Tournée

Tournée – Francia/Germania 2010 – di Mathieu Amalric

Commedia/Drammatico – 111′

Scritto da Fulvia Massimi (fonte immagine: screenweek.it)

Ex produttore televisivo fallito e novello impresario teatrale, Joachim​ Zand si imbarca in un viaggio on the (rail)road nella Francia costiera in compagnia delle cinque star americane del “suo” show neo-burlesque. La tournée del titolo sarà l’occasione per riflettere sulla sua vita e sull’odio sopito che ex-amici ed amanti covano per lui senza una ragione specifica.

Folgo​ra​to​ dal roman​zo​ della scrittri​ce​ france​se​ Colette L’envers du music-hall, Mathieu Amalric ne porta sul grande​ schermo​ la cari​ca​ vita​le​ e scanda​lo​sa,​ aggior​nan​do​ne​ i conte​nu​ti​ a quasi un seco​lo​ dalla pubbli​ca​zio​-​ ne e trasfor​man​do​li​ nel film di una vita: un viaggio​ dispe​ra​to​ nel corpo e nell’a​ni​ma​ del (neo)burle​sque,​ premia​to​ a Cannes​ per la miglior​ regia.

Dimen​ti​ca​te​ Burlesque di Steve Antin: l’arte​ dello spoglia​rel​lo​ (sebbe​ne​ non si tratti​ soltan​to​ di questo)​ non ha nulla di pati​na​to​. Sceglien​do​ la via del reali​smo​ a tratti​ quasi docu​men​ta​ri​sti​co​ (compli​ce​ la foto​gra​fia​ multi​-​ forme​ di Cristophe Beaucarne), Amalric​ raccon​ta​ il dietro​ (e davan​ti)​ le quinte​ di uno show itine​ran​te​ in cui il corpo, orgo​glio​sa​men​te​ esibi​to​ in tutta la sua imper​fe​zio​ne,​ è asso​lu​to​ prota​go​ni​sta​.

Con uno sguardo​ che ricor​da​ quello​ di Aronofsky, Tournée si fa elogio​ di una corpo​rei​tà​ bandi​ta​ dai moder​ni​ cano​ni​ esteti​ci​ eppu​re​ vene​ra​ta​ in bui teatri​ di provin​cia,​ dove il pubbli​co​ adoran​te​ rende omaggio​ alle divi​ni​tà di uno spetta​co​lo​ in cui “le donne si esibi​sco​no​ per le donne, così l’uomo​ non può tener​le​ sotto control​lo”​. Eppu​re,​ dietro​ la femmi​ni​li​tà​ ostenta​ta,​ i lustrini,​ le ciglia​ finte e il trucco​ pesan​te,​ il corpo è carne e dolo​re,​ occhi pesti e cuori infran​ti,​ e la soli​tu​di​ne​ di ritro​var​si​ in una stanza​ vuota da-​ vanti​ a uno specchio,​ come una talpa nella sua tana.

Amalric​ inter​pre​ta​ se stesso,​ renden​do​si​ compli​ce​ di una finzio​ne​ cine​ma​-​togra​fi​ca​ che sembra​ sempre​ sul punto di sfocia​re​ nel reale, tale è la spon-​ tanei​tà​ e la compli​ci​tà​ con cui le cinque​ attri​ci​ ameri​ca​ne​ (Mimi Le Meaux, Kitten on the Keys, Dirty Martini, Julie Atlas Muz, Evie Lovelle) calca​no​ tanto il palco​sce​ni​co​ teatra​le​ che quello​ della vita. Princi​pe ranoc​chio​ in mezzo a cinque​ regi​ne,​ senza più radi​ci​ né casa, Joachim​ ne trova una nella fretta​ e nell’an​sia​ del tour, nel “turbi​nio​ di voci starnaz​zanti”​ che dà “l’illu​sio​ne​ di vive​re​ a mille”, e allo stesso​ tempo nella ricer​ca​ del silen​zio,​ di una musi​ca​ azze​ra​ta​ che nessu​no,​ tranne​ la cassie​ra​ di una stazio​ne​ di servi​zio,​ vorrà abbas​sa​re​ per lui.

L’amo​re​ è “ritro​var​si​ a lato di un palco dopo soli due passi di danza” e fini​re in un alber​go​ sul mare, rosset​to​ impa​sta​to​ sulle labbra​ e lacri​me​ silen​ziose​ sul volto, perché​ la feli​ci​tà​ non si può più conte​ne​re,​ perché​ a forza di viaggia​re​ si è dimen​ti​ca​ta​ la sensa​zio​ne​ di fermar​si​ e ripren​de​re​ fiato.

Have Love, Will Travel dei The Black Keys (qui nella versio​ne​ dei The Sonics) apre e chiude​ il film, unendo​ i due elemen​ti​ chiave​ di una pelli​co​la​la cui bellez​za​ è diffi​ci​le​ da rende​re​ a paro​le:​ amare e viaggia​re,​ ritro​va​re​un Paese da cui si era fuggi​ti​ e ritro​va​re​ se stessi,​ accet​tan​do​ infi​ne​ la scon-​fitta,​ i livi​di​ e tutte le proprie​ colpe.

