Il Nascondiglio

Il Nascondiglio – Italia 2007 – di Pupi Avati

Horror/Mistery/Thriller – 100′

Scritto da Francesco Carabelli (fonte immagine: occhirossi.it)

Impeccabile dal punto di vista tecnico, il film narra la storia di una donna italiana emigrata in America, vedova di un professore di letteratura romanza e appena uscita da un quindicennio di cure psichiatriche.
Per ricordare il marito la donna decide di tornare sui luoghi del loro amore e di aprire, come si erano promessi, un ristorante italiano. Sulla strada della donna si pone però una casa, che dovrebbe ospitare il ristorante, la quale presenta una storia che il regista è abile a rivelarci poco a poco.
Si tratta di un Thriller giocato molto sulla tensione psicologica, ma anche sulla compassione nel senso originario del termine: accompagniamo la giovane donna nella scoperta del mistero che si cela nella casa fino alla scoperta della verità che porta con sè un tragico finale.
Il regista è abile nel mettere in scena una storia non singolare con mezzi abbastanza convenzionali (tra queste le riprese da angolazioni dal basso o dall’alto a ricordarci la presenza altra che aleggia nella casa), ma con uno stile particolare. Da notare la contrapposizione tra la verticalità predominante nelle immagini interne alla casa, che si contrappone alla orizzontalità delle riprese in esterni. Verticalità come apertura al soprannaturale, ma anche come risultato di una deformazione dell’immagine a simboleggiare la straordinarietà dei fatti e la loro lontananza dalla norma morale. Nei primi minuti che fungono da introduzione alla storia raccontata c’è poi una ricerca filologica nel colore, quasi a riprodurre le tonalità del technicolor anni ’50, con un incarnato molto accentuato, a simboleggiare la carnalità delle persone che stanno vivendo queste vicende.
Non manca un uso sapiente delle immagini per preannunciarci con simboli il vero svolgimento dei fatti narratici. L’uso di questi simboli sparsi nel film ricorda, seppur con un’applicazione meno frequente e incisiva, l’uso che ne faceva Kieslowski nei suoi film (l’afflato metafisico che permeava i film del regista polacco qui tuttavia manca).
Attori credibili. Da segnalare una superba Laura Morante, come protagonista e una serie di attori di contorno di primo piano, tra i quali Burt Young, ai più noto come allenatore di Sylvester Stallone in “Rocky“, non alieno però a questo genere di film (si ricordi la sua partecipazione in “Amytiville II: The possession” dell’italiano Damiano Damiani, film in cui interpreta la parte del padre di famiglia) e Treat Williams, famoso per la sua interpretazione di padre e medico nella serie tv Everwood, qui nella parte di un sacerdote che si prende cura della Morante in difficoltà.

Voto: 7

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