In Ordine di Sparizione

Kraftidioten – Norvegia/Danimarca/Svezia 2014 – di Hans Petter Moland

Azione/Crime/Drammatico – 116′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: ilcineocchio.it)

In una regione isolata della Norvegia, Nils (Stellan Skarsgard) tiene libere le strade guidando un enorme spazzaneve. Cittadino modello, la sua vita è sconvolta dall’omicidio del figlio, finito per errore nel mirino della malavita. Deciso a vendicarsi, l’uomo si rivela un combattente nato, scagliandosi da solo contro un’organizzazione criminale guidata dal “Conte” (Päl Sverre Hagen), giovane gangster ferocissimo ma amante dell’arte e vegano convinto. La situazione si complica quando si mette di traverso anche la ruspante mafia serba, in un susseguirsi di omicidi e vendette incrociate sempre più rocambolesco.

Ultima piccola perla del cinema scandinavo (collaborazione tra istituti norvegesi, svedesi e danesi), In Ordine di Sparizione è un’opera in bilico tra il thriller vendicativo alla Taken, il pulp alla Tarantino, l’action comedy che fonde Coen e Guy Ritchie e i tipici ritmi silenziosi, artistici ed un po’ grotteschi che caratterizzano ad esempio i film di Aki Kaurismäki. Un calderone apparentemente confusionario ma che si equilibra nelle parti, attraversando i generi e i sentimenti in una sottile ma ben definita linea di continuità che aggiunge particolare valore alla regia di Hans Petter Moland, già noto ai cinefili per la stretta collaborazione con il bravissimo Stellan Skarsgard (il “filosofo” di Nymphomaniac, tanto per intenderci), già diretto in precedenza in opere come Zero Kelvin, Aberdeen e En ganske snill mann.

Per tutta l’opera si rimane incerti in quel sottile equilibrio tra ironia, humour nordico (vedi anche Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve a titolo di esempio) e rappresentazione sfacciata della violenza. A rappresentare splendidamente questo difficile intreccio sono il protagonista Skarsgard, mite lavoratore che si improvvisa giustiziere del figlio andando contro la mafia locale, e il boss serbo impersonato da un sublime Bruno Ganz (diventato famosissimo per l’eccezionale interpretazione di Hitler ne La caduta), capaci più di tutti di rappresentare plasticamente i due volti dell’essere umano più disincantato, pragmatico e razionalista, aspetti culturali costituenti della mentalità scandinava.

Notevole comunque anche l’interpretazione di Päl Sverre Hagen del boss mafioso locale, con la sua spregiudicatezza che degenera spesso e volentieri nello schizofrenismo estremo, con il maggiore contrasto tra lo sforzo di vivere una vita borghese normale (ed anzi esemplare) con la difficoltà di far fronte allo stress psicologico della vita familiare in frantumi e di gestire un gruppo di gangster che assomigliano però molto a dei pacifici impiegati stile il Mr. Wolf di Pulp Fiction (anche se chiaramente senza l’istrionismo di quest’ultimo, bensì con la tipica pacatezza nordica).

Ad una sceneggiatura vivace ed imprevedibile (ma che più del resto ricorda il modus operandi delle prime due memorabili opere di Guy Ritchie: Lock & Stock e The Snatch) si unisce uno sguardo artistico notevole nella fotografia di Philip Ogaard, che cala ottimamente le vicende negli scenari nevosi dell’estremo nord europeo, aggiungendo un tocco di bellezza naturalistica ad una scenografia che sfrutta anche il design minimale e pulito (quasi teatrale) degli ambienti interni.

Da segnalare come momento memorabile del film il dialogo tra i due gangster in auto che discutono sul welfare state, arrivando alla conclusione che nei paesi dell’Europa meridionale esso sia carente perché c’è il sole. “O il sole o il welfare state”. Una sintesi notevole, non c’è che dire…

Voto: 7

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