Nymphomaniac: Vol. I

Nymphomaniac – Vol. I – Danimarca/Germania/Belgio/Regno Unito/Francia/Svezia/Stati Uniti 2013 – di Lars von Trier

Drammatico – 117′

Scritto da Enrico Cehovin (fonte immagine: nientepopcorn.it)

In una notte d’inverno Seligman (Stellan Skarsgård), un uomo di mezza età, trova in un vicolo una donna stesa a terra, Joe (Charlotte Gainsbourg), malridotta a seguito di un pestaggio. Decide di soccorrerla e portarla a casa sua dove ha inizio una lunga conversazione durante la quale Joe racconta la sua vita al suo salvatore.

Dopo Antichrist e Melancholia, Lars Von Trier presenta alla 64ª Berlinale in versione integrale la prima parte del terzo capitolo della trilogia della depressione: Nymp()maniac Vol. I. Il film si presenta come una sorta di seduta psicanalitica divisa in otto capitoli di cui Vol. I racchiude i primi cinque. Si passa dalla scoperta della sessualità, alla perdita della verginità, alla storia importante (Jerôme), all’incontro con Mrs. H (Uma Thurman), alla scomparsa del padre per concludersi, momentaneamente, con lo straordinario capitolo 5, la trasposizione cinematografica di cosa sia per la protagonista la sua vita sessuale, presentata come una polifonia (incompleta) di Bach. In questa versione estesa il regista non si trattiene dal riprendere con dovizia di particolari gli intercorsi sessuali della protagonista, ma lo fa con estrema naturalezza, senza stacchi di montaggio nel passare da penetrazioni a primi piani senza rendere palese l’introduzione delle controfigure e ottenendo un discorso d’immagini molto fluido. Riesce così ad evitare l’effetto scandalo fine a sé stesso che facilmente si sarebbe potuto cercare o involontariamente creare. Annulla l’erotismo e gli amplessi risultano quindi distaccati, sia per l’insensibile protagonista a cui sono più patologicamente necessari che desiderati, sia per lo spettatore per il quale la visione diventa, con l’aiuto della cornice di Skarsgård, uno studio antropologico, dissociandosi, almeno più del previsto, dal voyeurismo. Le continue digressioni – dalla pesca al volo di un aliante, dalla musica alla matematica – proposte da Skarsgård sembrano voler ridimensionare la natura (sessuale) di Joe, confinandola, rendendola più terrena e studiabile. Cercano di ridurla a scienza, qualcosa più facile da comprendere e catalogare, su cui si possa avere il controllo, passo che, probabilmente, mantenendosi unicamente sul piano reale dell’erotismo risulterebbe impossibile all’uomo, troppo deconcentrato dagli impulsi sessuali.

Lars Von Trier, facendo chiedere alla Gainsbourg fiducia a Skarsgård nell’ascoltare la sua storia, chiede implicitamente fiducia allo spettatore, ricordandogli che è libero di interrompere visione e ascolto in qualsiasi momento. Con questo continuo processo di dichiarazione di intenti il regista si guadagna abilmente lo spettatore scremando fin da subito i perditempo. “Come credi trarrai più beneficio dalla mia storia? Credendoci o non credendoci?” – Joe. Il regista danese rende continuamente omaggio ad Andrej Tarkovskij (a cui già aveva dedicato Antichrist) come la scena iniziale che riprende Lo Specchio, con il lento movimento di macchina sulle case e lo sgocciolare dell’acqua della neve sciolta che sta cadendo dai tetti (omaggio sia visivo che sonoro) o il capitolo “The Little Organ School” accompagnato dal preludio corale BWV 639, lo stesso scelto dal regista russo come tema per Solaris. La versione censurata differisce dall’integrale di ben 28 minuti (117 contro 145), buona parte dei quali sono scene esplicite di sesso. Questo porta nella versione “evirata” ad un decentramento dell’equilibrio dialogo/azione, perfetto in origine, sbilanciato, ovviamente, sul dialogo, rendendo il film più verboso e noioso, meno scorrevole e incisivo.

[nota dell’editor: la versione qui recensita è la prima parte di quella uncut, mentre la versione uscita nelle sale cinematografiche italiane è quella “corta” di 240 minuti]

Voto: 8

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