A proposito di Jumper

(fonte immagine: cinema.everyeye.it)

Scritto da Francesco Carabelli

Si prospetta una trilogia per questo film che ci fa toccare con mano la realtà del teletrasporto. Forse, se escludiamo i film e i telefilm della serie Star Trek, è la prima pellicola che affronta in maniera esplicita la possibilità dei viaggi istantanei da un punto all’altro dello spazio e si propone come pietra di paragone per le pellicole a venire, creando un’estetica dei viaggi istantanei nello spazio, così come aveva fatto Ritorno al futuro per i viaggi nel tempo

A differenza di Star Trek, il teletrasporto non avviene tramite l’utilizzo di alcuna tecnologia o macchinario apposito bensì per dote naturale con la sola forza del pensiero e stimolati da oggetti (cartoline, guide…) che sono legate in qualche modo al luogo che vogliamo visitare.

Regista e sceneggiatore hanno sviluppato autonomamente le vicende narrate nella pellicola a partire da un romanzo di Steven Gould, rielaborandolo ampiamente. In particolare hanno creato una vera e propria saga nella quale coloro che hanno questi poteri di teletrasporto (Jumper)  si oppongono ai loro cacciatori (Paladini),  che ritenendoli essere abominevoli per i loro poteri quasi divini, cercano di eliminarli fisicamente, tramite tecnologie sofisticate.

In questa lotta qualcuno vedrà delle analogie con la lotta della saga di Twilight (a dire il vero nel film c’è anche un cameo di Kristen Stewart) tra licantropi e vampiri, ma naturalmente con i debiti distinguo.

Il film ci narra la storia di un Jumper, David Rice, interpretato da Hayden Christensen (già protagonista della saga di Guerre Stellari),  il quale a quindici anni scopre di avere il potere di teletrasportarsi da un luogo all’altro in caso di bisogno, potere che poi sfrutterà anche per puro piacere e per arricchirsi svaligiando banche.

David scoprirà di non essere il solo ad avere queste doti, incontrando un  altro Jumper, Griffin (interpretato qui da Jamie Bell, già protagonista di Billy Eliott) e venendo da lui edotto sulla storia e il destino dei Jumper.

Non manca come in Twilight o in Guerre stellari l’amore del protagonista per una donna, qui Millie ex compagna di liceo di David, ora donna indipendente (interpretata dalla brava Rachel Bilson già protagonista del serial O.C.), che decide di condividere la propria sorte con David anche nel momento in cui si accorge dei suoi superpoteri.

Tecnicamente il film sfrutta degli effetti speciali di qualità elevatissima, che non si basano solo su tecnologia ma anche su locations naturali (tra le altre il Colosseo a Roma) che vengono integrate con elementi di CGI rendendo in modo realistico i continui viaggi nello spazio dei Jumper.

Doug Liman regista della pellicola l’ha definita un film indipendente ma con mezzi hollywoodiani. In effetti il modo di procedere del regista è più simile a quello di un buon autore, con continue riscritture dello script e ampio spazio al potere inventivo degli attori protagonisti che vengono coinvolti direttamente nella costruzione della narrazione e nella caratterizzazione dei personaggi.  C’è quindi uno spirito creativo che rende più effervescente il film e maggiormente realistico, pur tenendo conto della componente fantascientifica che lo permea.

Certo questo modo di procedere ha reso la lavorazione più lunga e ha anche comportato un recasting dopo alcuni mesi dall’inizio delle riprese.

Una pellicola che non deluderà  gli appassionati del genere, unendo temi fantascientifici  all’idea di una saga che ha origini addirittura nel Medioevo. Non manca un’incursione del regista nel campo dei film dedicati ai supereroi, ma qui i poteri sovrannaturali del protagonista e dei suoi simili non sono usati a fin di bene comune, bensì solo per i propri interessi particolari.

A deluderci potrebbe essere  il finale aperto per il suo lasciare in sospeso gli eventi, ma sapendo della volontà del regista di proseguire nel racconto in altri film, comprendiamo anche i buoni sentimenti che caratterizzano la riappacificazione familiare di David. Una sorta di happy ending transitorio che si uniforma alle regole del cinema americano.

 

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