Sin City – Una Donna per cui Uccidere

Sin City: A Dame to Kill For – Stati Uniti 2014 – di Frank Miller/Robert Rodriguez

Azione/Crime/Thriller – 102′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte Immagine:  movieplayer.it)

Le nuove vicende che accadono a Sin City ruotano attorno agli episodi fumettistici de Una donna per cui uccidere (A Dame To Kill For), Solo un altro sabato sera (Just Another Saturday Night), Quella lunga, brutta notte (The Long Bad Night) e La grossa sconfitta (The Fat Loss).

 

Atteso da nove anni, il seguito di Sin City conferma appieno le attese. Tratto dalla graphic novelUna donna per cui uccidere” di Frank Miller, il film inserisce in realtà rispetto al precedente anche materiale inedito, come la storia “Quella lunga, brutta notte”, dove compare la new entry Joseph Gordon-Levitt nei panni del giocatore d’azzardo chiamato Johnny.

L’episodio, come il resto del film, è affascinante e scorre più che piacevolmente, anche se appare notevolmente slegato rispetto agli altri due episodi centrali dell’opera, che ruotano attorno alle vicende delle due femmes fatales idealmente opposte: da un lato Ava Lord (interpretata da una Eva Green perennemente in nudo erotico), dall’altro Nancy Callahan (l’assai poco innocente Jessica Alba), assai cresciuta (sotto ogni punto di vista) rispetto al film precedente.

Tirando le somme questo sequel non raggiunge i vertici assoluti raggiunti dall’opera prima: manca il genio grottesco e istrionico garantito da personaggi come quelli interpretati da Elijah Wood e Benicio Del Toro. L’ampio spazio conferito ai protagonisti Dwight McCarthy (Josh Brolin) e soprattutto al titanico Marv (Mickey Rourke, vera e propria anima di questo sequel) spostano l’asse su una dimensione meno onirica e più massiccia, in cui la sceneggiatura tende a diventare più prevedibile e tendente al genere noir-poliziesco, con una predisposizione per l’azione violenta fine a sé stessa. Il che rappresenta comunque una visione eccezionale dal momento che dialoghi, fotografia, scenografia, costumi e trucco restano su livelli superbi, arricchiti dalla scelta azzeccatissima di utilizzare il 3D, che contribuisce ottimamente ad immergere lo spettatore nelle follie della città del peccato.

A livello tematico si sposta l’attenzione, dalla follia pura, ad una maggiore riflessione sul potere, capace di annebbiare le menti (è il caso dell’amore provato da Dwight McCarthy per la famelica Ava Lord) e di eliminare in un batter d’occhio ogni spirito ribelle e goliardico (di qui la vicenda tragicomica della storia di Johnny, le cui ali sono tarpate dalla cinicità e dall’arroganza del Senatore Roark). La questione del potere si snoda quindi su due livelli: l’amore e la politica. Col primo si agisce a livello individuale, cospirando, tramando, ingannando, manipolando amici e nemici, per vendetta o per soldi. Neanche la “piccola” Nancy sfugge a questa logica quando usa il fedele Marv per uscire dallo stato di alienazione autocommiseratrice per realizzare senza troppi scrupoli i suoi propositi. Con il secondo potere (la politica) l’azione è più bieca e diretta. Non necessita di troppi fronzoli e gode della violenza legalizzata di Stato, con la conseguente impunità. Ma se nella vita reale il potere della Politica vince sempre (o quasi) su quello dell’Amore, a Sin City la situazione si può ribaltare in ogni momento, qualora la sua anima più lurida e sconnessa (si allude a Marv, vero ago della bilancia schizofrenico di ogni vicenda, ma più in generale al contropotere della “città vecchia”) decida di entrare in azione per qualsivoglia motivo. Con gran divertimento dello spettatore che gode di uno spettacolo pulp notevole che non lesina momenti umoristici di tipico stile Rodriguez, diminuendo i momenti di puro grottesco horrorifico.

Da citare anche, in un cast eccezionale, i personaggi di Manute (Dennis Haysbert) e dell’illegale dottore tossicodipendente Kroening (impersonato dal mitico “doc” di Ritorno al Futuro, Christopher Lloyd). Abbastanza impalpabili invece le presenze puramente sceniche di Bruce Willis (nei panni del fantasma di John Hartigan) e di Lady Gaga, reclutata in un brevissimo cameo probabilmente solo per poter strombazzare la sua presenza sulle locandine.

Voto: 8

 

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