L’enigma di Kaspar Hauser

Jeder für sich und Gott gegen alle – Germania Ovest 1974 – di Werner Herzog

Biografico/Drammatico/Storico – 110′

Scritto da Francesco Carabelli (fonte immagine: perpendiculum.blogspot.com)

Questo film girato da Werner Herzog nel 1974 e premiato con il Gran premio della Giuria a Cannes l’anno successivo mi ha rivelato un regista di cui spesso avevo sentito parlare e che avevo conosciuto per la partecipazione personale a Tokio-ga di Wim Wenders.
All’epoca in cui girò il film sulla storia di Kaspar Hauser, Herzog aveva ricevuto la consacrazione internazionale con “Aguirre furore di Dio“, che vedeva tra i suoi interpreti Klaus Kinski, il quale diventerà “attore feticcio” di Herzog e lo accompagnerà in ben altri quattro film.

L’enigma di Kaspar Hauser” si basa su una storia vera, la storia del rinvenimento di un giovane sedicenne, il quale ha vissuto fino a quel momento chiuso tra le mura di una torre, segregato dal resto del mondo e per questo quasi incapace di camminare e di parlare.
La vicenda è ambientata nel sud della Germania nell’anno 1828.
Ciò che colpisce in questo film non è tanto la storia, sicuramente affascinante e piena di mistero (e ciò ce lo ricorda appunto il titolo italiano), quanto la capacità del regista di mettere per immagini la vicenda del protagonista da poco prima del suo svelarsi al mondo fino alla sua morte.
Le immagini, come nel miglior cinema, parlano anch’esse comunicandoci il mistero che circonda la vita di Kaspar Hauser (questo il nome del giovane). L’insistenza sullle immagini non definite, lo svanire del singolo particolare nel mare del tutto, il racconto ellittico, ci ricordano l’indefinito da cui il giovane arriva.
Questo mistero diventa a poco a poco coscienza: Kaspar, grazie al contatto con coloro che gli sono vicino, la famiglia a cui all’inizio viene affidato, l’anziano borghese che in seguito decide di prendersene cura per sottrarlo allo spettacolo del circo, diventa a poco a poco un uomo, inizia a pensare (lui stesso confessa che in precedenza ne era incapace) e inizia anche a sognare (il sogno come componente fondamentale dell’umano vivere), sognando il deserto, sognando il Caucaso, immaginando la sua morte imminente. Anche questi sogni vengono messi in immagine da Herzog, catapultandoci nel mondo personale di Kaspar Hauser (toccante il commiato di Kaspar dal mondo attraverso il racconto del sogno della carovana nel Sahara).
La piena maturazione intellettuale e morale di Kaspar grazie ai suoi cari, ai professori, ai preti dimostra anche il lato originale della sua personalità: il rifiuto delle convenzioni, l’utilizzo di una logica fattuale contrapposta ad una logica deduttiva, l’amore profondo per tutto ciò che lo circonda (si veda ad esempio l’incapacità di temere il fuoco o la spada) ne fanno una persona speciale, e quindi, un diverso per il mondo, tanto che lo scoprire delle diversità nei suoi organi interni non darà che soddisfazione a chi non aspettava che di poter verbalizzare scientificamente la diversità o meglio l’anormalità di Kaspar (la tematica della diversità è una delle componenti del cinema di Herzog).
Pur conoscendo così poco il modo di fare cinema di Herzog ne ho subito notato la straordinaria abilità di racconto, la capacità visualizzatrice di ciò che sta nel profondo dell’essere umano e anche la spontaneità, l’immediatezza, la fisicità (come afferma lo stesso Herzog) nella scelta delle inquadrature.
La fotografia utilizzata in alcune immagini è strabordantemente immaginifica e mozzafiato.
Gli interrogativi filosofici che porta con sè questo film sono molti e la capacità di penetrare nella storia del singolo e di un mondo ormai così lontano da noi rendendocene partecipi è straordinaria.
Ancora una volta il “nuovo cinema tedesco” ci regala immagini toccanti e un nuovo modo di interrogare e comprendere la realtà.

Voto: 8

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