Real Steel

Real Steel – Stati Uniti/India 2011 – di Shawn Levy

Azione/Drammatico/Fantascienza – 127′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: comingsoon.it)

In un futuro prossimo, i robot vengono costruiti per farli combattere al posto degli uomini. Charlie Kenton, ex pugile professionista prossimo al titolo mondiale, perde la sua occasione di conquistarlo quando un robot lo sostituisce sul ring. Divenuto manager del robot, decide di impiegarlo in combattimenti clandestini per racimolare un po’ di soldi, ma in uno di questi incontri il robot viene distrutto.

Nel frattempo viene a scoprire che la sua ex fidanzata è morta e viene convocato per decidere a chi spetterà la custodia del figlio, Max. Charlie non se lo ricorda neppure e non lo vuole, ma gli viene comunque assegnato fino alla fine dell’estate. Con i soldi ricevuti per l’affidamento momentaneo, Charlie acquista un robot che tempo prima aveva combattuto nella Lega mondiale, Noisy Boy. Il fallimento del progetto porterà però ad una nuova insperata serie di avventure con il figlio Max…

 

Real Steel è uno di quei film che “se c’è bene, se non c’è chi se ne frega”. Sostanzialmente un tentativo di blockbuster (sull’onda del successo della saga Transformers) senza avere i numeri quantitativi e qualitativi per essere così attraente. Vorrebbe divertire ed esaltare ma al più ti strappa un mezzo sorriso ogni tanto, con una trama scontatissima ed un cast dimesso fin dalla constatazione della presenza di Evangeline Lilly, di fatto alla prima prova che conta dopo la sbornia di Lost e la comparsata in The Hurt Locker.

La mossa geniale della produzione è quindi far ricorso a quel gran piacione di Hugh Jackman, alias “Wolverine”, che piace un po’ a tutti/e per la sua barba alla tre giorni figlia dell’estetica alla Mickey Rourke.

Naturalmente il valore aggiunto è dato dagli effetti speciali e dalla rievocazione di un soggetto, questo sì, davvero notevole, e non per niente basato su uno splendido racconto di fantascienza (Acciaio) di Richard Matheson, qui poco opportunamente riaggiornato (sarebbe meglio dire “stuprato”) e rielaborato in chiave meno drammatica bensì più accessibile e familiare (sembra quasi un film della Disney, e infatti nonostante sia prodotto da Spielberg e dalla Dreamworks la distribuzione nostrana è curata dalla Disney…).

Nel complesso c’è quindi troppo poco per rendere Real Steel un film degno di interesse critico. Uno svago piacevole e poco impegnativo sì, senz’altro. Ma niente di più. Il ricorso alla maturazione genitoriale attraverso la risoluzione del conflitto padre-figlio, la conseguente risoluzione dei problemi di coppia e il mito americano del self-made man, per cui attraverso un’intuizione infantile ma geniale si riesca a cambiare il corso degli eventi individuali e a sconfiggere poteri multinazionali sono quanto di peggio la retorica hollywoodiana sia in grado di produrre. E questo è probabilmente il maggiore atto di violenza compiuto verso Richard Matheson, e quindi verso tutta la cultura letteraria del Novecento. Per l’ennesima volta… Francamente non glielo si può perdonare.

Voto: 5

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