Take Shelter

Take Shelter – Stati Uniti 2011 – di Jeff Nichols

Drammatico/Horror/Thriller – 121′

Scritto da Francesco Carabelli (fonte immagine: mymovies.it)

Ohio. Una famiglia vive serena e spera di regalare un futuro migliore alla figlia, afflitta da sordità. Il padre però inizia ad avere degli incubi che gli prospettano un’imminente tempesta. Inizia a sistemare il rifugio anti-tornado dietro casa, ma sarà solo l’inizio di una serie di guai.

Opera seconda del promettente regista americano Jeff Nichols, il film è la storia di un padre di famiglia che deve fare i conti con l’insorgere di problemi psichici. Sua madre aveva sofferto di schizofrenia paranoide sin dalla più giovane età e per questo era stata ricoverata in una struttura protetta. Curtis invece vuole stare accanto alla propria famiglia, non vuole abbandonarla, perché crede che avverrà qualcosa di negativo. Ha delle allucinazioni sonore e sogna insistentemente una catastrofe, ovvero che si abbatta sulla sua casa una tempesta di dimensioni colossali. Pertanto decide di sistemare un rifugio (shelter) che ha dietro casa e per far ciò, fa ricorso ai mezzi di lavoro dell’azienda per cui è impiegato, senza chiedere l’autorizzazione al proprio capo. Il risultato finale sarà il licenziamento con tutto quello che ne comporta (la figlia grazie all’assicurazione lavorativa avrebbe dovuto sottoporsi ad un’operazione per curare la sordità). La famiglia è minata al proprio interno dal comportamento di Curtis, che appare inspiegabile alla moglie, che però lo ama profondamente, conoscendo la sua storia, ed è pronta ad accollarsi il peso e la responsabilità della famiglia. Insomma una storia americana, caratterizzata dall’attaccamento alla famiglia e da un pericolo imminente che potrebbe mettere in crisi la serenità della stessa e il proprio futuro. Lo script è frutto dello stesso regista e nasce da esperienze autobiografiche, ovvero le nozze, la felicità per il matrimonio, ma la perenne sensazione che qualcosa potrebbe metterlo in crisi. La fotografia della campagna dell’Ohio unita alla computer graphic, per ricostruire i temporali è un mix che funziona a livello della componente visuale del film. Quello che però ci sorprende è la capacità degli attori di entrare in parte. Penso ad un perfetto Michael Shannon che già avevamo visto dare il meglio di sé nella parte di uno psicopatico nel film di Werner Herzog, My son, my son what have ye done e che qui riesce a ricostruire il complesso personaggio di Curtis, grazie ad una perfetta impersonificazione dello stesso. Riesce a tratteggiarne l’instabilità e a farne emergere i momenti di incontrollabilità, ma è anche capace di metterne in luce la serietà e l’attaccamento alla figlia e alla moglie. Vediamo nella figura di Curtis un po’ un novello Noè che si pone la responsabilità della famiglia e si prepara ad una catastrofe costruendo un rifugio sicuro per mettere in salvo i propri cari. Quello che caratterizza Curtis è, tuttavia, la componente psicotica e la consapevolezza di essa che lo porta a intraprendere un percorso di cura. Anche Jessica Chastain, che interpreta Samantha, la moglie di Curtis, dà il meglio di sé e riesce a mettere in luce la vulnerabilità del personaggio, ma anche la tenacia e l’amore per il proprio marito. In questo la Chastain ricalca la figura materna di The tree of life (il film di Nichols è uscito più tardi nelle sale, ma è stato presentato contemporaneamente a Cannes nel 2011, quando ancora la Chastain era una sconosciuta), dando prova di una perfetta adattabilità a questo ruolo. Il regista riesce a miscelare l’epica americana dei grandi spazi con alcune componenti del cinema catastrofico e persino del cinema horror (uomini zombie, levitazione dei mobili). Il finale della pellicola ci mostrerà come Curtis avesse ragione e tutta la famiglia riconoscerà a lui questo merito, così come in precedenza egli si era reso disponibile a mettere da parte il proprio orgoglio, per il bene dei propri cari. Un film solido e curato (il regista si è a avvalso della collaborazione della società  Hydraulx, che ha curato gli effetti speciali di Avatar), capace di attirare l’attenzione del pubblico e dei critici, tanto da valergli il Gran premio della settimana internazionale della critica, il premio SACD e il premio Fipresci al Festival di Cannes 2011.

Voto: 8

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