Regresso temporale

Scritto da Francesco Carabelli (fonte immagine: La Prealpina )

L’ estate era al suo apice. Era un giorno caldissimo, tutti erano rintanati nelle loro case o erano partiti per le vacanze. Il paese sembrava deserto, l’unico che forse aveva osato sfidare iI caldo ero io. Avevo deciso di fare una passeggiata verso i campi di nord-est, alla ricerca di un po’ di frescura. La bicicletta era sgonfia e, visto che non avevo voglia di gonfiarla decisi di prendere lo skateboard. Attrezzato di qualche lattina gelata di Coca-cola e del mio fedelissimo walkman partii. L’orizzonte sembrava sciogliersi in un lago di asfalto, gli alberi erano mossi da un soffio di vento ed il cielo era di un azzurro intenso.

All’ improvviso un tuono, poi un lampo, ed alla fine cadde un fulmine, con tutta la sua potenza devastante, a pochi metri da me.

Si sviluppò un vortice d’aria che si avvicinò velocemente. Cercai di fuggire, ma il risucchio era troppo forte e dopo pochi secondi mi ritrovai all’interno di esso. Si aprì una porta e, dopo che la ebbi attraversata, mi ritrovai a terra, disteso sull’ asfalto. C’era qualcosa che però non sembrava normale. Il mio skateboard non si staccava dal suolo e tutt’ attorno vi erano veicoli strani che parevano galleggiare nell’aria. Mi alzai spaesato, sommerso dal suono dei clacson di quelle particolari automobili, ma non riuscivo a muovermi, dall’angoscia che mi opprimeva. All’improvviso una mano mi afferrò e mi tirò fuori da quella situazione. Non sapevo chi fosse quell’ uomo tutto vestito di nero, con un casco altrettanto scuro che gli copriva il volto. Non fece una parola e, di corsa, mi portò all ‘interno di un edificio poco distante che aveva la forma di un poliedro. Aprì un qualcosa che assomigliava ad una porta e mi fece entrare in una specie di locale sferico.

L’uomo si tolse il casco ed una luce mi abbagliò. Era una ragazza bellissima: i capelli biondi scendevano fino a toccare le spalle e due occhi azzurri, fulminanti , illuminavano il viso.

Iniziò a parlarmi: “Da dove vieni? Cosa ci facevi in mezzo alla strada con quello strano oggetto?” All’ inizio fui turbato, ma poi le risposi : “Non so neanch’ io cosa ci facevo là, stavo facendo una passeggiata con il mio skateboard quando all’ improvviso mi sono ritrovato all’interno di un vortice e poi sono ricaduto sul suolo là dove mi hai visto” . “Non sai dunque dove sei?”. “ No, dove sono?” “Sei nella citta’ di Reisen e ci troviamo nell’anno 3152″ . “Cosa? Siamo nel 3152? Non e’ possibile! Dimmi che sto sognando!”. ” Purtroppo no, non stai sognando. Da quale epoca provieni?” . “Dal 1994”. “Come ti invidio! Anche a me sarebbe piaciuto vivere in quel tempo!”. “Perché? Vedo che non ti manca niente: casa, moto, congegni elettronici vari’

“Ma quale moto, io non porto questa tuta per andare in moto. Tutti gli uomini sono costretti a portare questa divisa per non farsi riconoscere dagli altri ” . “Perché non potete guardarvi gli uni gli altri? Avete forse paura?” ” No, no certo. Il fatto e’ che la nostra societa’ e’ strutturata in modo diverso dalla vostra. Nessuno puo’ guardare l’altro perché non si possono avere rapporti personali. Gli unici rapporti permessi sono decisi dal grande capo di Reisen: é lui che stabilisce quando un uomo ed una donna possono avere rapporti al fine di produrre nuovi uomini”. “Produrre! Cosa siete dei robots?” . “No, ho detto produrre, perché non si prova gioia nel procreare un -Figlio nato da un rapporto senza senso, che ti viene tolto subito dopo la nascita” .

