Crescendo. #makemusicnotwar

Crescendo – Germania 2019 – di Dror Zahavi

Musicale – 102′

Scritto da Sarah Panatta (fonte immagine: imdb.com)

Metti un israeliano e un palestinese…in una orchestra. Il potente crescendo di speranza del regista israelo-tedesco

Facciamo musica. Non la guerra. 

Archetti saettanti al posto dei proiettili. Squillare di ottoni al posto delle bombe. Occhi umidi della gioia meravigliata e disperata per quegli istanti di condivisione totale e di amore incondizionato, al posto delle lacrime da fumogeni.

L’arte, cibo e ponte, respiro e melodia di pace e comprensione. Musica, strumento di eguaglianza oltre qualsiasi barriera. Con il film Crescendo l’esperto regista israeliano Dror Zahavi – originario di Tel Aviv, ormai tedesco adottivo – mette alla prova se stesso, il pubblico e il pensiero collettivo del “domani” con un’operazione che ha duplice valore, ma un unico obiettivo. Divulgare con forza ma senza violenza, con un linguaggio piano scorrevole e leggibile da qualsiasi pubblico, l’idea rivoluzionaria, il messaggio più deflagrante di qualsiasi bomba, della pace. Attraverso una prova di consapevolezza, vissuta sulla sua stessa pelle anche e proprio lavorando al film: che la musica, forse più di ogni arte, nella sua carica egualitaria di penetrazione, può aiutare la coesione e l’ascolto tra le genti. E costruire forse non oggi, né tra un anno ma in un futuro prossimo una civiltà dove l’essere umano in quanto tale abbia valore e così i suoi diritti a vivere ed esprimersi senza nessun confine, materiale e immateriale.

Un concerto non solo di strumenti, ma di umanità rinnovata, di meticciato culturale ambizioso, quindi ancora solo immaginario, quello di Zahavi (liberamente ispirato alla storia della West-Eastern Divan Orchestra creata da Daniel Barenboim e Eduard Said). E fatto dei/dai volti e delle voci di attori israeliani e palestinesi. Un gruppo di diversi, di estranei a se stessi e ai propri compagni, insieme sul set per settimane nel ricreare l’esperimento del protagonista stesso, il direttore d’orchestra di fama internazionale ma anche dal passato scomodo (ebreo con genitori nazisti) Eduard Sporck, interpretato dall’ottimo Peter Simonischek. 

Incalzato da una mecenate tedesca, imprenditrice con volontà di ferro e con il pungolo pacifista della creazione di un nuovo modello di cooperazione e solidarietà internazionale, Sporck non senza pregiudizi e pessimismo provina decine di musicisti e riesce a trovare venti elementi validi. Nasce l’orchestra ma non muore l’odio, la recriminazione, il contrasto ardente, affogato nell’acrimonia di oltre settantanni. Ragazzi ebrei, molti di natali borghesi e nati e cresciuti con agio a Tel Aviv. Ragazzi della Cisgiordania, che hanno trascorso parte consistente delle loro giovani esistenze nella sopravvivenza quotidiana, a rischiare la morte dietro a checkpoint spesso invalicabili. Entrambe le fazioni che inevitabilmente si formano, mimetiche del proprio retaggio familiare, storico, geografico, etnico, religioso, vivono con tragica esperienza ma anche con egocentrica presunzione, la guerra, la loro guerra. In modi e spazi e ritmi diversi, restando anche mentalmente ben distanti al di qua e al di là della linea di confine tracciata dai nonni e ancora prima. Per stemperare la loro carica di rabbia e l’incomunicabilità immanente e riottosa dell’orchestra neonata, Sporck li conduce in Sud Tirolo, a Vipiteno. Una culla/arena neutrale, dove tutti insieme faranno un durissimo cammino di autocoscienza, indivuduale e collettivo. Tra sfogo, incontro, urla, passeggiate, liti, feste e incidenti. 

Un film che si apre e si chiude sulle note dei violini dei due protagonisti, Layla la palestinese tenace e protettiva e Ron l’israeliano presuntuoso e fragile. Inizia nelle case dei due ragazzi, ognuno chiuso tra le sue mura, tra musica e guerra. Finisce all’aeroporto sui due lati di una vetrata/specchio che sembra separarli ma torna ad unirli, una volta per tutte, almeno nell’anima. Nemici/amici di una lotta atavica, ormai genetica, che con la musica e l’isolamento utopistico in un microcosmo sicuro e solidale, tentano di superare. 

Nella sua amara, tragica eppure luminosa parabola Drod Zahavi ci sprona e ci ammonisce con un esercizio maieutico punteggiato senza soluzione di continuità, da dialoghi e musica. Con una regia immersa, quasi a sparire, negli scambi verbali e nei paesaggi umani e urbani intorno ai protagonisti, Zahavi e la sua orchestra talentuosa viaggia dritto, elementare. A riscoprire i valori miliari dell’umanità, semplice umanità. In un letterale crescendo di fasi di riluttanza, disincanto, sfida, altruismo, amore. #makemusicnotwar

Regia: Dror Zahavi 

Sceneggiatura: Dror Zahavi, Johannes Rotter, Marcus H. Rosenmüller 

Fotografia: Gero Steffen 

Montaggio: Fritz Busse 

Musiche: Martin Stock 

Germania 2019 – Drammatico – 102’

Prodotto da Alice Brauner 

Con: Peter Simonischek, Daniel Donskoy, Götz Otto, Bibiana Beglau, Mehdi Meskar, Sabrina Amali, Hitham Omari, Eyan Pinkovitch, Maya Gorkin, Uri Elkayam 

Distribuzione: Satine Film

In sala dal 27 agosto 2020

Voto: 7

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