Bye Bye Blackbird

Bye Bye Blackbird- Austria/Lussemburgo/Germania/Regno Unito 2005 – di Robinson Savary

Drammatico – 99′

Scritto da Francesco Carabelli (fonte immagine: imdb.com)

La storia è quella di un giovane immigrato, Joseph, qui interpretato da James Thierree (nipote di Charlie Chaplin) che per amore di una giovane trapezista decide di dedicarsi​ a questa professione. La vicenda avrà un finale​ inaspettato o quanto meno fuori dai canoni, che sorprende e lascia spunto alle più diverse interpretazioni.

 

Il tito​lo​ di questo​ film è ispira​to​ ad una canzo​ne​ ameri​ca​na​ degli anni ’20, più volte rivi​si​ta​ta​ da arti​sti​ di primo piano della scena musi​ca​le​ ameri​ca​-​ na. Sicu​ra​men​te​ la colon​na​ sono​ra​ di quest’o​pe​ra​ è di primo piano (da no-​ tare​ la colla​bo​ra​zio​ne​ dei Mercury Rev), ma ciò che colpi​sce​ in questa​ pelli​co​la​ è la poten​za​ delle imma​gi​ni​ che ci raccon​ta​no​ una storia​ di amore impos​si​bi​le​ nella Parigi di inizio ‘900.

L’ambien​ta​zio​ne​ è molto sugge​sti​va​. Poche le zone di luce in una peren​ne​ notte che avvol​ge​ i prota​go​ni​sti​ di questa​ vicen​da​ umana. Il regista, Ro- binson Savary, alla sua prima esperien​za​ in un lungometraggio dà prova di grande​ abili​tà​ nell’u​ti​liz​zo​ delle imma​gi​ni​. Una scelta​ accu​ra​ta​ della luce e del colo​re​. Colori​ caldi e allo stesso​ tempo ricchi​ di simbo​li​ci​tà:​ il nero da cui gli ogget​ti​ e le perso​ne​ fuorie​sco​no​ simbo​leg​gia​ qui l’ordi​ne,​ la realtà,​ lo stato delle cose, il mondo fisi​co,​ dall’al​tro​ parte il bianco,​ la luce simbo​liz​za​ la parte ideale​ della vita umana, la gioven​tù​ ricca di speran​za​ e di amore puro, di dono infi​ni​to​ di sè. A questi​ due estremi,​ a questi​ due poli si lega​-​ no gli altri due colo​ri,​ il rosso che indi​ca​ l’amo​re​ come passio​ne,​ ma anche come pietà che nasce dall’es​se​re​ uomo fatto di carne e non solo di spiri​to,​ imper​fet​to,​ ma contem​po​ra​nea​men​te​ porta​to​re​ di veri​tà​. Anco​ra​ di più a simbo​leg​gia​re​ l’uma​ni​tà​ il marro​ne​ che richia​ma​ alla terri​stri​ci​tà,​ a quella​ terra, quell’hu​mus​ che dà nome all’uo​mo​.

  

Possia​mo​ dire che il raccon​to​ che Savary mette in imma​gi​ni​ gioca molto su queste​ compo​nen​ti​ che sono una costan​te​ in tutto il film e che ci dico​no​ dell’e​vo​lu​zio​ne​ dei perso​nag​gi:​ il passa​re​ dal bianco​ al nero ad esempio​ come passag​gio​ dall’in​no​cen​za​ giova​ni​le​ all’or​di​ne​ della matu​ri​tà,​ o il rosso che si presen​ta​ in alcu​ni​ momen​ti​ culmi​nan​ti​ come indi​ce​ della forte ten-​ sione​ di realtà​ pur nella ideali​tà​ dell’e​ven​to​ che si svolge​.

Accan​to​ a questo​ uso simbo​li​co​ della cromia​ vi è un utiliz​zo​ della macchina da presa molto ricer​ca​to:​ le carrellate circolari, le inquadrature dall’alto, i movimenti​ rapidi esprimo​no​ lo spiri​to​ della storia​ che si stà svolgen​do,​ la narra​zio​ne​ avvie​ne​ quindi​ come nel cinema classico su due piani che si compen​tra​no:​ quello​ della forma e quello​ del conte​nu​to​. Anzi la forma arri​-​ va ad esprime​re​ quello​ che il conte​nu​to​ non riesce,​ risul​tan​do​ infat​ti​ la narra​zio​ne​ talvol​ta​ solo acce​na​ta​ o con degli iati che metto​no​ a prova le ca-​ paci​tà​ inter​pre​ta​ti​ve​ dello spetta​to​re​. I dialoghi tutto somma​to​ spesso​ ab-​ bozza​ti​ ma ricchi​ di vita, lascia​no​ spazio​ alle imma​gi​ni​ e al loro pote​re​.

Da segna​la​re​ tra gli inter​pre​ti​ il Thierree per la passio​ne​ e la profon​da​ imme​de​si​ma​zio​ne​ nella parte e la bellis​si​ma​ attri​ce​ polac​ca​ Izabella Miko, qui nella parte della trape​zi​sta​ Alice. Super​bi​ Derek Jacobi come circen​se​ padre di Alice e la passio​na​le​ Johdi May nella parte dell’a​mi​ca​ di Alice, nonché​ consi​glie​ra​ di Joseph.

   

Nel comples​so​ un’ope​ra​ inte​res​san​te​ che lascia​ ampi spazi inter​pre​ta​ti​vi​ e che ci inter​ro​ga​ sulla vita, sui rappor​ti​ umani, sulla feli​ci​tà,​ sulla morte e sul reale nella sua oppo​si​zio​ne​ al mondo ideale​ e al subli​me​.

Voto: 7

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