La Notte del Giudizio – Election Year

The Purge: Election Year – Stati Uniti/Giappone 2016 – di James DeMonaco

Azione/Horror/Fantascienza – 108′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: microsoft.it)

Terzo episodio della serie La notte del giudizio, in cui si immagina un futuro distopico in cui negli USA per un giorno all’anno sia sospesa la legge garantendo immunità assoluta ad ogni tipo di crimine. Il tutto al fine di poter fornire una “valvola di sfogo” alla popolazione prevenendo così crimini e problemi sociali.

 

Il terzo episodio della serie “The Purge” (tradotto in maniera ignominiosa in italiano in “la notte del giudizio”) è l’episodio più marcatamente politico. Se nel primo episodio James DeMonaco aveva posto la vicenda politica sullo sfondo, favorendo un clima da dramma familiare grottesco alla Funny Games, mentre nel secondo si era lasciato andare a mostrare con maggiore spettacolarità thrilling la violenza anarchica di strada, in Election Year concentra dettagliatamente l’attenzione al tema politico-istituzionale. Elementi di critica capitalistica sono presenti in tutti e tre i film, ma qui la riflessione viene esposta in maniera precisa e costante, diventando il leitmotiv dell’opera, quasi con intento educativo e didattico. La bravura di DeMonaco è comunque quella di riuscire a coniugare un taglio riflessivo di ampio raggio al mantenimento di una struttura spettacolare che utilizza con sapienza sia gli strumenti dell’horror che del thriller. Riecheggiano atmosfere alla TarantinoRodriguez, alla Hostel e perfino alla Spring Breakers, affinando uno stile che sembrava ancora grezzo nell’episodio precedente. Pur essendo in linea di continuità con quest’ultimo, mantenendone uno degli attori protagonisti (Frank Grillo, impersonante un Leo Barnes diventato fedele guardia del corpo della “senatrice abolizionista” del Purge day), l’opera appare più “corale”, godendo di una serie di personaggi ben costruiti e coordinati, senza particolari protagonismi individuali. Si mostrano i discorsi fatti ai tavoli che contano, quelli delle grandi sfere del potere dove con istinto predatorio e aristocratico si ribadisce che “non ce n’è per tutti”, e che è arrivato il momento di dare una lezione a tutti coloro che mettono in discussione il giorno dello sfogo che consente di eliminare la feccia umana quotidiana, secondo quella modalità che ogni anno consente di mantenere ottimi gli indici economico-industriali e la sicurezza nelle strade. Il nemico pubblico numero uno viene identificato nella senatrice Charlie Roan (Elizabeth Mitchell, nota per il suo ruolo in Lost), la quale propone una “vecchia” dimensione valoriale fatta di solidarietà, pace, giustizia e umanismo, in un’ottica cioè completamente inconciliabile con l’ordine stabilito dai “nuovi padri fondatori”; questi hanno legittimato la violenza come valvola di sfogo per risolvere problemi individuali e sociali, ma soprattutto utile a mantenere un ordine gerarchico vantaggioso per i più ricchi, ritratti come elementi per lo più deviati e psicopatici. L’elemento nuovo del film è il ruolo inedito che viene rivestito dalla religione cristiana, ritratta come spalleggiatrice di questa ideologia nazistoide. Particolarmente simbolica è la scena finale che si svolge in una chiesa con un prete compiacente e altrettanto assetato di sangue. DeMonaco attinge alla storia del ‘900 (cioè all’alleanza tra nazifascismo e Chiesa cattolica) proponendo il classico nesso tra poteri forti e religione capace di intaccare nel profondo la mentalità individuale e collettiva legittimandone le istanze più macabre e feroci attraverso una rilettura del “diritto naturale”. C’è spazio anche per una riflessione sul tema del razzismo, che vede gli afroamericani tra i più discriminati e quindi tra i più decisi a combattere un ordine in cui effettivamente i ricchi sono tutti bianchi. È una riproposizione quasi romantica del Black Panther Party, epurato però dall’ottica panafricana e di orgoglio black che ne costituiva una caratteristica primaria, concentrando invece tutta l’attenzione sulla sua capacità di organizzare azioni violente contro un padronato ed un ordine detestabili, secondo una mera e precisa ottica di classe. A qualcuno tutto ciò potrà sembrare anche esagerato, eppure leggendo i resoconto di cronaca quotidiana e i bollettini politici globali certi scenari non solo non appaiono inverosimili, ma sono forse perfino superati dalla realtà.

Voto: 8

 

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