Racconto d’inverno

Conte d’hiver – Francia 1992 – di Éric Rohmer

Drammatico – 114′

Scritto da Francesco Carabelli (fonte immagine: it.chili.com)

Un film dall’impianto molto convenzionale. Tecnicamente solido. Ciò che colpisce è la semplicità con cui Rohmer procede nel racconto della storia. Egli imbastisce il film sulla contrapposizione dei caratteri dei personaggi, una contrapposizione che non è mai fisica, ma sempre verbale.
Rohmer dà ampio sfoggio delle proprie conoscenze filosofiche e letterarie, senza cadere mai in un puro intellettualismo fine a sé stesso. Egli recupera i classici (Hugo, Pascal, Platone, Shakespeare) e li fa rivivere nella contemporaneità, nella vita delle persone che vivono l’oggi tra problemi e difficoltà di vario genere.
E’ un amore per la cultura che segna profondamente il cinema di Rohmer (si pensi agli altri racconti che compongono la quadrilogia sulle stagioni o anche ad altre opere meno recenti come “La mia notte con Maud”). Un amore che sfocia nella riflessione sul portato della cultura nella vita umana.
Altro elemento pregnante dell’opera di Rohmer è la riflessione sul cristianesimo, sulla religione e la religiosità. Rohmer assume un atteggiamento critico ma tutt’altro che ateo nei confronti del Cristianesimo. La pura laica Francia è pregna dello spirito cristiano a partire già dai monumenti, dalle chiese, dalle cattedrali, ma anche nella società è vivo il dibattito culturale tra laicismo e cristianesimo, tra fede e ragione.
La fede, la speranza, l’amore sono elementi cardine del “racconto di inverno”. Solo la speranza mai spenta di Felicite renderà possibile il ricongiungimento familiare alla fine del film. Una speranza che lotta contro il pensiero comune, contro il comune sentire e le convenzioni del mondo (come non citare qui il “pari”- la scommessa pascaliana che Rohmer sollecitamente ricorda ad un certo punto del film).
E’ anche una riflessione sulla libertà, sul potere di scelta dell’individuo, la possibilità di essere pienamente sé stessi solo ascoltando la propria coscienza e rischiando “a ragion veduta”, non sotto la spinta degli eventi.
In Rohmer si condensano e si attualizzano tematiche proprie della cultura occidentale e tematiche antropologiche di valore universale che fanno del suo cinema un cinema semplice, ma profondo, curato ma senza forzature. Manca infatti ogni tipo di sofisticazione se si escludono le sequenze iniziali, nelle quali il montaggio rapido ha l’intenzione di creare un’ aura poetica che sottolinei il valore particolare degli eventi presentati.
Un film gradevole, che fa riflettere senza cadere in facili moralismi. Non poco per un cinema che guarda oggi, sempre di più, al puro divertimento.

Voto: 7

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