K3

Introduzione

Questo dialogo è ambientato nell’anno 2188 nella città K3, terzo capoluogo della Palesia,  undicesima regione del mondo. In questo periodo storico il mondo è diviso in 11 regioni caratterizzate da lettere dell´alfabeto, delle quali una è appunto la Palesia, che comprende le attuali Francia, Italia, Germania, Svìzzera, Austria e Danimarca. All’interno della Palesia si trovano grandi regioni desertiche, intervallate da immense città caratterizzate da numeri, racchiuse in campane di vetro per evitare le radiazioni provocate dallo scoppio di bombe atomiche durante la II Guerra dal polo nord nel 2032. La società, nel tempo automatizzata, ha perso i propri valori dimenticando la nozione di religione, arrivando all´ateismo imposto dallo stato. Non tutti però, come in ogni società, accolgono le leggi della propria regione, conducendo illegalmente una battaglia per il ripristino della religiosità. Tra questi spicca K3 Etarco S, che, sorpreso durante una lettura pubblica della Bibbia, viene arrestato e automaticamente condannato allo scioglimento cerebrale istantaneo. Protagonisti del dialogo sono K3 Etarco S e Tenocri III. K3 Etarco S, pulitore di cervelli, è fautore di un nuovo movimento religioso che vuole ripristinare nella società, ormai anonima, l’importanza dell’uomo e della sua personalità. Tenocri III, che in gioventù era amico di K3 Etarco S, ricopre la carica di vice governatore nella città K3. Egli, come nelle altre città, fa parte della triade governativa, formata dal governatore, dal vice e dal trice. Il giorno prima dello scioglimento cerebrale istantaneo, Tenocri III si reca nella celllula protettiva di K3 Etarco S per convincerlo a….

fonte immagine: blastingnews.com

                                                 DIALOGO

T: Perchè non mi hai risposto questa mattina ai segnali digitali che ti ho inviato?

K: Vedi, Tenocri, il mio animo, che come tu sai è stato vivo a differenza di quello dell´intera popolazione, si è spento alla notizia della mia condanna. Non mi resta che morire fisicamente.

T:     Sono venuto ufficialmente per comunicarti l’ora e il luogo della tua condanna. In realtà voglio distoglierti dall’idea di dover esser ucciso. Io e Lamix, trice di K3, potremmo farti evitare la pena.

Tu non puoi morire perchè le conseguenze sarebbero disastrose sia sul nostro gruppo, sia su me stesso. Anche il tuo alter ego avrebbe dalle conseguenze a causa della nuova condanna decisa dal governatore. Solo un mese fa anche i capi dei movimenti sovversivi, come i loro seguaci, erano privati delle informazioni contenute nei loro cervelli con la cancellazione della memoria, lavoro che tu conosci molto bene. Il governatore però non si sentiva soddisfatto e così ha pensato dì infliggere una nuova pena che sarà a te applicata per la prima vol­ta.

K: Il mio pensiero non sfiora e non sfiorerà maì l’idea di fuggire le leggi che, anche se ingiuste, mi hanno permesso di vi­vere e di sviluppare un ideale per cui combattere.

T:  Se tu morissi al tuo alter ego verrebbe a mancare il proprio esempio e noi non conosciamo le conseguenze di ciò. Tu sai infatti che, non essendo mai morto nessuno, vista la nostra immortalità artificiale, non possiamo immaginare come possa sopravvivere senza il proprio stampo originale, soprattutto quando esso è ricco di insegnamenti e di valori come te. 

K: Non capisco.

T: Ma si, certo. Il problema credo non si presenterebbe se a morire fosse un uomo comune, privo di qualunque principio, e poi, comunque, la tua mancanza avrebbe conseguenze anche su di me, che ti ho seguito in tutte le scelte, le quali spesso andavano contro la legge di cui io sono tutore. Perchè dovresti abbandonare me, che sono entrato a far parte del tuo gruppo sebbene fossi vice-governatore della città? E non pensi quindi a tutte le volte in cui ti ho protetto, rischiando di esser scoperto dal governatore?

K: Ma se tu credi in quello che hai fatto non hai bisogno dell´individuo in quanto tale, ma della collettività e dei valori in cui credi.

T: Tu dici il vero, ma rimane sempre aperto un problema. Come faremo con gli uomini a cui hai messo quei microchip, al posto di cancellar loro la memoria? Con la tua morte i microchip collegati alle onde cerebrali del tuo cervello, non saranno in grado dì mantenere quello stato di offuscamento momentaneo nei condannati, e tutte le persone in questione riacquisteranno le nozioni religiose perse, mettendo in luce il fatto che, effettivamente, nei dischi magnetici, sotto il mio controllo, atti alla registrazione dei dati cancellati dalle mentì dei condannati, non c´era niente.

K: Ma se tu ti preoccupi di te stesso e non della società, ricadi nell´egoismo diffuso a dismisura oggi. E comunque dove andrei se avessi la possibilità di scappare?

