Giordano Bruno

Giordano Bruno – Italia/Francia 1973 – di Giuliano Montaldo

Biografico/Drammatico/Storico – 123′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: comingsoon.it)

Il film racconta gli ultimi anni della vita del filosofo nolano Giordano Bruno, dal 1592 fino all’uccisione nel 1600.

Inizia a Venezia con una processione commemorativa della battaglia di Lepanto da cui Giordano Bruno prenderà spunto per condannare l’uso della violenza da parte della religione. Giovanni Mocenigo, che lo ospita per imparare da lui i segreti della memoria e della magia, è spaventato da questo personaggio spregiudicato e, anche per non incorrere in problemi con l’Inquisizione veneziana lo denuncia.

Rivestito l’abito domenicano, Giordano Bruno affronta gli interrogatori e nonostante l’opposizione del Patriarca di Venezia Lorenzo Priuli è trasferito a Roma. Nonostante le prese di posizione di Clemente VIII e del cardinale Bellarmino con il quale ha un lungo colloquio, Giordano Bruno viene torturato e il 17 febbraio 1600 viene bruciato a Campo de’ Fiori.

 

Giuliano Montaldo è senz’altro uno degli autori italiani più sottovalutati, trascurati, oscurati e dimenticati che abbiamo. Partendo da questo assunto indispensabile non ci si potrebbe altrimenti spiegare la cortina di nebbia calata su film eccezionale come il seguente, sublime termine di una sublime trilogia dedicata al potere (Gott mit uns – Dio è con noi, 1969; Sacco e Vanzetti, 1971).

Non stupisce d’altronde neanche troppo il silenzio calato su un autore estremamente politicizzato, schiacciato inoltre all’epoca degli esordi (Tiro al piccione, primo lungometraggio, data 1962) da astri nascenti come Bertolucci, Bellocchio, Pasolini, Petri, ecc.

Giordano Bruno è un film che, nell’interpretazione più moderata, si può definire “illuminista”; nella più realistica, lo si intepreta come l’anima dell’anticlericalismo che ha sempre permeato gli artisti e gli intellettuali di sinistra, e che risulta particolarmente vivo in un periodo storico (gli anni ’70) in cui scioperi e letture marxiste erano all’ordine del giorno.

Se la vicenda storico-biografica del filosofo-martire è nota, e meritevole di essere ricordata, Giuliano Montaldo, assieme a Piergiovanni Anchisi e Lucio De Caro, ridisegna il soggetto e la sceneggiatura prendendosi alcune libertà, iniettando in primo luogo nella vita del frate una accentuazione vitalistico-materialistica, tanto da farne un uomo bello e affascinante per il gentil sesso. Il Giordano Bruno di Montaldo, impersonato dal magistrale Gian Maria Volontè, presenza carismatica e caratterialmente accesa, non poteva che essere straripante nel suo porsi alla visione dello spettatore: non solo un filosofo convinto delle proprie convinzioni, ma un vero e proprio attore, capace di sedurre puttane e nobili, cardinali e anime da osteria; facendo ricorso a pause prolungate, sguardi stralunati, movimenti ora scattanti ora incorporei, e naturalmente usando una retorica sopraffina che si esalta nelle scene giudiziarie.

Se la prestazione di Volontè è sensuale e attraente altrettanto lo è però la regia di Montaldo, il cui virtuosismo formale andrebbe riscoperto e valorizzato: basterebbero le eccezionali soggettive in cui il protagonista ricorda alcuni episodi salienti della propria vita: queste narrazioni, figlie di una bastarda eppur raffinata camera a mano, sono preziosi film nel film che per le radicali differenze di stile marcano lo svolgimento della trama in maniera perfetta, creando gli adeguati stacchi in una storia densa di dialoghi e momenti preziosi.

La cura delle scenografie (in un altrettanto sublime contrasto di colori e di tonalità: chiari per gli ambienti papalini, scuri per i luoghi urbani “laici”), dei costumi e delle prestazioni attoriali del restante cast fa il resto, rendendo Giordano Bruno un film indispensabile da riscoprire non solo per il suo valore didattico-ideologico (il cui messaggio politico è sempre di strettissima attualità e validità), ma anche e soprattutto per il suo valore stilistico-formale, che mostra un Montaldo maestro di prim’ordine capace di rivaleggiare con i grandi autori del nostro cinema di quell’epoca d’oro.

Voto: 8

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