C’era una volta il West

C’era una volta il West – Italia/Stati Uniti 1968 – di Sergio Leone

Western – 165′

Scritto da Dmitrij Palagi (fonte immagine: movieplayer.it)

Jim (Claudia Cardinale) arriva in città in tempo per trovare il cadavere del marito appena sposato. Il mandante dell’omicidio (Gabrile Ferzetti), ricco ferroviere, lascia credere che gli assasini siano legati alla banda di Cheyenne (Jason Robards). Sulle tracce del vero sicario​ (Henry Fonda) arriva il misterioso Armonica (Charles Bronson). Le cinque storie si incrociano in questo crepuscolo del west, tra l’avanzata della ferrovia e la polvere di un mondo di pistoleri.

Dopo duecento tentativi di imitazione ritorna Sergio Leone

Il padre nobi​le​ di un gene​re​ chiude​ i conti con un filo​ne​ in cui non si rico​-​ nosce,​ anche se da capo​sti​pi​te​. Lo slogan​ che annun​cia​ l’usci​ta​ del film te-​ stimo​nia​ lo sdegno​ verso gli spaghetti western, per lui troppo​ infla​zio​na​ti​ e al di fuori dello spiri​to​ poeti​co​-anti​co​ a cui sarà sempre​ lega​to​. Un’epo​ca​ è fini​ta,​ come per i prota​go​ni​sti​ del film si tratta​ di compor​re​ un’ulti​ma​ epica elegia​. I tempi si dila​ta​no,​ è un addio, la dimen​sio​ne​ atempo​ra​le​ si fa impo​-​ nente​ e non si tratta​ più dello spazio​ anoni​mo​ lega​to​ alla Trilogia del dollaro: siamo in una catte​dra​le,​ immen​sa,​ dove lo spetta​to​re​ si sente schiaccia​to​ con gli eroi desti​na​ti​ all’o​blio,​ inca​stra​ti​ dall’i​nar​re​sta​bi​le​ avan-​ zare​ della ferro​via​. Il pote​re​ del dena​ro​ si impo​ne,​ con un borghe​se​ privo di gambe e di nobil​tà​. Una nobil​tà​ che nel far west di Leone è un elemen​to​ di conqui​sta,​ come nell’an​ti​ca​ Grecia​. Non si tratta​ di casa​te​ dal nobi​le​ lignag​-​ gio che vengo​no​ soppian​ta​te​ dalla Rivo​lu​zio​ne​ France​se​. È un model​lo​ cul-​ tura​le​ che cede il passo, un mondo crude​le​ che si fa da parte, lascian​do​ passa​re​ il progres​so,​ con cui miglio​ra​ la quali​tà​ della vita di molti e spari​-​ sce al contem​po​ la possi​bi​li​tà​ di dimo​stra​re​ il proprio​ eroismo​.

La Trilogia si è chiusa​ con un duello​ a tre, dopo aver porta​to​ sulla scena un singo​lo​ eroe e una coppia​ di cava​lie​ri​ palli​di​. Si salta di uno, i prota​go​ni​sti diven​ta​no​ cinque​ e per la prima volta c’è una donna a divi​der​si​ lo scher-​ mo con gli altri, da pari a pari.

Cambia​ parzial​men​te​ di mano la scrittu​ra​ del film, con un prelu​dio​ egemo​-​ nizza​to​ da Dario Argento e Bernardo Bertolucci. Per Leone siamo però lonta​ni​ da quello​ che cerca. Consa​pe​vo​le​ che “il mondo del cine​ma​ sta cambian​do”​ (Argento) cerche​rà​ in Sergio Donati e Luciano Vincenzoni elemen​ti​ di sceneg​gia​tu​ra​ più propri​.

Dopo una venti​na​ di minu​ti​ ci si accor​ge​ del cambio​ di marcia,​ però il proe-​ mio funzio​na,​ ricor​dan​do​ i passag​gi​ dei capo​la​vo​ri​ omeri​ci​ di presen​ta​zio​-​ ne dell’e​roe,​ in questo​ caso fortu​na​ta​men​te​ non inter​pre​ta​to​ da Eastwood. A Clint l’offer​ta​ era stata fatta, sia come prota​go​ni​sta​ che come compar​sa​ nel cammeo​ inizia​le:​ poco da fare, ormai il “cava​lie​re​ senza nome” aveva imboc​ca​to​ la strada​ degli USA. Così tocca a Charles Bronson, un carat​te​ri​sta​ poco abitua​to​ al ruolo di prota​go​ni​sta,​ per il quale la Para​mount​ avanza​ molte perples​si​tà​ (sarà l’insi​sten​za​ del regi​sta​ a garan​ti​re l’ingag​gio)​. Per Leone la vendet​ta​ è una virtù e il volto di Charles​ è quello​ ideale,​ perché​ da l’idea​ di uno capa​ce​ di veni​re​ a prender​ti​ “anche se ti nascon​di​ in Groenlan​dia”​. La vendet​ta​ è un senti​men​to​ primor​dia​le,​ legato​ al mondo anti​co​ e a quello​ dell’o​pe​ra​. Accom​pa​gna​ i morti e gli assas​sini​. Così è anche per questa​ tita​ni​ca​ impre​sa​ e la scelta​ del prota​go​ni​sta​ risulta​ perfet​ta​.

