Il Figlio

Le fils  – Belgio/Francia 2002 – di Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne

Drammatico/Mistery – 99′

Scritto da Francesco Carabelli (fonte immagine: mymovies.it)

Quest’opera dei Dardenne risulta poco conosciuta anche per la sua mancata commercializzazione in DVD in Italia.  

E’ un’opera che ha tutte le caratteristiche del cinema dei fratelli belgi: l’uso della camera a mano in continuo movimento, l’assenza di musica, il lavorio preparatorio impeccabile.

I Dardenne ci raccontano la storia di Olivier, falegname, insegnante in una scuola professionale, e quella di Francis, nuovo allievo che porta con sé un passato difficile. 

Le strade di questi due personaggi si sono già incontrate in passato e qui i fratelli belgi giocano con tutta la loro abilità nel rimandare lo svelarsi della verità. 

L’incontro tra Olivier e Francis avviene per gradi: Olivier cerca Francis, ma allo spettatore non è dato vedere subito in volto il ragazzo, quasi a dirci che la verità che porta con sè questo ragazzo è per il momento nascosta o visibile solo parzialmente. 

Solo gradualmente Francis viene mostrato e il suo passato rivelato agli spettatori e a lui stesso. In realtà lo spettatore scoprirà la realtà dei fatti molto prima della chiarificazione tra i due protagonisti, ma vivrà in questo modo la tensione che Olivier vive nel non rivelare tutto a Francis.

Olivier ha vissuto un lutto, la morte del figlio ha cambiato radicalmente la propria vita, negli affetti e in campo lavorativo. 

In lui vive un sentimento di vendetta, ma contemporaneamente vi è nel rapporto con Francis una sorta di riscatto, una possibilità di porsi oltre il male subito, mostrando la propria fierezza ma, contemporaneamente, la propria volontà di bene che si esprime in un rapporto educativo recuperato, in un rapporto padre-figlio rinnovato.

C’è in questo cinema una forte fisicità, negli attori (penso qui soprattutto ad Olivier Gourmet che incarna il falegname e che grazie a questa interpretazione è stato premiato come miglior attore al Festival di Cannes del 2002) e nelle situazioni. 

Gli attori manifestano nel proprio corpo la sofferenza e il peso del vivere e contemporaneamente vi è un’insistenza dei registi sulla vita quotidiana, su quegli atti e quelle situazioni propri della vita di tutti i giorni, che spesso vengono dimenticati e non mostrati dal cinema “di cassetta”.

Sicuramente la scelta ormai consolidata di non utilizzare musica in colonna sonora è un elemento che mette in risalto la realtà così come si presenta, priva di artifici o di idealizzazioni.

Gli autori dicono di essersi ispirati ad un fatto di cronaca avvenuto in Inghilterra e di aver riflettuto grazie ad esso su temi quali la vendetta ed il perdono (in particolare grazie ai testi di Hannah Arendt). 

Ad influenzare le scelte dei fratelli belgi è stata poi la volontà di continuare la collaborazione con l’attore Olivier Gourmet, iniziata nel 1996 sul set di “La Promessa”.

Sicuramente poi l’apporto dato dal giovane Morgan Marinne (Francis) e la scelta delle location hanno contribuito alla piena realizzazione del film rendendolo parte integrante del lavoro dei Dardenne anche per le tematiche familiari e adolescenziali toccate.

Voto: 7

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