Fuori dal coro

Fuori dal coro – Italia 2015 – di Sergio Misuraca

Commedia – 95′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: mymovies.it)

Sicilia. Dario e Nicola, giovani siciliani e disoccupati doc, trascorrono le loro giornate tra spinelli, giri in motorino e arte d’arrangiarsi.

Il neo laureato Dario però, in cambio di una promessa di ‘segnalazione’ per un posto di lavoro, decide di svolgere un lavoretto per un personaggio influente del suo paese, il ‘Professore’. Si tratta di consegnare a Roma una busta contenente dei documenti. Dario parte in auto dopo aver chiesto all’amico Nicola, abile tappezziere, di nascondere la busta dentro al sedile della sua auto.

Ma le cose a Roma non vanno lisce come Dario aveva immaginato, né come il Professore gli aveva garantito. Infatti, la persona che deve fare da tramite per la consegna, altro non è che suo zio Tony. I due, che non si vedono da molti anni, sono costretti ad appianare le loro divergenze per portare a termine il lavoro e consegnare la busta a Pancev, uno slavo poco raccomandabile. Ma al momento della consegna, la busta sembra essere sparita.

Zio e nipote sono costretti a scappare in Sicilia con una rocambolesca fuga, nel tentativo di venirne a capo, recuperare la busta e salvare la pelle.

Che Fuori dal Coro sia un’opera interessante è fuor di dubbio. Al di là della storia simpatica e ai limiti della realtà che riguarda la sua realizzazione (il regista Misuraca che nel 1994 va negli USA a tentar fortuna, diventa il cuoco di Robert De Niro e dopo giri tortuosi torna in Sicilia realizzando con mezzi di fortuna il film che avrebbe voluto fare con il suo idolo), il film meriterebbe attenzione per il solo fatto di muoversi su generi quasi del tutto assenti nel contesto italiano: il pulp, ma soprattutto la black comedy di stampo gangsteristico. Certo può far sorridere che l’autore accosti la sua opera alle produzioni di Guy Ritchie, Quentin Tarantino e Martin Scorsese, ma effettivamente le influenze sono evidenti sia nella forma che nel contenuto. I maggiori limiti si manifestano a livello stilistico, dovuti anche alla scarsità di mezzi finanziari. Ciononostante emergono alcune scene davvero notevoli che mostrano barlumi di virtuosismo da tenere in considerazione perché non così comuni. Il peccato è che tali picchi poggino su uno strato non sempre adeguato al livello che si vorrebbe tenere, scadendo spesso in passaggi piatti e dilettanteschi. Sul piano del contenuto si possono fare considerazioni analoghe, in particolar modo per la costruzione di alcuni personaggi brillanti e caricaturali al punto giusto (lo “slavo”, lo zio Tony ed una gamma di soggetti secondari ma abbastanza caratteristici da risultare quasi credibili) ma non sufficientemente approfonditi psicologicamente, e come tali rimasti ad uno stato semi-macchiettistico. Il tutto viene ammorbidito con umori e ritmi tipici della commedia italiana, che per l’occasione prende in prestito alcuni spunti abbastanza assenti dal cinema nostrano (ad esempio il tema della droga, per cui si rimanda all’eccesso iperbolico di Strafumati). Altro tasto dolente sono dei dialoghi ed una sceneggiatura che passano dalle stelle alle stalle, confermando la difficoltà di trovare un equilibrio in grado di reggere i 95 minuti del racconto.

Racconto che si conclude con un finale forse un po’ troppo improvvisato e spericolato che cerca di sfruttare una serie di notevoli colpi di scena, forse tendenti a chiarire la labilità della vita umana in una terra difficile come quella sicula (nella quale per la mafia si nasce e si muore tra battute e sorrisi) ma che sembra più realisticamente soffrire della volontà di trovare un finale arrabattato che spiazzi gratuitamente lo spettatore, all’insegna del rifiuto aprioristico dell’happy ending. Il giudizio critico sembrerebbe insomma complessivamente negativo, eppure nella sua totalità Fuori dal Coro non è un brutto film. Lo spettatore può semmai mordersi le mani per le troppe imperfezioni sparse qua e là che sciupano quello che era potenzialmente un prodotto geniale, all’insegna di uno stile (che potremmo definire “spaghetti-pulp”) che cita consapevolmente il poliziottesco italiano alla luce degli sviluppi fatti proprio da Hollywood. La speranza è che possa essere il primo abbozzo di un autore, Sergio Misuraca, che si propone fin d’ora come un nome interessante da tenere d’occhio per il futuro.

Voto: 6

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