T: Io, infatti, non ti farò scappare in un’altra città o io in un´altra regione, bensì in un altro periodo storico. Noi, come tu sai, siamo l´unica città ad avere la macchina del tempo. In questo modo tu potrai vivere, sebbene lontano da noi, nel passato, e mandarci informazioni che possano costruire le basi per una rivoluzione contro questo regime anonimo e per creare una civiltà nuova, pur sempre legata a quella antica.

K: Ciò che tu affermi potrebbe sicuramente convincere un uomo comune di questo tempo che, privo di valori, non si interessa che di sè stesso, ma non certamente me. Ora voglio prendere in esame tutte le affermazioni che hai fatto, in modo tale da farti notare che la morte non è poi una via così’ errata per risolve­re la questione. In principio tu hai detto che se io morissi il mio alter ego perderebbe un valido esempio, e che si avrebbe per la prima volta un alter ego senza il proprio stampo. Se non sbaglio tu, che hai sostenuto spesso le mie battaglie, vuoi ritornare a una società antica, dove sia presente il concetto di famiglia. Questo non è vero?

T: Si, certamente, tu affermi il vero.

K: Allora, se io non morissi tutto resterebbe come prima e non si sperimenterebbe come un individuo, ovvero l‘alter ego rimasto solo, possa vivere, ad esempio con una persona del sesso opposto.

D’ altra parte tu mi hai detto che un evento come questo non è mai accaduto, o no?

T: Beh, certo, ciò è evidente.

K: Poi tu sai bene che le persone che fanno parte del mio gruppo e di altri gruppi precedenti, sebbene abbiano un microchip nel loro cervello, che non annulla loro totalmente la memoria, hanno comunque una mente offuscata che da l’impressione di esser can­cellata e quindi non sono uomini su cui si possa contare per una eventuale rivoluzione. Con la mia morte invece, tantissime per­sone riacquisterebbero la propria coscienza ed esse sarebbero così tante da poter dar vita a quella rivoluzione, che tu tanto vorresti, e che potrebbe rinnovare la società. Questo non è vero?

T: Si, pare di si.

K: E quindi dopo una rivoluzione sarebbe logico preoccuparsi di aver appoggiato uno come me?

T: No, effettivamente no.

K: Non è forse vero che quello che era illegale diventerebbe lega­le?

T: Si, il tuo ragionamento è chiaro.

K: Vedi quindi che anche questa tua affermazione non è ra­zionale?

T: Si.

K: Poi tu ti preoccupi tanto di me, ma scusa non sono meglio più pareri concordi su un determinato argomento, che uno solo, sep­pure giusto?

T: Scusa, ma non ti seguo.

K:  Ora ti spiego: se tu vuoi comprare un microprocessore per sognare nuove terre, preferisci andare in un negozio in cui c’è usa sola persona che ti consiglia questo microchip, o in un altro, dove lo stesso apparecchio ti è suggerito da più persone? Non ti sentiresti più sicuro ad andare in quest’ultimo?

T: Certamente si.

K: Quindi, vedi che la mia vita non è importante quanto l’appoggio di più persone?

T: Beh, certo anche su questo hai ragione.

K: E per quanto riguarda la tua ultima affermazione, ora ti dimostrerò che anch’essa è infondata. Infatti la macchina del tempo è un’invenzione di cento anni fa, eppure, in questi cento anni non è mai stata usata perché  i governatori avevano paura che qualcuno, tornando indietro nel tempo, capisse che la sua non era la migliore delle società. Tutto ciò avrebbe potuto portare ad uno spopolamento temporale che avrebbe potuto creato un paradosso distruttivo per tutta la storia umana. D’ altro canto anche tu fai parte della triade governativa e sai queste cose meglio di me. Non credi quindi che la possibilità’ di viaggiare nel tempo possa essere pericolosa per il nostro progetto di ristrutturazione della società?

T: Beh sicuramene in questi termini si.

K:  Vedi quindi, o Tenocri, che la via della morte non solo è gratificante per me, ma anche per tutta la società, per cui da sempre combatto. Ora va, e lasciami solo.

T:   E’ incredibile come tu abbia potuto dimostrarmi l’infondatezza dei miei pensieri, che sono il risultato di una vita ormai pri­va di significato. Tutto questo mi ricorda un´opera, che lessi quando ero giovane, che parlava proprio di un dialogo tra un maestro, anche’egli condannato a morte, e un suo allievo sui veri valori della vita. E´ come diceva il maestro: “non il vivere è da tenere in massimo conto, ma il viver bene”.

                                                                                   FINE

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Scritto nel marzo del 1994 da Andrea Minchella & Francesco Carabelli ispirandosi al dialogo platonico “Apologia di Socrate” di Platone e al film pluripremiato con premi Oscar nel 1967, “Un uomo per tutte le stagioni” di Fred Zinnemann, sulla figura di S. Tommaso Moro.

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