“Ma perché questa brutalità?” . ” E’ difficile da spiegare e, soprattutto, da capire. Nessuno, in verità conosce il motivo di questa organizzazione della società . La nuova societa’ ha distrutto tutti i ricordi e le testimonianze di ciò che l’ha fatta nascere e di ciò che c’era prima di essa” . “Scusa, ma allora come puoi affermare che la societa’ in cui io vivo sia migliore di questa?” “Ogni societa’ penso sia stata migliore di questa; poi io conosco cose che nessuno o, almeno in pochi, conoscono. Fortunatamente i miei antenati sono stati previdenti ed hanno inventato un astuto congegno elettronico, capace di contenere tutte le informazioni riguardo il passato. Di generazione in generazione la mia famiglia, se cosi’ la posso chiamare, si trasmette grazie a questa invenzione, i segreti riguardanti cio’ che successe molto tempo fa. Tutto inizio’ nel 2900. Gli uomini erano in guerra: da una parte vi era lo schiararnento degli alleati, dall’altra quello degli stati del sud-est. Dopo cinquant’ anni di battaglie la situazione era ancora in parità, ma purtroppo gli stati del sud-est inventarono un’ arma psicologica capace di portare gli alleati all’auto-distruzione. Nel giro di pochi giorni il sud-est sbaragliò l’altro schieramento e si impossessò delle terre nemiche, sottomettendone il popolo. I vincitori decisero di instaurare un regime innovativo che si doveva fondare, a grandi linee, sul testo di un filosofo antico, Platone, credo! Ma questo regime si è dimostrato subito distruttivo e nocivo per la società come ben puoi capire da quanto ti ho detto, e ha vietato a milioni di persone di condurre una vita normale, di amare, di provare cosa vuol dire avere degli amici, dei fratelli, una famiglia” . La ragazza scoppio’ a piangere, pronunciando queste ultime parole ed io capii il dolore profondo che provava. Mi sembrava di esser di fronte ad una di quelle tante persone che, ai giorni nostri, non possono “vivere” perche’ perseguitate a causa del loro credo. Le presi la mano e cercai di consolarla, anche se sapevo sarebbe stato molta arduo, se non impossibile. Dovevo fare qualcosa, mi si imponeva di agire per risolvere una situazione da film fantascientifico. Il problema era cosa fare per distruggere od almeno minare le fondamenta di una società che ai miei occhi sembrava tanto impossibile. Le chiesi: “Ma tutte le persone, nonostante non sappiano nulla del passato, non capiscono quanto assurda sia la situazione in cui si trovano? Non hanno mai tentato di ribellarsi?” . “No, nessuno sembra capire od almeno, anche se capisce, preferisce subire, piuttosto che rischiare la propria vita” . “Non c’ e’ un modo sicuro per poter arrivare alla sede centrale del potere, senza il rischio di esser catturato?”. “Si , una via ci sarebbe. Nel 2890 si decise di costruire un metro’ a levitazione magnetica nel sottosuolo e si inizio’ ad edificare un tunnel che doveva attraversare tutta la citta’. L’ opera rimase a metà perché iniziò la guerra, ma se abbiamo fortuna potremmo arrivare attraverso esso fino alla sede centrale” . “Da dove si puo’ entrare in questo tunnel?” “Sono sicura che proprio sotto qui passi, perche’ spesso di notte si sentono rumori di topi e di pipistrelli che si muovono in gran quantita’ ”.

Cercammo assieme un oggetto adatto a rompere il pavimento ed alla fine trovammo una specie di martello pneumatico in miniatura. Iniziai a scavare, ma il pavimento sembrava essere di cemento armato. Dopo circa due ore riuscii ad ottenere un buco sufficiente al passaggio di una persona e chiamai la ragazza che, fino ad allora, era rimasta di guardia alla porta, per evitare brutte sorprese. I suoi occhi fissi davano l’idea della determinazione da cui era pervasa. Scendemmo nel tunnel. C’era un buio totale, ma avevamo preso una piccola lampada che permetteva di vedere almeno dove mettevamo i piedi . I topi che occupavano il tunnel non si contavano e tantomeno gli scarafaggi che c’erano sui muri. Procedevamo con molta cautela, evitando di parlare per non rischiare di esser scoperti da qualche sistema di sicurezza, che poteva esser collocato la’ dentro. I minuti scorrevano veloci ed ormai ci trovavamo là sotto da circa un’ ora. La tensione saliva in me a mano a mano che ci avvicinavamo al luogo della verità, ma lei rimaneva impassibile e determinata, quasi non avesse un cuore. Io sapevo pero’ che dentro di lei c’era molto di più: un coraggio che nessuno in quella civilta’ aveva mai avuto.

