XXY

XXY – Argentina/Spagna/Francia 2005 – di Lucia Puenzo

Drammatico/Romantico – 86′

Scritto da Francesco Carabelli (fonte immagine: frammentirivista.it)

E’ la prima volta che mi capita di guardare un film argentino. Che dire, sicuramente la giovane regista Lucia Puenzo ha colto nel segno.
Il tema è scottante, la vita sessuale di un ermafrodita, i dubbi i dilemmi dello scegliere chi essere. Al dolore del passaggio all’età adulta, si assomma in Alex il problema della propria identità sessuale: donna, uomo..
La madre vorrebbe che Alex riconoscesse di essere donna e si sottoponesse ad un intervento chirurgico. Il padre, biologo marino, sembra invece soffrire maggiormente per la condizione esistenziale di Alex, comprenderla meglio nelle due componenti che vivono in lei.
Alex dal canto suo vive la propria adolescenza con furore. Si sente diversa e questa la fa isolare dal mondo. Riconosce solo alcuni come amici, mentre sente il rancore di molti (che pur non conoscendo nei particolari la sua condizione, sanno che in lei vi è qualcosa di diverso).
Un solo amico con cui condivide i propri segreti (Vando), ma proprio con lui litiga violentemente e ciò la rende più sola e indifesa.
L’occasione per una presa di coscienza della propria sessualità è la visita di amici della madre che dall’Argentina (terra natia di Alex e dei genitori, da cui essi sono partiti per fuggire alla prepotenza) si recano in Uruguay. Si tratta di una famiglia: padre, chirurgo, madre e figlio adolescente (Alvaro)
Alex è diretta, vuole vivere la propria sessualità e chiede ad Alvaro di avere un rapporto con lei.
Alvaro è reticente, ma alla fine cede. Scoprirà così la vera identita di Alex, e dovrà scontrarsi con la realtà delle cose. Ci sarà il rifiuto di Alvaro, l’ira di Alex e il suo dolore.
Alvaro cercherà il riavvicinamento, ma Alex fuggirà e dovrà anche passare attraverso un tentativo di violenza da parte di coetanei che ne metteranno a nudo l’identità sessuale. In questo frangente ci sarà anche il riavvicinamento con Vando che le eviterà la violenza.
Il finale resta aperto, ma ciò che la regista mostra è un grande rispetto per Alex e per chi vive la sua condizione, mettendo in luce in modo critico i tentativi del mondo di normalizzare la sua diversità e il rifiuto di Alex davanti ad essi, nella volontà di essere fino in fondo sè stessa.
La narrazione alterna i campi lunghi (suggestiva l’ambientazione in Uruguay e le sue spiagge) e i primissimi piani, dando libero corso alla vicenda e mostrando partecipazione e poesia in ogni inquadratura
Vi è un uso maestrale dei colori tenui, e in genere naturali, quasi a significare la partecipazione di Alex alla natura: il suo essere diverso è parte comunque della natura, è qualcosa voluto dalla natura e violenza sono i tentativi di “normalizzazione”.
Molto espressiva la giovane attrice Ines Efron che impersona Alex, capace di mettere a nudo la fragilità e contemporaneamente la determinazione del personaggio interpretato.
Nel complesso un film molto valido e ben girato, che pone interrogativi seri, invitandoci a riflettere sulla condizione e le difficoltà di chi vive la condizione della protagonista.

Voto: 7

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