L’ arbitro

L’arbitro –  Italia/Argentina 2013 – di Paolo Zucca

Commedia/Drammatico/Romantico – 96’

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine : myMovies.it)

L’Atletico Pabarile, la squadra più scarsa della terza categoria sarda, viene umiliata come ogni anno dal Montecrastu, la squadra guidata da Brai, arrogante fazendero abituato a vessare i peones dell’Atletico in quanto padrone delle campagne. Il ritorno in paese del giovani emigrato Matzutzi rivoluziona gli equilibri del campionato…

Nel frattempo il film racconta l’ascesa e il declino professionale di Cruciani, ambizioso arbitro ai massimi livelli internazionali.

E’ un piccolo gioiello l’esordio alla regia di Paolo Zucca, giovane (classe 1972) sardo con una lunga gavetta alle spalle fatta di cortometraggi, sceneggiatura, documentari e spot pubblicitari.

Proprio dall’omonimo cortometraggio, vincitore nel 2009 del David di Donatello e del Premio Speciale della Giuria a Clermont-Ferrand è stato sviluppato il lungometraggio L’arbitro, che è riuscito ad ottenere il nome importante di Stefano Accorsi tra i protagonisti, oltre che le partecipazioni preziose di Geppi Cucciari e Francesco Pannofino.

Ma al di là dei nomi più o meno roboanti di un cast comunque molto azzeccato L’arbitro è un’opera notevole soprattutto per le scelte registiche del talentuoso Paolo Zucca, che riesce a realizzare una commedia italiana elegante e con un elevatissimo tasso artistico, come si vede davvero assai di rado.

Il registro comico riesce nell’impresa miracolosa di restare sempre elevato, senza scadere nel trash o nell’infimo, bensì svariando tra stile burlesco, grottesco ed epico.

Burlesco per la scelta del soggetto generale: la rivalità tra due squadre di calcio di infimo livello della terza categoria sarda. Si racconta il sentimento di una comunità intera che trova nelle piccole gioie di una domenica di pallone la ricerca di sensazioni genuine, dandogli a tal punto importanza da dedicare ad esse comizi improvvisati in piazza e discussioni accese anche durante i funerali.

Grottesco come l’influenza palese del cinema di Ciprì e Maresco, che si risente sia nella rappresentazione un po’ surreale degli umili personaggi della campagna sarda, ritratti in tutta la loro umanità tanto bonaria e passionale quanto cafona e rozza, ma anche nella scelta di utilizzare un artistico bianco-nero nello stile de Il ritorno di Cagliostro, riuscendo a creare dei quadri di un’intensità formidabile. Eccezionale a riguardo la fotografia complessiva (firmata Patrizio Patrizi), capace di sfruttare tanto le sontuose scenografie del panorama sardo, quanto una ritrattistica vivamente espressionista.

È quest’ultimo punto quello dove si registra il taglio epico, in cui affiorano sontuosi i molteplici ritratti in primo piano dei singoli paesani-calciatori, con una intensità che rievoca lo stile elevato di Sergio Leone.

In fin dei conti L’arbitro è uno dei più formidabili film capaci di raccontare i sentimenti popolari che possano girare attorno al calcio, vissuto dagli italiani come un’importante questione sociale, e riesce a farlo parlando, nonostante tutto, assai poco di calcio, quanto piuttosto incastrando episodi amorosi, cadute morali, storie di rancori personali, conflitti di classe e tanta altra “vita reale”, raccontata con un virtuosismo alla Paolo Sorrentino, di cui tra l’altro il film sembra quasi rievocare alcune scene calcistiche (specie quelle dello spogliatoio) de L’uomo in più.

Paolo Zucca. Un nome da segnare e non dimenticarsi.

Voto: 8

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