Easy Girl

Easy A – Stati Uniti 2010 – di Will Gluck

Commedia/Drammatico/Romantico – 92’

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: mymovies.it)

 

La liceale Olive, per sfuggire a un fine settimana di campeggio con la migliore amica e i suoi genitori inventa una scusa dicendo che lo trascorrerà con un ragazzo. Passato il fine settimana, quando l’amica Rhiannon le chiederà com’è andato, per una serie di incomprensioni Olive mente dicendo di aver perso la verginità. La bugia diventerà così argomento di discussione per tutto il liceo. Un suo amico le chiede di fingere di avere avuto rapporti sessuali con lui per non essere tormentato dai liceali per la sua presunta omosessualità. Da questo avvenimento parte un circolo vizioso, per il quale i ragazzi la pagano per proteggere la propria reputazione, distruggendo a poco a poco quella di Olive. Dopo un po’ di mesi le sfugge di mano la situazione, fino a farsi odiare da tutta la scuola. Per sistemare le cose fa un video da far vedere a tutta la scuola, in cui spiega come sono andate realmente le cose.

Easy girl potrebbe sembrare uno di quei college-movie da due soldi che ogni tanto escono fuori nel cinema americano di bassissima lega. Invece è molto di più. Siamo nei canoni della teen-comedy, è vero, ma a livelli di eleganza, garbo e squisita raffinatezza davvero notevoli. La leggerezza della storia è solo apparentemente tale, e nasconde invece una serie di ficcanti osservazioni critiche della nostra società oltre che del mondo giovanile adolescenziale.

L’elemento di maggiore evidenza è senz’altro la messa in ridicolo del gruppetto fanatico-religioso di turno, sbeffeggiato nelle sue pratiche di castità in maniera sadica e impietosa. Ad un livello superiore troviamo il tema centrale dell’opera, spiegato accuratamente nel parallelo con il romanzo La lettera scarlatta, ossia la lotta contro la moralità pubblica, accettata a livello collettivo ma assolutamente non praticata a livello individuale.

Oltre troviamo, non messo in evidenza, il fatto che tale episodio colpisca una ragazza, che da un  giorno all’altro, rea di aver perso la verginità viene additata come prostituta. Come se la rivoluzione sessuale del ’68, l’ondata femminista, le veline e l’esibizione pubblica del corpo femminile e della sessualità non fossero diventati prassi comune nella nostra società… C’è poi, velata, una riflessione implicita (non così originale in effetti, e forse per questo implicita e data ormai per assodata) sulla comunicazione, e su quanto possa ancora oggi, nell’era della comunicazione istantanea, venire distorta, deviata e mutilata, creando danni apparentemente irreversibili contro cui una resistenza parrebbe vana. C’è infine, ad un livello che emerge soltanto nel finale, la storia della teenager e dei suoi problemi sentimentali, delle sue paure, ansie, e via dicendo. C’è insomma il vero volto di Olive Penderghast (una squisita, bravissima e affascinante Emma Stone), ragazza che “resiste” alle ipocrisie della società a suo modo: scegliendo, un po’ per gioco, un po’ per piacere, un po’ (molto) per solidarietà verso il prossimo, di indossare il ruolo della easy girl, ossia della ragazza facile, che arriverebbe addirittura a farsi pagare per avere delle prestazioni.

Il finale ha un retrogusto amaro, nascosto tra le righe dello scontato (ma non zuccheroso) happy ending: la ragazza si renderà conto che la società può piegarla, e che giocare all’anticonformismo non paga in termini di vita reale, anche quando te ne freghi di quello che gli altri pensano di te.

È vero però che il ritorno alla vita reale e al vittorioso raggiungimento dell’amore (e in prospettiva della tanto chiacchierata perdita della verginità) arriva dopo aver trovato una persona che non solo riesce a conoscerla davvero, seppur nelle piccole cose, ma che rifiuta di entrare nel gioco collettivo della morale e del pregiudizio comune. È triste però pensare che l’unica felicità possibile per due “anticonformisti” (o “spiriti liberi”, parliamo in ogni caso di ragazzi che ragionano con la propria testa) stia nella propria unione all’interno della società, senza la minima possibilità di riuscire a cambiare quest’ultima nonostante l’impegno e il buon esempio. Quello che Olive riesce ad ottenere, con furbizia, malizia e sagacia (non per niente la costruzione del personaggio è sublime), non è quello di vincere la propria battaglia personale sconfiggendo le distorsioni mentali della società, bensì quello di ottenere una propria riabilitazione piena, e al limite di godere di piccole e quasi insignificanti vittorie come il ritorno momentaneo del “diavolo blu”…

Al di là di queste discutibili interpretazioni va dato atto a Will Gluck di aver realizzato una commedia che fa pensare ma che soprattutto diverte con intelligenza, costruendo una serie di personaggi e situazioni accattivanti, giusto quel gradino sopra il limite del realistico, il che alleggerisce l’intera storia nonostante il fitto sottobosco di cui si parlava sopra. Anche la regia non è scontata, così come la scelta della narrazione e della fotografia, assai più frizzanti rispetto alla media che caratterizza solitamente il genere.

Voto: 7

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