“Fare un film può esse​re​ terri​bil​men​te​ dolo​ro​so”​ confes​sa​ Amalric,​ costret​-​ to a rita​glia​re,​ in più di tre ore di gira​to,​ una dura​ta​ adatta​ agli odierni​ standard​ di soppor​ta​zio​ne​ spetta​to​ria​le​. Perché​ “è impos​si​bi​le​ inclu​de​re​ nel film tutta la vita che avrei volu​to”​ quando​ quella​ stessa​ vita si prefe​ri​sce​ assu​mer​la​ in pillo​le,​ mai tutta insie​me,​ per non rischia​re​ di restar​ne​ schiaccia​ti​.

Guardan​do​ Tournée è impos​si​bi​le​ non avver​ti​re​ l’amo​re​ travol​gen​te​ di Amalric​ per il mondo ruti​lan​te​ colto dalla macchi​na​ da presa: il fasci​no​ im-​ mobi​le​ e vibran​te​ della provin​cia​ france​se,​ la magia di uno show irri​ve​ren​-​ te, struggen​te,​ esage​ra​to​ – seppur​ meno prota​go​ni​sta​ di quanto​ la tag-line​ italia​na​ lasci suppor​re​ – unita a quella​ delle sue inter​pre​ti,​ caoti​che,​ sen-​ suali,​ voliti​ve​ ma mai volga​ri,​ nasco​ste​ dietro​ nomi d’arte​ ma sempre​ se stesse​. Anche quando​ il loro corpo, il loro stile, il loro magni​fi​co​ senso del-​ l’umo​ri​smo,​ la vita​li​tà,​ sono messi in discus​sio​ne​. Joachim​ (e Amalric​ con lui) dichia​ra​ il proprio​ amore ad un micro​fo​no​ soli​ta​rio​ e la sua confes​sio​-​ ne suona come una richie​sta​ di perdo​no​. Per esse​re​ meschi​no​ e crude​le​ (il dialo​go​ con Mimi nel corri​do​io​ dell’ho​tel​ è uno dei momen​ti​ più inten​si​ del film) ma anche profon​da​men​te​ e irri​me​dia​bil​men​te​ umano.

Vani​fi​ca​ta,​ in parte, dall’a​tro​ce​ doppiag​gio​ italia​no,​ la sceneg​gia​tu​ra​ di Amalric​ (scritta​ a dieci mani con Philippe Di Folco, Thomas Guillou, Marcelo Novais Teles e Raphaëlle Valbrune) si esprime​ magni​fi​ca​mente​ senza dire quasi nulla, senza spiega​re​. L’assen​za​ di una moti​va​zio​ne​ non pesa quanto​ i silen​zi​ della Coppo​la​ in Somewhere poiché​ ad essa non si accom​pa​gna​ la vacui​tà​ di signi​fi​ca​to​ dell’e​si​sten​za​. E poiché,​ in fondo, non c’è nulla che debba esse​re​ spiega​to​. Quella​ di Amalric​ è un’ope​ra tatti​le,​ epider​mi​ca,​ fatta di sensa​zio​ni​ ed emozio​ni,​ è lo sguardo​ che coglie brandel​li​ di vita – dell’ “avven​tu​ra​ di una vita” – mostran​do​ la diffi​col​tà di anda​re​ avanti​ senza lasciar​si​ inghiot​ti​re​ dal crollo​ delle proprie​ fonda​menta​.

Potreb​be​ esse​re​ l’enne​si​ma​ apolo​gia​ di un uomo senza quali​tà,​ masti​ca​to​ e sputa​to​ senza compas​sio​ne​ dallo show-busi​ness​ e deci​so​ a torna​re​ vinci​to​-​ re in patria​ sfruttan​do​ la galli​na​ dalle uova d’oro: le premes​se​ ci sono tutte. Eppu​re​ Amalric​ va oltre, incar​nan​do​ il lace​ran​te​ senso di esclusio​ne​ di un uomo che ha allon​ta​na​to​ e conti​nua​ ad allon​ta​na​re​ tutti da sé, crogio​lan​do​-​ si nell’u​mi​lia​zio​ne,​ negan​do​si​ (quasi) ogni occa​sio​ne​ di feli​ci​tà​.

Atto​re​ tra i più talen​tuo​si​ della sua gene​ra​zio​ne​ ma poco più che esordien​te​ dietro​ la macchi​na​ da presa, Amalric​ ha il corag​gio​ di realiz​za​re​ un film che proba​bil​men​te​ nessu​no​ avrebbe​ volu​to​ finan​zia​re​ e che in pochi vorran​no​ vede​re,​ e di calca​re​ il tappe​to​ rosso di Cannes​ circon​da​to​ dalla vita​li​tà​ stra-​ bordan​te​ del suo cast straordi​na​rio,​ fregan​do​se​ne​ dell’e​ti​chet​ta​ e del deco rum e otte​nen​do​ il giusto​ rico​no​sci​men​to​ del suo appas​sio​na​to​ (e appas​-​ sionan​te)​ lavo​ro​. “Perché​ esse​re​ così fuori luogo se non ne viene niente​ alla fine?”

Voto: 8

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