Muffa

Küf – Turchia/Germania 2012 – di Ali Aydin

Drammatico – 94′

Scritto da Nicole Musto (fonte immagine: mymovies.it)

Basri è un guardiano delle ferrovie, 18 anni fa suo figlio è stato arrestato e da allora non ha più ricevuto sue notizie. Dopo la morte di sua moglie, Basri vive solo, isolato dal mondo. La sua unica speranza è quella di conoscere la verità sul destino di suo figlio.

Il figlio di Basri, Seyfi, è uno dei tanti scomparsi della repressione, oppositori e dissidenti politici eliminati dall’esercito turco. Il film concentra la sua attenzione sui familiari, coloro che restano attoniti e impotenti di fronte a questa violenza, che attendono, con la speranza di riabbracciare i proprio cari anche quando il loro destino pare segnato. Basri è rimasto solo ad aspettare, la moglie è morta sopraffatta dal dolore della perdita del loro unico figlio. Basri però non si rassegna e ogni mese scrive al Ministero degli Interni e alla Questura per avere notizie del figlio. Questo è tutto ciò che gli resta, non ha nient’altro nella sua vita. Il film ci conduce nell’esistenza di quest’uomo solo, fatta di lavoro e di frequenti convocazioni in questura dove gli viene intimato di smettere di fare domande e cercare risposte su ciò che è accaduto. La storia in sè appare interessante e toccante ma le scelte registiche sembrano castrare qualsiasi possibilità di partecipazione dello spettatore: lunghe inquadrature fisse raccontano sia dialoghi che azioni durante il film, sicchè il risultato è una notevole difficoltà nel seguire ed entrare in contatto con la vicenda e i personaggi. Si resta solo spettatori. Gli attori, seppur validi nei loro ruoli, non riescono a conquistarci e la vicenda, sebbene drammatica, resta ferma sullo schermo, non riesce a penetrare nell’animo e nella mente di chi la guarda. In questo scenario quasi asettico colpisce l’ambientazione suggestiva dal punto di vista naturale di alcune scene che ritraggono il protagonista al lavoro in luoghi isolati lungo la ferrovia, ma questo certo non basta per ritenere il film degno di nota. In sostanza il film, basato su una vicenda legata alla storia recente della Turchia, risulta limitato da una regia assai poco dinamica e che ostacola l’introspezione, la quasi assenza di soggettive e i lenti piani fissi non drammatizzano il racconto e anzi lo appiattiscono, smorzando la componente patetica che invece è fortemente richiamata dalla trama. Un film che non esplode, ma implode, lasciando poco o nulla allo spettatore.

Voto: 4

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