure no. Sono sincero. Ho sempre sentito il desiderio di raccontare delle storie, di trasmettere delle emozioni. Alle elementari, fino alle medie, mi dilettavo a disegnare fumetti su innumerevoli quaderni che inizialmente mio padre mi comprava per farci i compiti, ma che finivano per diventare volumi di cose completamente inventate. Per un periodo mi sono anche buttato sulla poesia e sulla musica, ma non faceva proprio per me! O almeno, non mi sentivo a mio agio. Poi è arrivata la fotografia e di seguito il cinema, ero al liceo, e lì ho cominciato ad appassionarmi agli studi cinematografici da autodidatta ed è venuto tutto un pò da sè. Una passione per il cinema e per le storie che è tramutata in un vero e proprio amore per la vita che, a sua volta, è diventato il mio mestiere.

In seguito, dopo l’università, ho girato il mio primo cortometraggio, “Nero”, molto surreale e cupo. Mi sono trasferito a Roma e dopo un master e anni passati a realizzare diversi altri cortometraggi, video musicali, pubblicità e documentari, a girare per i festival, a partecipare a bandi vari, è arrivato il primo lungo con “I Liviatani”. E’ stato ovviamente il passo più difficile, più faticoso ed estenuante, ma è anche quello che alla fine può darti maggiori soddisfazioni. Soprattutto se pensi che non è mai un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Si può solo crescere, o almeno me lo auguro.

3. Essere indipendenti, come idee e loro realizzazione, nel mercato del cinema attuale e italiano in particolare e nei suoi grovigli burocratici, nelle lentezze, nelle lobbies, nei dettami del mainstream etc etc… Missione possibile?

Il nostro è un paese dove notoriamente non elargiamo possibilità agli altri. Ma possiamo crearcele, anche se non è facile.

Non ci sono molti fondi pubblici. E attualmente, un pò per le lentezze burocratiche del nostro sistema, un pò per i rallentamenti dovuti al lockdown e al covid, non mi sembra che si stiano facendo grossi miglioramenti.

Esordire in Italia non è affatto facile. Quando penso che ci sono riuscito con una black comedy, ancora sto lì a domandarmi che cosa possa mai essere successo, chi è il pazzo che si è voluto prendere questa responsabilità. Ma, ritengo che sia un bel segnale che va ad unirsi a tanti altri.

Il cinema indipendente andrebbe incoraggiato, anche con bandi ad hoc, con interventi specifici. Non ci si può basare su qualche folle che ogni tanto ci prova, e meno volte ancora ci riesce. Bisogna creare un sistema, un’industria. Lentamente, con l’arrivo delle produzioni di Netflix, Amazon e Sky stiamo creando un’industria di alto livello. Ma questo stesso meccanismo dovrebbe preservare anche il cinema indipendente, soprattutto perchè oltre ad offrire un ventaglio più ampio di visioni meritevoli, di espressioni libere, di sperimentazioni innovative, sia dal punto di vista linguistico che dell’immaginario, può dare la possibilità ai giovani autori di emergere e quindi di scoprire talenti, in ogni ruolo del nostro settore.

4. La fruizione e la fruibilità del cinema. Da giovane autore ma anche da spettatore che cosa desideri e ti prospetti e che cosa ritieni davvero opportuno? Piattaforme, online, sale, eventi…

Grazie per il “giovane”, intanto. Al di là della mia età, per me ogni possibilità di fruizione di un film è ben accetta. La sala resta indubbiamente il tempio dorato del cinema. E’ il luogo dove si devono vedere i film, dove si devono condividere le sensazioni e le emozioni che questi ti trasmettono. Ma se una piattaforma può darmi la possibilità di mostrare il mio film per più tempo e a più persone, per me è solo un bene.

Se non fosse stato per le piattaforme online, come avremmo fatto durante il lockdown?

Io spero soltanto che ci sia maggiore ordine in futuro e una programmazione più fluida. Una collaborazione maggiore, forse più solida e marcata, tra le sale e le piattaforme, perchè indubbiamente possono essere complementari, non dico nulla di nuovo.

E perchè solo così possono vivere i film.

5. Un accenno ai tuoi work in progress…

Non è ho pochi in verità.

Al momento sono concentrato su due film: una favola dark contemporanea con una forte componente sovrannaturale dal carattere ambientalista, di cui ho già pronta una prima stesura della sceneggiatura; sto scrivendo con Antonio Cardia, con il quale – come ho accennato prima – ho già condiviso la scrittura de “I Liviatani”, un horror comedy ambientato negli anni ‘90 in un campeggio estivo; e infine, per non farsi mancare nulla, ho una serie completamente sopra le righe ambientata a Napoli, dove sono nato e cresciuto.

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