Ormai eravamo giunti al di sotto della sede centrale e, fortunatamente, non avevamo trovato nessun ostacolo di grande rilievo. Il problema era ora come entrare senza mettere in allerta con rumori molesti tutto il servizio d’ ordine. All’ improvviso pero’ la terra inizio’ a tremare e fummo spinti, da chissà quale forza, verso l’alto. Salivamo a velocità supersonica, le orecchie sembravano scoppiare tanto era fastidioso il sibilo che ci accompagnava. Ci fermammo di colpo ed io rischiai di esser catapultato al di fuori della cella che ci conteneva. Le porte si aprirono e tutto attorno apparve una miriade di luci e di led lampeggianti che avrebbero fatto impazzire chiunque. Ci trovavamo in una sala computer vasta quanto un campo da tennis. Una voce metallica proruppe nel sibilo che ancora mi risuonava nelle orecchie: “Pensavate di potervi prender gioco di un computer. Vi stavo seguendo, fin da oggi pomeriggio quando avete iniziato a parlare e a complottare contro di me, ma ho voluto vedere quanto un uomo del passato potesse osare. Il vostro ridicolo tentativo é giunto alla fine. Ora diventerete delle belle statue di cemento per la mia collezione” . Mi sembrava di essere in un incubo, ma non mi persi d’ animo: “Che gusto provi nel condannare fin dal la nascita gli uomini alla morte nello spirito? “. “Che cosa? Io niente, chi mi ha programmato mi ha dato questo input affinché potessi mantenere I’ordine a Reisen e facessi pagare ai posteri la grande colpa degli avi”. “ Ma non provi rimorso in quel che fai?” . “No, io non provo sentimenti, sono solo un computer, dovresti saperlo! Anche nel 2000 esistono i computer” . ” Si , ma nella mia epoca essi coadiuvano l’uomo e non sono contro di lui e contro la sua vita”. “E’ inutile, tu non puoi convincermi! Ora basta, non sopporto i piccoli ed insignificanti esseri come voi ! “

“Piccoli esseri insignificanti ! E’ l’ uomo che ti ha costruito ed é l ‘uomo che può distruggerti” Feci uno scatto verso i macchinari elettronici e, sventrato lo zaino, presi una lattina. La bucai con la punta del martello pneumatico ed iniziai ad irrorarne il contenuto di essa sui computer. Nel frattempo lanciai alla ragazza il walkman e le gridai di inserirlo in una presa lì vicina al fine di provocare un cortocircuito.

La voce si mise a ridere con forza, mi sembrava di sentire il diavolo: “Che cosa cercate di fare, mi state facendo il solletico” . Una botola si aprì e rischiai di cadere al di sotto. In quel momento mi venne un’ idea fulminante. Perché non far arrivare fin lassù tutti quei topi che c’erano nel tunnel? Mi lanciai nel vuoto mentre la ragazza continuava ad infastidire il computer e caddi violentemente sul cemento del fondo. Il dolore era atroce ma dovevo continuare. Non potevo rinunciare proprio quando la soluzione era a portata di mano. Zoppicando arrivai fino a dove avevo visto, nell’ andata, del materiale esplosivo. Collocai quindi il plastico all’entrata del buco da dove ero caduto e mi allontanai. Feci un fischio alla ragazza, aspettai che scendesse ed accesi la miccia con le scintille prodotte dal martello pneumatico. Il risucchio provocato dallo scoppio spinse i topi ed i pipistrelli verso I’alto ed insieme scappammo da dove eravamo venuti. Un boato tremendo ci travolse ed il soffitto del tunnel si ruppe. Alla fine sembravamo esser riusciti a distruggere il regime e a ridare la libertà agli uomini. Una tremenda nube di polvere e di detriti si alzava nell’aria e oscurava il sole che stava sorgendo all’orizzonte. Una nuova giornata, una nuova esistenza nascevano con le prime luci dell’alba per Reisen.

A questo punto però mi si poneva un problema: come ritornare nel passato. Mi avvicinai alla ragazza. I suoi occhi sprizzavano gioia anche se il suo volto metteva in luce la tensione psicologica ed il rischio di morire che aveva dovuto affrontare. La presi per mano e le dissi : “Finalmente proverai cos’e’ la vera vita ! Vorrei restare ma il mio destino é altrove! L’unica cosa che posso dirti é di stare attenta a non distruggere quello che abbiamo costruito”. Fu qualcosa di irresistibile, assomigliava alla luce del sole. La strinsi forte e la baciai. Poi persi i sensi e quando mi risvegliai ero in mezzo ad un prato di un verde intenso. L’odore dell’ erba rendeva l’aria dolcissima. Finalmente ero ritornato a casa. Il caldo era passato ed il cielo prospettava pioggia. Anche per me iniziava una nuova vita.

Il racconto è stato pubblicato il 13 febbraio 2021 sul quotidiano La Prealpina

 

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