Egoshooter

Egoshooter – Germania 2004 – di Christian Becker, Oliver Schwabe

Drammatico – 72′

Scritto da Francesco Carabelli (fonte immagine: Amazon.com)

Questo il titolo del quarto film inserito nel progetto finanziato da Wim Wenders per dare opportunità di farsi conoscere ai giovani cineasti tedeschi. Il progetto che punta sulla tecnologia digitale e appunto per questo assume il nome di “radikal digital” ha dato l’opportunità a due registi come Christian Becker e Olivier Schwabe di dare libero sfogo alla propria creatività.
L’opera da loro realizzata è un diario, Tagebuch, di un adolescente tedesco, Jakob, interpretato dal giovante e già affermatosi a livello nazionale, attore tedesco Tom Schilling.
L’idea è quella di mostrare la realtà della sua vita tramite le immagini che lui riprende ogni giorno con la sua videocamera. Nel film si alternano infatti inquadrature tradizionali alle inquadrature della videocamera, realizzate il più delle volte dallo stesso Schilling (ciò dice della veridicità dell’opera).
La narrazione è quella della vita di Jakob, giovane che vive la propria adolescenza in uno stato che potremmo provocativamente definire nichilistico. A contribuire a ciò sicuramente lo stato di abbandono (la madre non si occupa della famiglia ma vive in Spagna). Jacob vive con il fratello e con la di lui ragazza, al momento in stato interessante.
Un diario che, pur tuttavia, mette in luce la ricerca di identità del protagonista, pur nello stato di abbandono.
In parte egli vive ancora in uno stato di fanciullezza: lo si vede nella voglia di giocare (con il fratello e, solo, nelle sue uscite in bicicletta lungo le rive del Reno- il film è ambientato a Colonia) e nella mancanza di esperienza con le ragazze. Ma in Jakob vivono già tutte le domande dell’adolescenza, e il tenetivo di trovare delle risposte.
Elementi importanti nella vita di Jakob sono sicuramente il rapporto con il fratello, unico membro della sua famiglia che appaia nel film (se si esclude la presenza della madre richiamata dalla cartolina che i due fratelli ricevono). Il fratello è sicuramente per lui l’esempio da seguire, tanto che Jakob si innamora della sua ragazza, in una specie di liason a troi, male accettata però dal fratello che decide alla fine di trovare una nuova sistemazione alla famiglia che sta per nascere.
Altro elemento cardine della vita di Jakob è sicuramente la compagnia di un amico con il quale si trova particolarmente in sintonia e del quale apprezza le capacità di rapper. Con lo stesso condivide quella mancanza di valori che lo porta ad entrare in una casa di vacanza disabitata e a metterla a soqquadro.
C’è poi l’amore per una ragazza, Mani, interpretata qui da una magnifica Camilla Renschke. Un amore adolescenziale con tutto quello che ciò comporta, soprattutto la voglia di scoprire un mondo nuovo.
C’è la sofferenza per un’amore che ha le sue difficoltà e di cui non si è certi (la stessa Mani dopo essersi concessa a Jakob, afferma che lui non la ama davvero, non la tocca con amore). E la conclusione di questo rapporto sarà proprio la dipartita di lei verso un’altra città, dove le è stato offerto un lavoro. Lei si dimostra infatti più matura, affronta la sfida che il mondo le pone, mentre lui vive ancora di espedienti (vedi la ricerca di soldi ingannando le persone, fingendosi giovane studente in gita scolastica a Colonia).
Il finale rimane comunque aperto con un Jakob che si ritrova solo con la sua videocamera nell’appartamento un tempo condiviso con il fratello alla ricerca di sè stesso. Non sappiamo quale il suo futuro.

Il diario, proprio per il suo impianto, non vuole giudicare, vuole mostrare la realtà anche con i mezzi più consoni (le riprese in digitale dalla videocamera di Jakob) e ci da la possibilità di conoscere da vicino la vita di un giovane e della sua generazione, che poi vive in una situazione che non si distacca molto da quella dei propri genitori per crisi valoriale e di affetti (esempio a proposito è la figura della madre di un amico di Jakob che vive sola e che Jakob va spesso a trovare per tenerle compagnia).

Certo, molteplici sono le valutazioni che si possono dare a quest’opera, ma certamente è ricca di stimoli per ulteriori riflessioni sociologiche e per disquisizioni sullo stile utilizzato per la sua realizzazione.

Voto: 7

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