Il ginocchio di Claire

Le genou de Claire – Francia 1970 – di Eric Rohmer

Drammatico/Romantico – 105′

Scritto da Francesco Carabelli (fonte immagine: spietati.it)

A dieci anni dalla morte, il cinema di Eric Rohmer è più vivo che mai, i suoi film sono piccoli classici, perle rare che illuminano il firmamento del cielo del cinema francese ed europeo.

A differenza di tanto cinema degli anni ’70, ormai datato perché avente come argomento la contestazione, il mutamento dei costumi e la rivoluzione comunista, il cinema di Rohmer è tutt’oggi attuale perché ci parla dell’uomo di ieri come di quello di oggi, parla all’uomo di ieri, come a quello di oggi. Parla di sentimenti, di situazioni amorose, parla di letteratura e teatro, di arte e poesia ed è esso stesso tutto questo nella sua pur apparente semplicità.

Ma cosa caratterizza il cinema di Rohmer? Forse quell’insistenza sui dialoghi, sui rapporti di coppia, sugli azzardi nelle relazioni uomo-donna, che siano giovani o maturi. Alla base c’è una passione di fondo, una passione per la relazione, per l’essere in relazione che caratterizza fin dalla nascita l’uomo.

Anche Il Ginocchio di Claire che è uno degli ultimi capitoli del ciclo dei Racconti morali, si focalizza su queste relazioni: il maturo Jérôme (Jean-Claude Brialy) a poche settimane dal matrimonio da celebrare con la sua fidanzata storica svedese, Lucinda, torna nei luoghi della sua infanzia, nella villa di famiglia sulle coste dello splendido lago di Annecy e, qui, incontra un’amica scrittrice di lunga data di origine rumena, Aurora (interpretata dalla poetessa di origine rumena, transfuga in Francia, Aurora Cornu), che trascorre le sue vacanze ospite di una famiglia locale. I due inizieranno ad incontrarsi presso la villa degli ospiti di Aurora e, Jérôme, conoscerà la figlia della padrona di casa, Laura, invaghendosene, nonostante la giovane età della stessa.

Sarà Aurora a spingere oltre la relazione tra Laura e Jérôme, scommettendo con l’amico a partire da un intreccio romanzesco. Ma l’entrata in scena della sorellastra di Laura, la più matura Claire, ruberà il cuore di Jérôme.

Tutta la passione di Jérôme si focalizzerà sul Claire e sul suo ginocchio, oggetto del suo desiderio e punto focale della sensualità della giovane.

Analizzando a posteriori questa relazione Jérôme concluderà che, toccando il ginocchio di Claire, ha raggiunto l’apice del suo desiderio, senza scalfire le grazie di Claire, che vede d’altrocanto nel suo gesto, piuttosto un tentativo da parte sua di consolarla, dopo che Jérôme le ha rivelato che il suo boyfriend, Gilles la tradisce con una sua amica, Muriel.

In qualche modo la tentazione sensuale o sessuale, viene sublimata in un gesto innocente che esprime tenerezza ma, al tempo stesso, desiderio, proprio come nell’approccio ad una ragazza, molto spesso si parte dal contatto delle mani, dal tatto, nel tentativo di manifestare un desiderio, si sessuale, ma più profondo, che non è appropriazione, ma rimando in un gioco reciproco di sensazioni e sentimenti, che sono specchio dell’anima dei due amanti.

Nel tatto viene accettato come bidirezionale il desiderio del singolo, che vive anche nel gioco di sguardi che però, molto spesso, è successivo.

Il tatto azzera la ritrosia e mostra accoglimento e reciprocità.

La bellezza e la profondità di un gesto innocente, sintetizzano la poesia del cinema dell’autore francese.

Un cinema di cui abbiamo bisogno, in un mondo in cui tutto è esplicito e la simbolicità non ha più spazio.

Certo, alle spalle di questo cinema c’è lo studio, la passione, l’amore incondizionato per un mondo e le tante riflessioni di amici come Bazin, ma oggi, come allora, questo cinema ci parla con leggerezza e senza moralismi, della bellezza del mettersi in relazione, sul filo del rasoio, facendo prevalere, nonostante le nostre pulsioni, il lato sentimentale e gioioso delle relazioni. 

Da segnalare nel film, una delle prime apparizioni del genio del cinema e teatro francese, Fabrice Luchini, che compare in molti film di Rohmer (tra gli altri ne Le notti della luna piena) e la presenza della giovane Béatrice Romand, anch’essa più volte presente nella cinematografia del regista alsaziano, da ultimo nel Racconto di autunno.

Il lago di Annecy, fulcro delle vicende sarà fonte di ispirazione per altri registi. Segnaliamo ad esempio il recente film Ce sentiment de l’été di Mikhaël Hers.

Il ginocchio di Claire è un classico senza tempo da riguardare per ritrovare se stessi e l’ardore della propria gioventù.

Voto: 9

 

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