Al fianco​ di Bronson​ c’è un atto​re​ di forma​zio​ne​ fordia​na,​ Henry Fonda. Si presen​ta​ sul set agghin​da​to​ come un pisto​le​ro,​ accom​pa​gna​to​ da baset​toni​ e altri arti​fi​ci​ che Leone non vuole. Sullo schermo​ deve esse​re​ il volto buono dei presi​den​ti​ USA a vesti​re​ i panni del catti​vo​.

Jason Robards si ritro​va​ schiaccia​to​ tra i due, però riesce​ a conqui​star​si​ uno spazio​ vita​le,​ nono​stan​te​ si fosse presen​ta​to​ ubriaco​ al suo primo pro-​ vino​. La storia​ di Robard​ è lega​ta​ al cine​ma​ di Peckinpah, un percor​so​ di-​ verso​ dai due già cita​ti​.

Una scelta​ corag​gio​sa​ viene fatta anche per Claudia Cardinale, per la quale c’è il rifiu​to​ a Sophia Loren (e ai soldi di Carlo Ponti).

 Si va sul classi​co​ e il colos​sa​le,​ lascian​do​ il clima da spaghetti che tanto aveva fatto inna​mo​ra​re​ il pubbli​co​ inter​na​zio​na​le​. Insi​sten​ti​ sono i rife​ri​-​ menti​ al western americano, alla Nouvelle Vogue del mondo intel​let​tua​le​ e al noir. Ci sareb​be​ da perde​re​ molte ore e paro​le​ per conclu​de​re​ un esausti​vo elenco​ di cita​zio​ni​. Sono elemen​ti​ fonda​men​ta​li,​ indi​spen​sa​bi​li​ per cercare​ di porta​re​ avanti​ quella​ che è una rifles​sio​ne​ conclu​si​va​ sul gene​re,​ ac-​ canto​nan​do​ in secon​do​ piano l’aspet​to​ poli​ti​co​ (meglio​ affron​ta​to​ nel suc-​ cessi​vo​ Giù la testa) e affron​tan​do​ i demo​ni​ di un passa​to​ che non esiste​ più.

Per l’occa​sio​ne​ alcu​ne​ scene, per la prima volta, vengo​no​ gira​te​ nella Mo-​ nument​ Valley​ di John Ford. L’ambien​ta​zio​ne​ è comun​que​ quella​ di Leone, anche se si nota il grantur​co​ emilia​no​ volu​to​ da Bertolucci all’i​ni​zio del film.

 La lavo​ra​zio​ne​ trova qualche​ intop​po,​ anche per il suici​dio​ di Al Mulock, che però pare non aver scosso​ troppo​ il regi​sta,​ se non nell’im​me​dia​to,​ per la preoc​cu​pa​zio​ne​ lega​ta​ al film e ai suoi vesti​ti​. Testi​mo​nian​ze​ voglio​no​ Leone impe​gna​to​ a urla​re​ “recu​pe​ra​te​ il costu​me!”​.

Morricone non aveva convin​to​ all’i​ni​zio​. Le prime compo​si​zio​ni​ non sod-​ disfa​no​ e gli viene indi​ca​ta​ la disneya​na​ Lilli e il Vagabondo come pelli​-​ cola​ di rife​ri​men​to​. Il risul​ta​to​ è comun​que​ quello​ cui ha abitua​to​ il Mae-​ stro, una musi​ca​ capa​ce​ di esse​re​ poesia​ nella poesia​.

Molto altro ci sareb​be​ da dire, dalla presen​za​ di Fabio Testi alla colla​bo​-​ razio​ne​ tra la Euro Inter​na​tio​nal​ Films e la Para​mount,​ che per alcu​ni​ apri-​ rà le porte del cine​ma​ italia​no​ al livel​lo​ inter​na​zio​na​le​. I capo​la​vo​ri​ sono però fatti per esse​re​ raccon​ta​ti,​ così ognuno​ capi​sce​ cosa più ha colpi​to​ l’al-​ tro.

La passio​ne​ è del regi​sta,​ l’amo​re​ dello spetta​to​re​ e sarà il medio​-lungo​ pe-​ riodo​ a dare il giusto​ rico​no​sci​men​to​ a questo​ film, delu​den​te​ a livel​lo​ eco-​ nomi​co​ e di criti​ca​ in prima battu​ta​. Negli USA sarà proiet​ta​ta​ una versio​ne mancan​te​ di venti minu​ti​. 

E’ il ’68, non si ha anco​ra​ chiaro​ quello​ che aspetta​ il mondo occi​den​ta​le​.

E’ un atto di passio​ne,​ un canto del cigno: non si può far altro che inna​mo​-​ rarsi,​ coglien​do​ quella​ sfuma​tu​ra​ che saprà conqui​sta​re​ chi non si sente a suo agio nel nuovo millen​nio​.

E’ una storia​ di “soli uomi​ni”,​ di perso​ne​ che pongo​no​ il proprio​ onore al centro​ dell’es​se​re,​ rifiu​tan​do​ le logi​che​ di merca​to​. Una storia​ di una razza che sarà per sempre,​ anche se in estinzio​ne​.

Voto: 9

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