In The Dusk

Sutemose – Lituania/Francia/Serbia/Repubblica Ceca/Lettonia/Portogallo 2019 – di Sharunas Bartas

Drammatico – 128′

Scritto da Sarah Panatta (fonte immagine: ufficio stampa)

“Ognuno ha la sua verità”… in questo viaggio endo ed extra sensoriale chiamato vita. 

Il tormento di cercarsi, identità in cammino ogni uomo. 

In Sutemose (In the dusk) l’ultima opera del regista lituano Sharunas Bartas, ospite del Trieste Film Festival 2021, si condensa la poetica ribelle, onirica, maestosa del cineasta, tra i più rappresentativi del cinema della divisa sfaccettata Europa (centro-orientale). 

La Resistenza, la Guerra Mondiale, il suo prima e sopra tutto il suo “dopo”, le collettivizzazioni sovietiche, l’avanzamento dell’URSS, la regressione delle campagne, il popolo pro, il popolo contro, la sopravvivenza quotidiana dei contadini e dei piccoli fattori, le stagioni della terra e degli uomini, le loro famiglie, i loro “interni” disastrati, dolenti, unici.

Solitudini e visioni di un diciannovenne e della sua famiglia allargata nel micro cosmo di una fattoria lituana. Tra il 1946 e il 1949 quando gli ultimi gruppi di resistenti all’armata sovietica sempre più infiltrata nell’entroterra lituano dopo la vittoria nella II GM, si nascondono nei boschi. E i contadini tra dubbi, tradimenti e collaborazioni, sono dilaniati dal conflitto civile che si sta consumando. Inesorabile quanto la routine dei campi, quanto i rimpianti di vite sacrificate e di famiglie spezzate, dal lavoro, dalle guerre, dalle rese dei conti, dalle spie, dai gelidi inverni.

Mentre una piccola squadra di resistenti fa spola tra la fattoria del padre adottivo e le montagne e i sovietici rastrellano fattorie una dopo l’altra, il giovane “orfano” Ute, bastardo di origini e terzo incomodo della propria stessa vita, assiste alla decomposizione repentina della sua famiglia. Mentre il padre adottivo, Pilauga, ex servo oggi padrone tormentato e amico dei resistenti, combatte con i fantasmi di un matrimonio sbagliato e di tanti compagni e vicini persi tra guerre passate e presenti e lotte meschine di potere e poderi. Ute osserva, si interroga. Vicini sgozzati, bambini piangenti tra piume insanguinate, nascondigli improvvisati, discussioni politiche alcolizzate, matrigne impazzite, nuovi e vecchi dittatori di terre selvagge. Chi è chi? Dove è nascosta la verità? Insieme a Pilauga perseguitato e torturato? Insieme ai comunisti? Insieme agli imperialisti? Insieme ai resistenti? O negli occhi lucidi di pianto della sua vicina neo orfana, poco più che neonata?

Ute come tutti i suoi comprimari di viaggio, indossa le sue scarpe di fango e dolore, un dolore rinsaccato negli abiti lisi e nelle espressioni sbigottite, nelle mezze parole, nei singhiozzi trattenuti. Simbolo e incarnazione di identità rubate e incerte, generazioni mutilate eppure sopravvissute nella Storia divoratrice.

Il racconto si snoda spezzato eppure chiaro, sul filo di una tragedia greca decostruita, immersa in scenari di bellezza galvanizzante che sono essi stessi respiro del racconto, o rappresa negli interni saturi di povertà, menzogna, amore, memorie. Eccoli i fantasmi di Bartas aggirarsi come sagome pittoriche nel loro rituale di sopravvivenza quasi ieratici, miseri e nobili, nella disperata sacra ricerca di dignità e accettazione. Essi vogliono uscire, ognuno dalla propria ombra, avere diritti ad esistere, essere liberi. I partigiani feriti tra gli alberi, le donne “seconde” a tutti persino a sé stesse, i vecchi padroni decaduti e i nuovi già detronizzati, i ragazzi nel limbo tra passato e futuro.

Nell’opera di Bartas (da sempre) il filo di Arianna è nelle nostre mani, dobbiamo riconoscerlo, arrotolarlo, tra silenzi e voli di gru, tra piani sequenza impercettibili e sussulti in primo piano, lentamente, frementi dello stesso desiderio raggelato dei suoi protagonisti. 

Corridoio dell’anima, stanza del destino, labirinto illuminato di spazi chiusi spazi aperti, ritratti interiori di crepuscoli e resurrezioni. Dove ognuno ha la sua verità, come dice Pilauga, ma nessuno la conosce forse davvero, finché non vola vicino alla sua luce. Tra giorno e tramonto, “in the dusk”.

T.O. Sutemose

Regia: Sharunas Bartas

Sceneggiatura: Sharunas Bartas, Ausra Giedraityte

Fotografia: Eitvydas Doškus

Montaggio: Simon Birman

Musica: Jakub Rataj

Cast: Arvydas Dapšys, Marius Povilas Elijas Martynenko, Alina Žaliukaitė-Ramanauskienė, Salvijus Trepulis, Valdas Virgailis, Rytis Saladžius, Saulius Šeštavickas Sceneggiatura: Sharunas Bartas Ausra Giedraityte

Lituania – Russia – Francia 2020/ Drammatico – 128’

In concorso Trieste Film festival 2021

Voto 8

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