L’enfant – Una storia d’amore

L’enfant – Belgio/Francia 2005 – di Jean-Pierre Dardenne e Luc Dardenne

Crime/Drammatico/Romantico – 95′

Scritto da Francesco Carabelli (fonte immagine: movieplayer.it)

Scoprire il cinema dei fratelli Dardenne è incontrare un mondo nuovo.
Guardando questo film rimangono aperti tanti interrogativi di tipo sociale, morale, tecnico, ma quello che risalta di più è l’impressionante capacità di questi due fratelli belgi di non andare mai sopra le righe.
La camera accompagna fedelmente l’azione che si svolge normalmente, come se venisse filmata la vita reale, senza alcuna finzione.
Forse possiamo dire che i Dardenne sono oggi i rappresentanti più significativi di un cinema realistico, un cinema fedele alle formulazioni della teorie del cinema di Sigfried Kracauer.
Un elemento importante di questa affezione alla realtà è l’assenza di una colonna sonora. La musica appare solo all’interno del film, senza essere commento sonoro degli eventi che accadono.
Ad emergere sono i suoni naturali, i rumori di fondo e quelli del traffico cittadino.
La storia raccontata è quella di Bruno e di Sonia, giovani compagni di vita che hanno appena vissuto la nascita di un figlio. Ma, a dispetto delle responsabilità che dovrebbero assumersi nei confronti del figlio, i genitori sembrano essere ancora, loro stessi, bambini. Questo vale soprattutto per Bruno che, invece di trovare un lavoro “pulito”, preferisce vivere di furti e di elemosina, vivendo alla giornata, a seconda delle disponibilità finanziarie che queste attività garantiscono.

Per lui tutto è oggetto di commercio, di furto, di scambio.
E così anche il proprio figlio, Johnny, diventa oggetto di una vendita che gli può fruttare molti quattrini da spendere per la propria sopravvivenza, ma soprattutto per i propri vizi.
Questo atto moralmente ingiustificabile causa però la rottura con Sonia. Bruno si trova adesso allo sbando, senza nessuno più a cui chiedere aiuto o con cui condividere la propria disgrazia.
Non sa come risalire la china e recuperare la fiducia della propria ragazza, che ora lo odia e non prova per lui alcuna compassione.
L’unico rifugio è un vecchio deposito lungo il fiume, ove passare la notte in solitudine e aspettare un nuovo giorno che lo vedrà di nuovo impegnato in azioni illecite da compiere grazie all’aiuto di adolescenti che si prestano ai furti in cambio di una parte del bottino.
Proprio una di queste azioni lo vedrà protagonista di una fuga disperata che però non avrà esito positivo per il suo compagno, catturato dalla polizia.
Ma sarà a questo punto che Bruno acquisterà coscienza e sarà pronto a recarsi al commissariato consegnandosi alla polizia, pur essendo scampato all’arresto diretto.
La solidarietà verso il proprio compagno di furti lo aiuterà a ritrovare sé stesso, ad acquisire quella maturità (attraverso la sofferenza) che sola potrà permettergli di riconquistare l’affetto perduto di Sonia.
Liberatoria sarà la sequenza finale con il pianto di Bruno e di Sonia che si ritrovano e vivono assieme la sofferenza della distanza.

Ci sono tanti particolari che saltano all’occhio nella costruzione della storia e che rendono la narrazione tanto più realistica e sorprendente.
La narrazione è cauta, mai esasperata e mai banale. La camera è in perenne movimento, ma mai a sproposito, segue l’azione e ce la narra con obiettività. Si vede in questo la lunga formazione dei Dardenne nell’ambito della tecnica dei documentari video.
E’ un cinema della concretezza questo dei Dardenne, che ama gli ambienti dove si tocca con mano la vita (pur anche le zone ex-industriali parlano di una vita passata migliore di quella presente) e che testimonia tuttavia una tensione morale e un afflato religioso che danno un valore universale alle loro opere.

Voto: 8

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